Ha dato più Conte al Napoli o il Napoli a Conte? Perché è giusto dirsi basta e perché De Laurentiis non poteva fare più di così

Maggio 21, 2026 - 12:45
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Si chiude dopo due anni un'avventura che ha portato in dote due trofei ma anche le solite tensioni

Domenica sera sarà tempo di salutarsi. Di ringraziarsi vicendevolmente per un'esperienza che in due anni è stata vissuta con massima intensità e che ha portato in dote momenti bellissimi, memorabili, come la conquista di uno Scudetto al fotofinish – in volata sull'Inter di Simone Inzaghi – e un successo in Supercoppa Italiana dopo i complicatissimi primi mesi della stagione che sta andando a chiudersi. Antonio Conte e il Napoli hanno scelto di dirsi basta e, se il congedo del “Maradona” sarà all'insegna dei buoni sentimenti, non si può negare che questa relazione sia giunta alla fine dopo mesi di profonde tensioni.

DUE STAGIONI DISPENDIOSE

Certo, guardando la vicenda da una prospettiva più lontana e più cinica, si potrebbe osservare che Conte e il Napoli abbiano scelto di non onorare l'ultimo anno previsto dal contratto dopo che da ambo le parti ci si è resi conto che non esistano i presupposti principalmente economici – che per l'allenatore sono sinonimo di minore ambizione – per proseguire. Dopo due annate molto dispendiose sotto l'aspetto degli acquisti (ancorché coperti parzialmente dalle cessioni a suon di milioni di euro di Kvaratskhelia ed Osimhen) e del monte ingaggi, De Laurentiis ha fatto presente come l'estate che verrà sarà quella della razionalizzazione dei costi. Non necessariamente del ridimensionamento tecnico, ma sicuramente di una maggiore attenzione ai conti.

INSOFFERENZA

Conte lo si conosce, a queste condizioni non accetta mai di restare. In particolare in un posto in cui, come nelle avventure precedenti, ha dato tutto se stesso ma ha preteso anche moltissimo dai suoi giocatori e da chi ha lavorato con lui. Che si parli di staff tecnico e medico, di dipendenti del club e dirigenti. E' la storia ad insegnarci che, dopo due anni con Conte, in molti vadano in sofferenza – o, per meglio, in insofferenza – e anche Napoli non fa eccezione. Ma siccome ogni chiusura di rapporto rappresenta l'occasione di fare un bilancio, poniamoci un quesito: ha dato di più il Napoli a Conte o Conte al Napoli?

DE LAURENTIIS HA DATO TUTTO

Personalmente, sono dell'idea che Aurelio De Laurentiis – scottato dalla cocente delusione per la stagione chiusa al decimo posto dopo la conquista del terzo Scudetto della storia con Spalletti, quella di Rudi Garcia, Mazzarri e Calzona ad avvicendarsi sulla panchina – abbia profuso lo sforzo massimo per la sua società. Affidandosi ad uno dei migliori allenatori della piazza per tornare ad essere immediatamente competitivo e vincere nel brevissimo periodo. Particolarmente abile nell'agire sulla testa dei suoi calciatori e renderli un blocco unito in una sola stagione. Per poi, spesso, andare in difficoltà nel medio-lungo periodo. Il Napoli ha cercato di sostenerlo in tutto, sulla base delle proprie possibilità economiche e quindi parlando in maniera molto chiara: per arrivare a gente come Buongiorno, McTominay, Lukaku, Neres e poi rilanciare coi vari Milinkovic-Savic, Beukema, Hojlund, Lang, Lucca, Alisson Santos e Giovane, è stato necessario fare grande sacrifici.

NELLA TESTA DI CONTE

Nella testa di Conte, incontentabile per natura, hanno inciso molto di più le partenze di due pezzi da novanta come Kvaratskhelia e Osimhen piuttosto che la lunga sequenza di calciatori che la società gli ha messo a disposizione. E' un modo di concepire il calcio – soprattutto quello italiano - fuori tempo massimo, anche molto furbo da parte sua. Quando Conte vince, diventa agli occhi di tutto il principale artefice del successo; quando perde, le colpe vanno invece ricercate sempre altrove e, quando non esistono le condizioni per provare a rimbalzare immediatamente verso l'alto in termini di ambizioni, allora si arriva alla rottura.

PER FORZA IN NAZIONALE

Uno spartito che ormai il tecnico salentino recita, pressoché a memoria, dai tempi della Juventus e dei “10 euro a disposizione in un ristorante da 100”; per proseguire poi al Chelsea, all'Inter, al Tottenham e appunto a Napoli. Abbiamo volutamente tenuto fuori il capitolo Nazionale, che potrebbe tornare di moda dopo il precedente fortunato del biennio 2014-2016. E anche in questo caso la sorpresa è relativa, anzi. Quale altro club può permettersi oggi di investire su un allenatore incapace di sposare un progetto più lungo di due stagioni e che nelle relazioni con quelli attorno a lui diventa totalizzante ad un punto che la separazione è inevitabile? I tempi morti che un impegno alla guida della Nazionale naturalmente concede rappresenterebbe al contrario la naturale via di fuga per non sparire completamente dal giro coltivando l'ambizione di riuscire nell'ennesima impresa di rivitalizzare un'Italia calcistica oggi ai minimi storici.


A tal proposito, chiudiamo con un altro interrogativo: è davvero ciò di cui abbiamo bisogno, in un momento storico che deve essere di grandi e radicali cambiamenti, di rivoluzioni profonde e non di ribaltoni del momento?

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