Hantavirus, il ceppo delle Ande sotto osservazione. Ciccozzi (epidemiologo): «Non è un nuovo Covid, ma la quarantena sulla nave andava fatta subito»

Maggio 12, 2026 - 10:08
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Dalla nave da crociera Hondius ai casi monitorati in Francia, Spagna e Stati Uniti: cresce l’attenzione sul virus Andes, uno dei pochi hantavirus trasmissibili da uomo a uomo. Intanto il Ministero della Salute ha diffuso una circolare urgente con nuove misure di sorveglianza sanitaria, tracciamento dei contatti e quarantena fiduciaria. L’epidemiologo Massimo Ciccozzi: «La diffusione è molto più difficile rispetto al Covid, ma il tracciamento epidemiologico è stato compromesso»

di Elisabetta Turra

L’Italia alza il livello di attenzione sul focolaio di hantavirus Andes registrato sulla nave da crociera Hondius. Il Ministero della Salute ha diffuso una circolare urgente indirizzata a Regioni, ASL, USMAF, ospedali e organismi sanitari nazionali con indicazioni operative su sorveglianza sanitaria, tracciamento dei contatti, gestione dei casi sospetti e quarantena fiduciaria per i soggetti considerati ad alto rischio. Il documento, firmato dal direttore generale della prevenzione Sergio Iavicoli e dal capo dipartimento Maria Rosaria Campitiello, conferma che il rischio per la popolazione italiana ed europea resta “molto basso”, pur invitando alla massima cautela.

Massimo Ciccozzi, professore ordinario ed epidemiologo molecolare responsabile dell’Unità di Statistica Medica ed Epidemiologia Molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, plaude alla scelta del Ministero. «Questa è una circolare che fa veramente prevenzione – spiega a Voce della Sanità – perché indica chiaramente alle Regioni e ai servizi sanitari cosa devono fare, come tracciare i contatti, come monitorare i casi e come organizzare la sorveglianza. È esattamente il tipo di approccio che serve in situazioni di questo genere».

Al momento nel nostro Paese non risultano casi positivi, ma quattro persone transitate sullo stesso volo della donna sudafricana poi deceduta sono sottoposte a monitoraggio attivo in Campania, Calabria, Veneto e Toscana. Le autorità sanitarie ribadiscono che si tratta di misure esclusivamente precauzionali e sottolineano come la trasmissione del virus Andes resti molto diversa da quella osservata durante la pandemia Covid.

La situazione in Europa e nel mondo

Intanto, l’attenzione sul virus Andes, uno dei pochi ceppi di hantavirus in grado di trasmettersi anche da uomo a uomo, cresce in tutto il mondo. Negli Stati Uniti uno dei 17 cittadini rimpatriati dalla nave è risultato lievemente positivo al test PCR, mentre in Francia una donna evacuata dall’imbarcazione è diventata il primo caso nazionale confermato ed è stata ricoverata in un centro specializzato dopo il peggioramento delle condizioni cliniche. Le autorità francesi hanno identificato 22 contatti stretti e disposto l’autoisolamento, mentre il premier Sébastien Lecornu ha invitato a “non cedere al panico” annunciando nuovi controlli. In Spagna, invece, sono risultati negativi i test PCR effettuati su due donne poste in quarantena dopo il contatto con una passeggera poi deceduta. Secondo Ciccozzi, però, la trasmissione del virus resta molto diversa da quella osservata con il Covid. “La diffusione è molto più difficile rispetto al Covid, ma il tracciamento epidemiologico è stato compromesso” dalla mancata quarantena immediata della nave dopo il primo decesso sospetto a bordo.

Perché non è un nuovo Covid

“Si tratta di un virus zoonotico che, normalmente, passa da un roditore all’altro – spiega Ciccozzi -.L’uomo può infettarsi toccando o inalando le feci di roditori infetti. Succede, ad esempio, quando si spazzano ambienti contaminati e le particelle vengono aerosolizzate”. Ma il ceppo che preoccupa in queste ore è diverso dagli altri. “Tra i tanti tipi di hantavirus, solo quello delle Ande è riconosciuto come capace di trasmettersi da uomo a uomo. Gli altri vengono trasmessi soltanto dai roditori”. Il Ministero della Salute ricorda inoltre nella circolare che il principale roditore serbatoio del virus Andes, l’Oligoryzomys longicaudatus, non è presente in Italia e che nel nostro Paese sono stati registrati soltanto sporadici casi di infezione da altri ceppi europei di hantavirus, spesso correlati a viaggi o esposizioni all’estero.

