Helveg: "Maldini mi spiegò il Milan con un caffé, non so perché Berlusconi mi chiamò leone sordo"

26 Maggio 2026 - 19:27
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L'ex terzino danese racconta la propria carriera passata in Italia con Udinese, Milan e Inter.

Thomas Helveg ricorda la propria carriera passata in Italia con le maglie di Udinese, Milan e Inter.


L'ex terzino danese, ora responsabile dello scouting per l'Odense, ha dichiarato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Ero in nazionale quando arrivò Galeone come allenatore dell'Udinese. Un mio compagno, John Sivebaek che lo aveva già avuto a Pescara, mi disse di stare attento perché è matto. Così tornai un po' impaurito, invece trovai una grande persona. Era sempre scherzoso, un po' folle, ma simpaticissimo. Voleva sempre giocare le partitelle d'allenamento, si metteva a centrocampo e pretendeva di impostare il gioco. Quante risate ci siamo fatti con il mister, mi manca".

ZACCHERONI

"Zaccheroni? Mi porto dentro solo cose bellissime, con lui sono cresciuto tantissimo. Al primo allenamento ci disse di non preoccuparci se ci urla addosso, ma se ci ignora. Io non ero un chiacchierone, ma con lui ho avuto un rapporto molto schietto. Mi prendeva da parte e mi mostrava dove stare in attacco e in difesa. Quanti assist ho fatto in quegli anni, io crossavo e Bierhoff incornava di testa".

MILAN

"Poi ci siamo ritrovati al Milan, avevamo un buon rapporto anche fuori dal campo. Oliver era uno di quelli con cui andavo a giocare a golf oltre a Tassotti, Donadoni e Shevchenko. Milanello è un'oasi felice da sogno, quando andai a firmare il contratto non c'era nessuno. Mi ricordo che camminavo con lo sguardo di un bambino al luna park, al primo giorno di ritiro mi accolse Paolo Maldini. Mi venne a prendere e mi portò a bere un caffè, in mezz'ora mi spiegò cos'era il Milan e come bisognava comportarsi. Paolo, Weah, Costacurta e i tanti altri campioni presenti in quella rosa mi hanno insegnato il valore del lavoro. Io ero uno che dava tutto, ma loro erano dei campionissimi e in allenamento non mollavano niente".


"Boban era un mago, non so descrivere a parole quello che faceva con il pallone. A volte lo vedevo in campo mentre eseguiva una giocata e mi chiedevo come facesse".

"Prima con Zac e poi con Ancelotti avevamo uno spogliatoio fantastico, stavamo davvero bene insieme in campo e fuori".

SILVIO BERLUSCONI

"Il presidente mi definì un leone sordo, non ho mai capito perché. Tornavamo da una trasferta, non avevo fatto una grande partita ma non pensavo di meritare un appellativo del genere, in diretta nazionale poi. Dopo qualche giorno mi chiamò per dirmi che non aveva detto niente di simile, ma non gli ho tanto creduto. Penso che non mi apprezzasse particolarmente. In più sono sempre stato uno che ha scelto di mantenere una debita distanza: lui era il presidente, io un giocatore. Per quell'uscita un po' infelice ci rimasi un po' male, ma pazienza".


INTER

"Subito dopo il mio trasferimento all'Inter in estate giocammo il trofeo Tim. I tifosi rossoneri mi dedicarono un coro e tanti applausi, sapevano che ero stato una pedina di uno scambio e che non avevo avuto voce in capitolo, io sarei voluto restare a vita. Una volta in ritiro un paio di tifosi nerazzurri ci scherzarono su: ‘Helveg, guarda che ora la maglia è cambiata’. Ma io mi sono sempre impegnato, nonostante avessi il Milan nel cuore".


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