Huntdown Overtime – Provato

Maggio 17, 2026 - 00:08
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Huntdown Overtime – Provato

Prima di entrare nel dettaglio di Huntdown Overtime, è fondamentale comprendere il ruolo che il primo titolo della serie ha avuto nella scena indie degli ultimi anni. Pubblicato nel 2020 da Easy Trigger Games, è riuscito rapidamente a ritagliarsi uno spazio unico nel panorama degli action 2D, diventando uno dei run 'n' gun moderni più apprezzati sia dalla critica che dalla community. È stato un vero fulmine a ciel sereno, posizionandosi accanto ad un gioiellino come Cuphead tra i migliori esponenti moderni del genere. Un omaggio agli action movie e agli arcade shooter degli anni ’80, grazie a una combinazione estremamente curata di pixel art dettagliata, animazioni fluide, colonna sonora synth e gameplay preciso. La sua forza risiede proprio nella capacità di reinterpretare il design classico senza cadere in una nostalgia sterile. Tommy Gustafsson, cofondatore dello studio ha dichiarato "Molti oggi associano gli anni '80 al neon rosa, alle Ferrari bianche e all'ottimismo. Noi volevamo andare nella direzione opposta: volevamo il buio pesto di Cobra con Stallone e il feeling cupo di Blade Runner". La "Trinità" del cinema distopico che ha plasmato il mondo di Huntdown ha visto in numerose interviste agli sviluppatori dichiarare che il worldbuilding deve molto più alla settima arte che ai videogiochi. Una delle colonne portanti è I Guerrieri della Notte, da cui è stata tratta l'idea fondamentale delle gang tematiche, ognuna con la propria identità visiva e gerarchica, che si spartiscono il controllo dei vari quartieri cittadini. A definire l'estetica visiva interviene invece 1997: Fuga da New York, responsabile di quell'immaginario low-tech e sporco immerso in una notte perenne che caratterizza ogni livello. Infine, RoboCop rappresenta l'influenza vitale per quanto riguarda la violenza esagerata e quella satira sociale tagliente contro le mega-corporazioni, un elemento che emerge con ancora più forza nel nuovo capitolo Overtime. Lato videoludico gli sviluppatori hanno fatto dei nomi molto precisi nelle interviste per definire le influenze dirette sul gioco, citando ad esempio Syndicate e Hired Guns per quanto riguarda l'atmosfera distopica e il feeling pesante delle armi da fuoco. Un altro riferimento fondamentale è stato Turrican, scelto come modello per la fluidità dell'azione e un sound design potente capace di accompagnare il ritmo dei combattimenti, mentre ESWAT: City under Siege è stato descritto come un'influenza enorme per la concezione del design dei livelli urbani e per la caratterizzazione della polizia corazzata (e si vede). Infine, il team ha guardato con attenzione a Final Fight per quanto concerne il design delle gang di strada, mutuando dai picchiaduro a scorrimento l'idea di dare a ogni gruppo criminale un'identità visiva fortissima e immediatamente riconoscibile. Il gunplay rapido, il sistema di coperture, i boss memorabili e l’atmosfera “grindhouse cyberpunk” hanno reso  Huntdown immediatamente riconoscibile. Nel tempo, è diventato un vero cult tra gli appassionati del genere, raccogliendo voti stellari e consensi universali, e viene considerato uno dei migliori shooter indie in pixel art degli ultimi anni.

