“Hub extra Ue per i rimpatri? Impraticabili, basta vedere i caso Albania”. Parla Gabrielli
“Non c’è dubbio che ci si debba impegnare a combattere il traffico di esseri umani, ma serve cautela verso soluzioni troppo spesso rappresentate come salvifiche”, dice l’ex capo della polizia Franco Gabrielli nel giorno in cui, alla riunione dei ministri dell’Interno Ue dopo la crisi di Ceuta, l’Italia ha portato la sua proposta di “europeizzare” il modello Albania, con hub extraterritoriali anche in Africa, dove ospitare i migranti che attendono l’esito delle loro richieste d’asilo e da dove, in caso di rigetto, rimpatriarli.
La proposta non convince Gabrielli: “Visti i precedenti - dice l’ex capo della polizia - non mi sembra una soluzione facilmente praticabile. Ma ormai siamo ampiamente nell’era della post verità”. E in effetti né i centri italiani a Gjader e Shengjin, né gli analoghi tentativi britannici per realizzare hub in Ruanda sono andati benissimo. Questi ultimi sono un progetto abbandonato dal Regno unito, mentre i centri albanesi sono stati convertiti i centri per il rimpatrio (Cpr) dei migranti la cui domanda d’asilo è già stata rigettata. Entrambi si sono dovuti scontrare, via tribunali, con il diritto: nazionale, europeo ed internazionale.
Ma il governo italiano è ora convinto che con il nuovo Patto europeo sull’asilo, la lista Ue dei paesi sicuri e una richiesta di modifica anche delle regole della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (la dichiarazione di Chișinău), gli ostacoli giudiziari possano essere superati. Non solo. Anche se per ora la commissione Ue non mette né soldi né cappello sugli hub extraterritoriali, altri paesi, dalla Germania alla Danimarca, dall’Austria all’Olanda, si sono interessati al modello. Ma l'argomento non convince Gabrielli, che ritiene che non siano i giudici - italiani o europei - il principale ostacolo all’effettiva efficacia degli hub. “Il problema principale - dice Gabrielli - è il rapporto con i paesi di origine. Nel centro in Albania, nonostante la riconversione in Cpr, le espulsioni effettive sono pari al 15 per cento, addirittura inferiori a quelli italiani”. Insomma, sostiene l’ex capo della polizia, questi centri si ritroverebbero rapidamente pieni di migranti che non si riesce a rimpatriare.
“La materia -è complessa e andrebbe affrontata non solo sul piano della presunta fermezza o deterrenza. Inoltre - prosegue - c’è una apparente contraddizione in quello che sta succedendo: gli sbarchi sono in calo ma si grida all’invasione. Nel frattempo, a destra come a sinistra, nulla si fa per integrare dal momento che anche questo governo ha ammesso che gli stranieri servono (450 mila nel decreto flussi). Forse, più banalmente Vannacci bussa alla porta”.
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