I conflitti armati tra nazioni sono raddoppiati per il secondo anno consecutivo: toccato un record mai visto dal 1946

10 Giugno 2026 - 12:57
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I conflitti armati tra nazioni sono raddoppiati per il secondo anno consecutivo: toccato un record mai visto dal 1946

Ormai siamo a un numero di conflitti armati tra Stati e anche di livelli di conflittualità geopolitica che non si registravano dalla fine della Seconda guerra mondiale. A segnalarlo è l’Università di Uppsala con un’analisi basata sui nuovi dati ufficiali dell’Uppsala conflict data program (Ucdp), il centro di ricerca leader mondiale sul monitoraggio delle violenze organizzate. Come spiegano i ricercatori dell’istituto svedese, nel 2025 il numero di conflitti tra nazioni è raddoppiato per il secondo anno consecutivo, passando da due nel 2023 a otto nel 2025, più altre cinque «guerre» che hanno causato la morte di almeno mille persone. Si tratta del dato più alto mai registrato da quando l’Ucdp ha avviato la raccolta dei dati nel 1946. Tra questi conflitti i ricercatori citano «le guerre tra Russia e Ucraina e tra Iran e Israele, nonché i conflitti tra India e Pakistan e tra Israele e Siria». Dice Shawn Davies, analista senior presso l’Ucdp: «Si osserva un netto aumento dei conflitti tra Stati. Per molto tempo le guerre tra Stati sono state relativamente rare, ma gli sviluppi degli ultimi anni indicano un inasprimento delle tensioni internazionali e cambiamenti nell’ordine di sicurezza globale».

In totale, nel 2025 sono stati registrati 65 conflitti armati che hanno visto il coinvolgimento di almeno uno Stato, il numero più alto mai rilevato dal dopoguerra. E tornano i grandi conflitti armati, perché di questi 65 conflitti, ben 13 sono stati classificati come «guerre», ovvero scontri che causano almeno 1.000 vittime sul campo in un anno solare. Si tratta del picco più alto dal 1992.

Ma lo scorso anno viene segnalato da record anche per quanto riguarda le violenze organizzate e il numero di vittime tra i civili: nel 2025 le violenze organizzate hanno provocato circa 244.600 morti a livello globale. Questo rende il 2025 il secondo anno più sanguinoso degli ultimi trent’anni, superato solo dal 1994, ovvero l’anno del genocidio in Ruanda.

Il fronte ucraino resta il più letale, scrivono i ricercatori svedesi: la guerra tra Mosca e Kyev continua a essere il conflitto più sanguinoso al mondo, con almeno 94.700 vittime registrate nel 2025 (circa il 62% di tutti i morti totali sui campi di battaglia globali). Ma viene registrata anche un’splosione delle violenze unilaterali in molte altre parti del globo: i massacri e le violenze mirate contro i civili inermi sono aumentati del 400% rispetto all’anno precedente, provocando 76.500 mortiQuesta impennata è dovuta principalmente alla guerra in Sudan, in particolare a causa dei massicci massacri di civili perpetrati in Darfur dopo la conquista della città di El Fasher da parte delle milizie paramilitari della Sudan founding alliance (Sfa).

Accanto a Ucraina e Sudan, la guerra tra Israele e Hamas è stata l’altra grande responsabile dell’altissimo numero di vittime globali.

«Non si tratta solo di un aumento dei conflitti, ma anche di livelli molto elevati di violenza letale. Soprattutto, assistiamo a un drastico aumento della violenza contro i civili, specialmente in Sudan», afferma Therese Pettersson, analista senior e responsabile di progetto presso l’Ucdp.

Qualche buona notizia in tutto ciò è reperibile? I ricercatori si appigliano al fatto che nonostante l’aumento del numero di conflitti che coinvolgono gli Stati, il numero di conflitti non statali sta diminuendo: i conflitti tra gruppi non statali, come i cartelli della droga in Messico, hanno causato un totale di circa 14.500 morti nel 2025, la cifra più bassa dal 2013.

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