I 250 anni dell’indipendenza americana: dal 1776 a Trump, le radici profonde degli Stati Uniti contemporanei

28 Giugno 2026 - 08:12
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I 250 anni dell’indipendenza americana: dal 1776 a Trump, le radici profonde degli Stati Uniti contemporanei

250 anni fa l’indipendenza americana, così quel retaggio influenza ancora le scelte Usa

L’impostazione da Nazione guerriera, il legame mai del tutto risolto con l’Europa, il rapporto tra protestantesimo e cattolicesimo, perfino l’approccio all’immigrazione. Alcuni dei tratti identitari più forti degli Stati Uniti affondano le proprie radici direttamente in quel 1776 in cui le tredici colonie originarie decisero di farsi Stati indipendenti, uniti sotto una propria bandiera. Mentre Washington si appresta a celebrare i 250 anni dell’indipendenza, conviene dunque ripartire da quel momento fondativo per comprendere fino in fondo ciò che accade oggi.

Le tredici colonie originarie

Dai tempi della regina Elisabetta (1558-1603), l’Inghilterra, dal 1707-14 Gran Bretagna, aveva messo mano alla sponda atlantica dell’America Settentrionale, stabilendovi tredici Colonie; conquistando anche il Canada francese con la Guerra dei sette anni (1756-63). Questi vastissimi e inesplorati territori erano abitati da popolazioni “indiane”, cui si aggiunsero variegate categorie di inglesi e scozzesi: poveri speranzosi di terra e lavoro; esuli per ragioni religiose e politiche; condannati, e, con molta allegria, condannate; e parenti spuri di case nobiliari o della stessa regnante: lo fu lo stesso Washington.

Come si arrivò al 4 luglio 1776

Nel XVIII secolo si fece largo in mezzo a questa congerie una borghesia colta, permeata di idee illuministiche, però di matrice inglese, perciò senza le utopie di Rousseau e la malignità di Voltaire. All’inizio dell’agitazione, si sarebbe accontentata di mandare deputati al parlamento di Londra, e partecipare all’essenza della non-costituzione britannica: rappresentare i contribuenti e discutere le tasse.

La cieca ostinazione del parlamento inglese diede la spinta alla decisioni estreme: e il 4 luglio 1776 le Colonie dichiararono l’indipendenza e la formazione di una federazione detta United States repubblicani; la versione americana di United Kingdom. Dopo una guerra cui intervenne anche la Francia a fianco dei ribelli, si giunse nel 1783 al riconoscimento dell’indipendenza da parte di Londra.

Il non detto delle celebrazioni

Questo è quanto sentiremo raccontare il 4 luglio 2026, per le solenni commemorazioni, e tutti faremo finta di dimenticare che la storia Usa, come ogni storia umana, si racconta a cose finite, e come se fosse pensata dall’inizio. Ci sono però diverse cosette che meritano di essere considerate.

Da George Washington ai loyalist

La prima è che i coloni, tra cui anche il generale George Washington, avevano combattuto per il re nella recente guerra, sebbene con scarsa gratitudine. La seconda è che non tutti i coloni si schierarono con la rivolta. Ci furono molti “loyalist”, rimasti fedeli alla Gran Bretagna. Alcuni pagarono con la vita, anche in modo orrendo; altri remigrarono: tra questi, quel generale Stuart che nel 1806 sconfisse le truppe napoleoniche a Maida in Calabria, e l’evento è ancora ricordato con orgoglio, se c’è a Londra un quartiere “Maida Vale”.

La scelta del Canada

Cosa rilevante, non aderirono gli inglesi del Canada, tuttora, almeno pro forma, un Regno di Carlo III; e nemmeno i francesi del Quebec da pochissimo sottomessi. Aderire o meno all’indipendenza non fu dunque un fatto puramente e indiscutibilmente patriottico, bensì una scelta o non scelta politica.