Il focolaio sulla nave e “l’errore grandissimo” della quarantena mancata

Secondo l’epidemiologo, il punto più delicato riguarda la gestione sanitaria della nave dopo il decesso avvenuto a bordo. «Lì hanno fatto un errore grandissimo – afferma Ciccozzi -. Con un cadavere a bordo la nave doveva essere messa in quarantena. O il comandante non ha comunicato correttamente la situazione, oppure le autorità portuali non hanno applicato le procedure. Ma dal 1800 sappiamo che una nave, in casi del genere, va isolata». Sarebbe stata, dunque, proprio la mancata quarantena ad aver compromesso il tracciamento epidemiologico. «Sono scese oltre venti persone e ora non sappiamo chi abbiano incontrato, per quanto tempo e con quali contatti ravvicinati», osserva. Secondo Ciccozzi, però, è improbabile che i passeggeri si fossero infettati prima dell’imbarco. «I due ornitologi coinvolti nel focolaio – spiega – si sarebbero addentrati in un’area vietata frequentata da roditori infetti durante una spedizione per osservare un raro uccello locale. Per prendere quel virus bisogna avere contatto con roditori che lo ospitano. Gli unici realmente esposti sembrano essere loro». Secondo quanto riportato nella circolare ministeriale, all’11 maggio sono stati segnalati nove casi complessivi collegati alla Hondius, di cui tre decessi, con una letalità del 33%. Sette casi sono stati confermati in laboratorio come infezioni da virus Andes, mentre altri due sono stati classificati come probabili. Il quadro clinico osservato nei pazienti è apparso particolarmente severo, con peggioramenti molto rapidi nell’arco di 24-48 ore e sviluppo di sindrome da distress respiratorio acuto, insufficienza respiratoria fulminante e shock.

«La trasmissione interumana è possibile, ma molto difficile»

Il punto che più sta alimentando preoccupazione riguarda la possibilità di trasmissione da persona a persona. Ma secondo Ciccozzi il paragone con il Covid non regge. «La trasmissione è molto più difficile – sottolinea -. Serve un contatto molto ravvicinato e prolungato, molto più stretto rispetto a quello necessario per influenza o Covid». L’epidemiologo cita anche il caso della hostess che aveva assistito da vicino la donna poi deceduta a Johannesburg: «Nonostante il contatto stretto, è risultata negativa ai test», ricorda.

«Questo virus è quasi l’opposto del Covid – aggiunge -. Il Covid aveva bassa letalità e altissima diffusione. Qui invece abbiamo una letalità elevata, tra il 25 e il 30%, ma una diffusione molto lenta e complessa».

Nel documento pubblicato l’8 maggio, anche l’OMS chiarisce che il virus Andes è associato a una trasmissione interumana limitata, generalmente legata a contatti ravvicinati e prolungati. L’agenzia distingue tra contatti ad alto rischio, per i quali sono previste quarantena e sorveglianza attiva quotidiana per 42 giorni, e contatti a basso rischio sottoposti invece ad auto-monitoraggio passivo.

Sintomi iniziali simili a influenza o Covid

Un altro elemento che rende complicata la gestione dei casi è la somiglianza dei sintomi iniziali con quelli di molte altre infezioni virali. «All’inizio si manifesta con febbre, diarrea, vomito e sintomi simil-influenzali- spiega Ciccozzi -. Nella prima settimana è molto difficile distinguerlo da influenza, Covid, norovirus o altre infezioni respiratorie». Successivamente però la situazione può aggravarsi rapidamente, con compromissione polmonare, cardiocircolatoria e renale. Per questo, sottolinea l’epidemiologo, diventa centrale l’anamnesi: «Bisogna capire dove è stata la persona, cosa ha fatto e con quali animali potrebbe essere entrata in contatto. L’anamnesi va sempre fatta, perché aiuta a orientare la diagnosi». La strategia diagnostica indicata dal Ministero della Salute prevede l’utilizzo prioritario della PCR molecolare nei soggetti sintomatici, soprattutto in presenza di quadri compatibili con la sindrome cardiopolmonare da hantavirus. I test sierologici diventano invece più utili dopo la comparsa dei sintomi, mentre i test eseguiti durante il periodo di incubazione possono risultare falsamente negativi.

«Le misure di sorveglianza sono corrette»

Secondo Ciccozzi le misure precauzionali adottate in queste ore dai vari Paesi sono appropriate e non rappresentano allarmismi inutili. «È cosa buona e giusta applicare i piani pandemici – afferma -. L’Italia ha appena approvato un nuovo piano pandemico e va applicato. Anche l’OMS ha procedure precise per sorveglianza e prevenzione».

La circolare ministeriale prevede quarantena fiduciaria di 42 giorni e monitoraggio sanitario quotidiano per i contatti ad alto rischio, oltre a precise indicazioni operative per laboratori, ospedali e USMAF. Particolare attenzione viene dedicata anche alla biosicurezza: il virus Andes è classificato come agente biologico di gruppo 3 e i campioni devono essere gestiti con rigorose misure di contenimento e utilizzo di dispositivi di protezione adeguati. Il messaggio finale, però, resta improntato alla cautela senza panico: «Non siamo davanti a un nuovo Covid – conclude Ciccozzi -. È un virus che conosciamo già e che ha una contagiosità molto più bassa». Sulla necessità di vaccinare Ciccozzi è chiaro: «In Italia al momento non serve vaccinare, almeno finché le persone attualmente in quarantena continueranno a rimanere negative ai test». Secondo l’epidemiologo, un eventuale utilizzo del vaccino potrebbe avere senso soltanto nelle aree in cui il virus Andes circolava già stabilmente prima del focolaio della nave.

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