I leader UE avanti con il processo di adesione dell’Ucraina e pressione alla Russia
Bruxelles – Avanti con “pieno sostegno politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico all’Ucraina e al suo popolo”. I capi di Stato e di governo ribadiscono e rinnovano la linea adottata fin qui dall’Unione Europea nella guerra di tra Mosca contro Kiev. Lo fanno a 27, come annunciato e auspicato, al termine della prima giornata del vertice del Consiglio europeo all’insegna di promesse di un nuovo allargamento del club a dodici stelle, con l’Ucraina futuro Stato membro: “Il Consiglio europeo attende con interesse l’apertura degli altri cluster, in linea con l’approccio basato sul merito“. È questo il passaggio chiave delle conclusioni adottate dai leader dei Paesi UE: pur non entrando nel merito delle scadenze, c’è la disponibilità ad andare avanti con il processo di adesione.
L’idea di tutti, confidano fonti UE, è poter ad aprire “tutti i capitoli negoziali quanto prima”, e in questa intenzione non dichiarata ma lasciata ai canali di comunicazione informale si offre un impulso tutto nuovo al sostegno europeo al partner ucraino, nei confronti del quale si mostra disponibilità a uno sforzo diplomatico vero, volto al raggiungimento di quella pace “giusta e duratura” che si ribadisce dover essere la condizione per l’avvenire, dove l’Ucraina comunque dovrà essere definita territorialmente secondo “i confini internazionalmente riconosciuti”. Vuol dire che Mosca dovrà restituire tutti i territori presi con la forza, inclusa la Crimea.
I leader confermano di essere al lavoro per una soluzione diplomatica, perché nel negoziato che verrà, quando si presenterà il momento, “l‘Europa ha un ruolo chiave da svolgere in una futura soluzione ed è pronta a difendere i propri interessi”. Su questo i leader sono chiari, e rispondono a richieste esplicite del presidente ucraino, Volodymir Zelensky. È lui, confidano le stesse fonti, ad aver chiesto ai 27 di “assumere un ruolo più attivo” in ambito diplomatico. Vuol dire che l’UE è vista come interlocutore credibile, affidabile, e soprattutto considerato come attore chiave nella gestione del post-conflitto.
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