Hugo Boss, Q1 a -9% e utile dimezzato. Ma va meglio delle stime e il titolo cresce

Maggio 05, 2026 - 11:35
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Hugo Boss chiude un primo trimestre dell’anno con tutti i parametri economici in negativo ma in miglioramento e superando le previsioni degli analisti. Un risultato che sta portando il titolo a guadagnare oltre quattro punti percentuali a Francoforte, nonostante abbia avvertito che, confermando le previsioni per l’anno in corso, le condizioni di mercato sono più difficili a causa della guerra nel Golfo.

Nei primi tre mesi del 2026 il gruppo tedesco ha registrato un fatturato di 905 milioni nel primo trimestre, in calo del 9% a tassi correnti e del 6% a parità di cambio, il 6% in meno su anno, ma oltre le aspettative degli analisti ferme a 887 milioni di euro. L’ebit trimestrale è calato del 42% su anno a 35 milioni, ma sempre al di sopra delle previsioni degli analisti di 30 milioni di euro. Giù anche l’utile netto che si è più che dimezzato a 17 milioni.

“Dopo la conclusione positiva del 2025, abbiamo iniziato l’anno con una tabella di marcia chiara. Tuttavia, il contesto di mercato è diventato più impegnativo nel corso del primo trimestre, a causa dei recenti sviluppi in Medio Oriente”, ha dichiarato il CEO Daniel Grieder in una nota. La società ha affermato che il conflitto nella regione ha portato a un calo significativo del traffico nei negozi a partire da marzo, mentre il sentiment dei consumatori globali è rimasto debole per tutto il trimestre, con un impatto negativo di circa l’1% sulle vendite del gruppo nel primo trimestre. Tuttavia, Grieder ha affermato che l’azienda ha compiuto progressi nella razionalizzazione degli assortimenti di prodotti e nel perfezionamento della propria impronta distributiva globale, nonostante l’incertezza geopolitica. “In un contesto esterno sempre più difficile, rimaniamo fermamente concentrati sull’esecuzione della nostra strategia, gestendo attivamente il business con flessibilità e disciplina”, ha aggiunto.

Nell’ambito del piano strategico, infatti, il gruppo ha intrapreso azioni per migliorare la produttività dei negozi, tra cui anche l’ottimizzazione continua della rete di distribuzione dell’azienda, con la chiusura netta di 15 negozi monomarca a livello globale, principalmente a causa della scadenza dei contratti di locazione. Inoltre l’azienda ha ridotto le spese di marketing a 66 milioni nel Q1 rispetto a 79 milioni nello stesso periodo dello scorso anno, in funzione dell’efficacia e di una distribuzione più equilibrata. “Questo taglio significativo è probabilmente l’elemento più negativo della trimestrale, poiché potrebbe sollevare preoccupazioni sul momentum del brand in prospettiva”, sottolinea un report di Deutsche Bank. Secondo l’istituto comunque l’avvio d’anno è “discreto e, considerando che il rischio alla vigilia dei risultati era orientato al ribasso, riteniamo che l’esito odierno debba essere piuttosto rassicurante. Vale la pena ricordare che il Q1 è solitamente un contributo modesto agli utili annuali”, aggiunge.

Tornando ai dati, a livello di brand l’etichetta Bossa ha aumentati i ricavi del 3% al netto delle fluttuazioni valutarie mentre Hugo, al centro di una razionalizzazione dell’offerta, ha visto crollare le vendite del 21 per cento. Da punto di vista geografico, l’area Emea ha registrato un -8% al netto delle fluttuazioni valutarie, le Americhe sono scese del 5% mentre la regione Asia/Pacifico ha visto “sorprendentemente” per gli analisti un +1% dei ricavi grazie “alla ripresa della crescita in Cina e al continuo miglioramento nel Sud-est asiatico e nel Pacifico”.

Dal punto di vista distributivo, il retail ha visto un turnover in calo del 3% mentre il wholesale ha visto una flessione del 10 per cento.

Per il 2026 il gruppo prevede un ebit compreso tra 300 e 350 milioni nel 2026, in calo rispetto ai 391 milioni del 2025. Le vendite, al netto delle fluttuazioni valutarie, diminuiranno di una percentuale a una cifra. “I recenti sviluppi in Medio Oriente stanno aggiungendo incertezza, causando significative perturbazioni alla domanda e all’attivita’ di vendita al dettaglio”, dichiara l’azienda, aggiungendo di monitorare la situazione. Nel 2025 il Medio Oriente ha rappresentato il 3% del fatturato.

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