La forma repubblicana

La terza è che, nelle discussioni della costituzione, qualcuno proponeva la forma monarchica; l’obiezione vincente è che avrebbero dovuto prendere un principe inglese o scozzese, quindi nemico. S’impose perciò la legge, severamente osservata, che il presidente dovesse essere nato negli States. Ricorderete che Schwarzenegger poté essere apprezzatissimo governatore della California, ma non presidente giacché nato in Austria; e si dubitò anche di Obama. Vero che il potere del presidente Usa, anche oggi, è come quello del re britannico del Settecento.

Il federalismo

La quarta è che la Repubblica americana nacque ed è federale. I singoli Stati, oggi cinquanta, godono di larghe autonomie, soprattutto in termini di diritto penale. In ogni film americano vedete che quando il bandito scappa dal Texas all’Oklahoma, verbigrazia, bisogna chiederne l’estradizione come se fosse in Norvegia.

Le radici di una Nazione guerriera

La quinta è che l’indipendenza fu effetto di una sanguinosa guerra, cui i coloni, pur bellicosi, non erano preparati. Washington organizzò l’esercito con criteri moderni, ben diversi dalle guerre di parata del Settecento. E siccome insegna il Vico che «natura delle cose è il loro nascimento», gli Usa furono e sono una Nazione guerriera.

Due corollari di guerra. Il re di Gran Bretagna, Giorgio III (1760-1820) era clinicamente malato di mente: da allora, vi sarete accorti che tutti i nemici degli Usa sono “pazzi”: non faccio nomi, anche perché l’elenco sarebbe lunghissimo!!! Quando poi il parlamento britannico si stancò di spendere soldi e inviare truppe, Giorgio III arruolò gente nell’Hannover, di cui proveniva la sua dinastia e ne era sovrano assoluto senza impacci parlamentari. Da allora, una sorta di odio antitedesco, fino a fosche leggende e film dell’orrore.

La conquista del West

Iniziò subito l’espansione verso il West. Nel 1803, venne acquistata la sterminata Louisiana; nel 1819, la Florida; nel 1846, i territori messicani fino al Pacifico. Iniziarono l’esplorazione e la colonizzazione, a danno delle tribù indigene; e con esse un mito di fondazione. I vincitori si posero subito il problema dell’immigrazione, ritenuta da una parte necessaria, dall’altra un fatto politico da controllare molto seriamente.

Il rapporto tra protestanti e cattolici

Decisero di lasciare il West solo ai wasp: bianchi, anglosassoni, protestanti; ritenuti moralmente controllati e fedeli alla bandiera, e solerti lavoratori. Diffidavano, per ideologia luterana e illuministica, dei cattolici e “latini”: e anche questo spiega molte cose di oggi, a proposito delle quali qualcuno mostra una certa caduta dal pero come fosse di oggi, e invece è del 1776.

Tuttavia venne garantita la libertà religiosa, il che produsse una sorta di sincretismo. Esempio è quella festa che tutti gli Americani molto sentono e praticano, il Natale: però a patto di non domandarsi mai la nascita di Chi è! A Natale siamo più buoni, non si sa il motivo.

Il senso dell’America per la libertà

Libertà? Ma è innegabile che ci sia, negli Usa: solo gli Americani parlano male dell’America, e nessuno glielo può vietare. Facevano lo stesso gli Ateniesi iperdemocratici del V secolo, e, con qualche autocensura, i Romani.

Concludiamo con cenni alla storia delle guerre Usa. Dopo un’altra, non molto fortunata, contro la Gran Bretagna, nel 1811 troviamo una spedizione navale Usa, udite udite, in Africa contro i pirati: e nell’inno dei marines si trova nominata Tripoli. Potenza dei numeri: nel 2011, ecco a Tripoli la guerra di Obama. Superfluo narrare la Prima e la Seconda guerra mondiale e Vietnam e altre guerre vinte o perse: basta andare al cinema.

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