I candidati ai Premi David di Donatello ricevuti al Quirinale dal Presidente Mattarella: “Il cinema va considerato, sostenuto, valorizzato, incoraggiato nelle produzioni, come anche nelle sperimentazioni”
Si è svolta al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la tradizionale presentazione dei candidati ai Premi “David di Donatello” per l’anno 2026.
La cerimonia, condotta da Claudio Bisio, ha visto gli interventi di Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello e del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e l’esecuzione di alcuni brani tratti da colonne sonore del cinema italiano e internazionale da parte dello Stefano Di Battista Jazz Quartet.
Presenti, oltre ai candidati ai Premi, anche il vincitore del David alla carriera, Gianni Amelio, del Premio Cinecittà David 71, Vittorio Storaro, del Premio David Speciale 2026, Bruno Bozzetto e la vincitrice del David Speciale 2025, Ornella Muti.
La cerimonia si è conclusa con il discorso del Presidente della Repubblica che ha sottolineato i cambiamenti che la settima arte ha avuto nel corso dei decenni e le difficoltà che sta attraversando: “Il cinema ha camminato con la Repubblica. Ha raccontato, ha emozionato, ha catturato attenzioni, ha trasmesso idee, ha provocato divertimento e commozione. Il cinema è stato anche il volto, e un vanto, del nostro Paese lungo questo percorso. Ne è stato testimone eccellente e apprezzato. Ha fatto conoscere il genio e il gusto italiano. Ha attratto simpatia, curiosità, amicizia. Ha mostrato al mondo la nostra bellezza, i nostri paesaggi, il nostro modo di vivere, la nostra socievolezza. Il diffuso apprezzamento per la qualità italiana nel mondo si deve, in buona misura, alle immagini e alle parole dal cinema. Nei decenni il cinema è cambiato con l’Italia. Nelle forme narrative, nell’estetica, nelle tecnologie, nei generi, nei contenuti. Non molto tempo fa – era già cominciato il nuovo secolo – ci si chiedeva se il cinema sarebbe sopravvissuto, e in che modo, alla potenza della televisione, e poi alla moltiplicazione delle piattaforme e dei canali di comunicazione. La tv e le multi-piattaforme sembravano avversari insuperabili. Invece non è stato così. L’interrelazione tra cinema, televisione e piattaforme ha presentato nuove opportunità. Ha spinto registi, autori, sceneggiatori, artisti a dare nuovi ritmi alle loro narrazioni, nuove espressività ai loro personaggi. Il cinema ha varcato alcune delle proprie frontiere ed è stato capace di conservare continuità alla sua poetica, di preservare le sue professionalità, la sua capacità di dialogo con il pubblico, integrandosi nelle nuove dimensioni tecniche e strumentali.
Questo è il cinema che gli italiani amano, e che i giovani hanno imparato a conoscere nelle modalità rinnovate. Un patrimonio del nostro Paese che come tale va considerato, sostenuto, valorizzato, incoraggiato. Incoraggiato nelle produzioni, come anche nelle sperimentazioni.
Il cinema è anche lavoro. L’industria cinematografica e dell’audiovisivo italiana occupa oltre centomila persone, tenendo conto dei tanti – davvero tanti – mestieri indispensabili per realizzare i prodotti. Ad essi va aggiunta una lunga filiera di produzione e di servizi, con un indotto che va ben al di là di quanti sono direttamente impegnati nei film e nelle serie tv.
Una ricchezza culturale e sociale, dunque, com’è noto. Ma anche economica. Che può essere conservata e accrescersi soltanto se saremo capaci di tenere alta la qualità delle ideazioni, la competitività delle produzioni, il legame con il pubblico. Il cinema deve continuare il suo cammino perché è il nostro cammino. Oggi la comunità del cinema manifesta una diffusa preoccupazione per il futuro. A questo riguardo, ho ricevuto – e letto anch’io, con vero interesse – un documento delle associazioni del settore cinema e audiovisivo. Sono certo – anche dopo aver ascoltato le parole del ministro Giuli – che si riuscirà a trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze. Condivido la considerazione che sarebbe improprio trattare il tema del futuro dell’audiovisivo come una mera richiesta di sostegni. Il punto cruciale è come essere all’altezza dei nostri momenti migliori, come esprimere ancora qualità e pluralità in una competizione sempre più difficile e in presenza di mutamenti sempre più veloci. Occorre dialogo, confronto aperto, senza pregiudiziali. Di fronte a difficoltà l’intesa tra le istituzioni e le componenti del settore può essere un moltiplicatore di risorse e di energie.
Abbiamo le forze e le competenze per veder nascere nuovi prodotti italiani. Per realizzare altre co-produzioni importanti. Per attirare produzioni straniere nei nostri studi e nei nostri luoghi. Per sperimentare ancora, dando spazio a giovani registi e a giovani autori. Sarebbe paradossale far pagare ai giovani il prezzo di questa fase di trasformazioni.
C’è tanta voglia di esprimersi, ci sono tante nuove idee nel cassetto, c’è un cambiamento d’epoca che va raccontato, vissuto, approfondito, ci sono sogni che cercano le loro sequenze e le loro parole. Ovviamente, evito parole ed espressioni fuor di luogo sulle aspettative per la premiazione di domani. Auguro però a tutti voi, e anche ai vostri colleghi che non sono qui oggi, a tutto il cinema, insomma, di andare avanti, di avere audacia, di sviluppare e realizzare in libertà i vostri progetti”.
credit foto Quirinale (Il Mandato)
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