Afraid to shoot a stranger

  Dietro questo progetto c’è Easy Trigger Games, piccolo studio indipendente fondato nel 2016 a Trollhättan, in Svezia,  da Tommy Gustafsson e Andreas Rehnberg, due sviluppatori cresciuti con i computer Commodore e profondamente legati alla cultura arcade classica. Fin dall’inizio, il loro obiettivo è stato creare esperienze dal gameplay immediato ma rifinite nei minimi dettagli, recuperando meccaniche tradizionali e modernizzandole attraverso produzioni molto curate. Sorprendente è la dimensione dello studio: Huntdown è stato realizzato inizialmente da un team di appena quattro o cinque persone, poi cresciuto fino a otto sviluppatori tra programmatori, artisti e designer. Nonostante le dimensioni ridotte, il gruppo ha costruito un’identità stilistica fortissima, raggiungendo una qualità audiovisiva spesso paragonata a  produzioni molto più grandi. Il successo del progetto ha portato Coffee Stain, publisher del gioco, ad acquisire Easy Trigger nel 2021, con l’intenzione di continuare a sviluppare l’IP. Huntdown Overtime nasce proprio da questa volontà: espandere l’universo del gioco originale mantenendone l’identità visiva e l’intensità action, ma introducendo una struttura roguelite più ambiziosa e una progressione più profonda, con l’intento di approfondire un background e un worldbuilding ancora tutti da esplorare. La trama di Overtime fa da prequel agli eventi di Huntdown e segue John Sawyer, un cacciatore di taglie intrappolato in un violento mondo cyberpunk dominato da gang criminali e corporazioni senza scrupoli. Dopo ogni missione fallita, Sawyer viene ricostruito con nuovi impianti cybernetici, diventando sempre più letale ma perdendo progressivamente la propria umanità. Il gioco mantiene un tono action anni ’80, tra sparatorie brutali, humor nero e atmosfere da film VHS futuristico. Uno degli aspetti più interessanti è il sistema di progressione, che abbandona la linearità del primo titolo in favore di un level design che offre libertà strategica e un senso di crescita costante tra una run e l’altra. Attualmente in early access, il gioco è incredibilmente duro: ho dedicato una quindicina di ore prima di completare i contenuti disponibili, arrivando solo all’11% di progressione totale. Se pensate sia poco, provate ad arrivare alla fine del secondo livello. Overtime  non punta più esclusivamente su livelli lineari e abilità pura ma introduce una struttura roguelite profonda, dove ogni scelta influenza direttamente la build del personaggio e la progressione. Le possibilità sono molteplici e richiedono tempo per essere sfruttate al meglio. Huntdown Overtime

Seek and destroy

  Il level design adotta un approccio ibrido: non è completamente procedurale, ma combina sezioni create a mano con elementi randomizzati a ogni run. I percorsi sulla mappa, gli incontri, le ricompense e la  disposizione di alcune aree vengono riorganizzati dinamicamente, garantendo varietà e rigiocabilità senza sacrificare il ritmo serrato e cinematografico tipico del primo Huntdown. Gli scontri sono costruiti con cura, prestando attenzione a disposizione dei nemici, coperture e verticalità, evitando la casualità eccessiva comune ai roguelite puri. Questo sistema riesce a offrire partite sempre diverse senza compromettere la precisione del gameplay e la qualità del design, regalando un senso di conquista e sperimentazione che distingue nettamente Overtime dal suo predecessore. Le possibilità di build sono moltissime, con un vasto arsenale primarie e secondarie molto diversificate. Al centro della progressione ci sono tre valute raccolte durante le missioni, ciascuna con una funzione specifica: Franchi Svizzeri, Crediti e Street Cash.  Questo obbliga a pianificare attentamente il percorso sulla mappa, scegliendo non solo quali livelli affrontare, ma anche quale tipo di crescita privilegiare. Durante la run, solo gli Street Cash possono essere spesi nei negozi sparsi per i livelli e possono essere usati per migliorare l’arsenale, aumentando il potenziale offensivo con modifiche ai danni, effetti elementali o l’acquisto di nuove armi. I Crediti, invece, servono per potenziamenti permanenti da sbloccare nell’hub una volta morti: upgrade cybernetici che migliorano resistenza, mobilità, vitalità massima, esperienza guadagnata e potenziamenti sperimentali che consentono build avanzate con abilità uniche come planare dopo un doppio salto o stunnare i nemici. I Franchi Svizzeri vengono utilizzati per sbloccare i progetti delle armi, trovati nei livelli in aree opzionali o come  ricompense per sfide impegnative. Questi schemi non garantiscono subito l’arma, ma la rendono disponibile per lo sviluppo e l’uso nelle run successive, mantenendo un senso di avanzamento anche nei fallimenti. Oltre a questi potenziamenti permanenti, il gioco offre miglioramenti temporanei che si resettano a ogni run. Tra questi c’è il "Mainframe protocol",una sorta di overclocking che offre un aumenta a scelta tra danno, vita o cooldown delle abilità, e venditori di potenziamenti cibernetici del mercato nero, che propongono moduli potenti ma con il rischio di malfunzionamenti casuali, in una dinamica di rischio e ricompensa. Il gameplay è curato e preciso: i comandi sono perfetti e completamente rimappabili. Gli attacchi si dividono in armi da fuoco, corpo a corpo e armi secondarie (come bombe e gadget). Ad ogni run vengono assegnate casualmente delle armi tra quelle disponibili. Man mano che ci si potenzia, le armi secondarie diventano due e si può arrivare a usarne ancora di più ed anche la lista delle armi si amplia di tanto offrendo gran varietà. Huntdown Overtime

