Grazie Carlo. Con te abbiamo scoperto il “gusto di cambiare”

Carlo Petrini se n’è andato all’età di 76 anni proprio nella giornata in cui celebriamo la biodiversità. Carlo Petrini non ha solo fondato Slow Food, ha cambiato il nostro modo di intendere il cibo, di produrlo e di consumarlo. Nessuno ha fatto altrettanto in Italia e anche il segno che ha lasciato nel mondo dovrebbe essere considerato patrimonio di questo Paese.
Un uomo geniale, così lo ricorda oggi Slow Food, capace di alzare sempre l’asticella, mai banale, di aggiungere al suo racconto sempre elementi nuovi di straordinaria attualità. Oltre alla sua attività di cultore del cibo e fondatore della Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo, ci piace ricordarlo per le sue battaglie ambientaliste. Petrini è stato l’ideatore di Terra Madre nel 2004, una rete internazionale di comunità del cibo che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, accademici ed esperti. Terra Madre è da allora il cuore pulsante di Slow Food, consentendo al movimento di diffondersi in oltre 160 Paesi; rappresenta una globalizzazione positiva e dà voce a chi rifiuta di arrendersi a un approccio industriale all’agricoltura e all’omologazione delle culture alimentari.
Nel 2014 ha pubblicato Voler bene alla terra. Dialoghi sul futuro del pianeta, che raccoglie molte conversazioni con scienziati, scrittori, economisti e chef sulla sostenibilità. Nel giugno 2015 ha curato la guida alla lettura dell’Enciclica di Papa Francesco Laudato Si’ per le Edizioni San Paolo. Nel 2020 esce Terrafutura – Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale, un progetto editoriale di grande spessore dove Petrini ha affrontato alcuni degli aspetti più problematici dell’attualità nella forma di dialogo con il Santo Padre, con il quale lo legava un rapporto di amicizia e profonda stima. Nel 2023 viene pubblicato il libro Il gusto di cambiare – La transizione ecologica come via per la felicità, dove, attraverso il dialogo con l’economista e gesuita Gaël Giraud, è entrato nel merito dei cambi necessari alla nostra società per dare vita a una nuova era storica, definita per l’appunto transizione ecologica.
Il suo “buono, pulito e giusto” dovrebbe essere ancora la bussola per chiunque abbia a che fare con il cibo, in quelle tre parole c’è tutto e c’è un concetto di giustizia e rispetto trasversale che passa dal diritto di mangiare cose buone, che non facciano male a chi le mangia ma anche a chi le produce e che diano dignità a chi lavora. Fate rispettare queste tre regole e avrete un’agricoltura che rispetta i tempi e le stagioni, che non avvelena la terra, che recupera tradizioni e sapori e poi un ambiente più sano in cui l’agricoltura da causa dell’inquinamento diventa artefice del cambiamento e infine non avrete più lo sfruttamento del lavoro nei campi. Tutto in tre parole. Basta volerlo.
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