Refuse/Resist

  La profondità del sistema di combattimento emerge con la crescita del personaggio: si possono creare build molto    forti scegliendo combinazioni di armi da fuoco complementari o build con doppia arma corpo a corpo, scelta più valida di quanto si possa pensare. La sperimentazione è il cuore della sfida per gli amanti del genere. Nei nodi della mappa appaiono le armerie, fondamentali per la sopravvivenza. Qui, con le risorse raccolte, è possibile  modificare e potenziare la build, cambiando armi o aggiungendo potenziamenti come proiettili esplosivi, maggiore raggio o ricarica più veloce. Ci sono anche alcuni attacchi speciali e meccaniche nascoste non sono spiegati ma lasciati alla scoperta del giocatore, stimolando la curiosità e la sperimentazione. Le armi hanno un livello di potenza che con il procedere dei livelli perde efficacia, richiedendo di sostituirle o aggiornarle per mantenere l’efficacia. L’armeria è affiancata dall’infermeria, dove si possono curare e ricaricare delle siringhe in grado di curarci, risorsa preziosa e limitata. La gestione attenta delle cure è fondamentale, acquistare nuove siringhe è abbastanza dispendioso, un costo che può compromettere piani di potenziamento se si esagera con l’uso. La difficoltà è alta, superiore al primo Huntdown sono curioso di scoprire se nella 1.0 sarà mantenuto lo stesso livello di brutalità o se ci sarà qualche compromesso. Anche con potenziamenti e siringhe di cura, ogni errore può costare caro. Il secondo livello, ambientato in una zona desertica infestata da cannibali e mutanti, è ancora più spietato, con danni dei nemici molto superiori e atmosfere inquietanti ispirate ai film come "Le colline hanno gli occhi". Questa zona è uno dei momenti più inquietanti mai visti in un run 'n' gun, spingendo il gioco verso un livello di tensione e follia superiore all’originale: provate a scendere nelle caverne completamente al buio tra le urla disumane dei cannibali e poi tornate a raccontarmelo, se riuscite ad uscire, è chiaro. Attualmente sono disponibili due livelli, composti da numerose sottosezioni, con una decina tra miniboss e boss, caratterizzati in modo dettagliato e con pattern di combattimento molto curati, eredità del primo Huntdown. Il lvello qualitativo non sembra essere sceso, anzi, se il buon giorno si vede dal mattino, Overtime ha tutte le carte in regola per diventare un titolo di cui si parlerà a lungo. Dal punto di vista artistico, il gioco colpisce subito per la pixel art ricca di personalità, con ambientazioni neon,  animazioni fluide ed effetti esplosivi spettacolari. La colonna sonora è uno dei punti di forza: mentre il primo episodio  si ispirava alla Synthwave classica, Overtime spinge sull’acceleratore della Darkwave e del Metal Elettronico, creando un’atmosfera adrenalinica e nostalgica. Huntdown Overtime

In conclusione: Huntdown Overtime

 

In sintesi, HUNTDOWN: OVERTIME rappresenta un’evoluzione ambiziosa e riuscita del titolo originale, capace di mantenere intatto lo spirito action anni ’80, ma arricchendolo con un design roguelite profondo e sfaccettato, un sistema di progressione complesso e un gameplay sempre intenso e sfidante. È un gioco brutto, sporco e cattivo, con una difficoltà brutale che non lascia spazio a errori, ma proprio questa severità unita a meccaniche ben calibrate crea un’esperienza capace di catturare e mantenere l’attenzione del giocatore, generando una forte dipendenza.

La sfida continua, la varietà delle build, la cura nel level design e la profondità strategica fanno di OVERTIME un titolo che non si limita a riproporre formule già viste, ma che riesce a rinnovare il genere con intelligenza e passione. Grazie anche all’ascolto attento dei feedback della community e all’impegno dello studio, il gioco ha tutte le carte in regola per crescere ulteriormente e diventare un riferimento nel panorama indie.

Se tutto andrà come previsto, e non vedo ragioni per cui non dovrebbe, sentiremo parlare a lungo di HUNTDOWN: OVERTIME, che promette di lasciare un segno indelebile nel cuore degli appassionati di action e roguelite, confermando  Easy Trigger Games come uno studio da tenere d’occhio nel futuro.

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