I limiti dell’AI nella progettazione industriale: la sperimentazione di Valente
intelligenza artificiale
I limiti dell’AI nella progettazione industriale: la sperimentazione di Valente
Un test condotto da Valente con Made e il Politecnico di Milano sulla progettazione di un locomotore elettrico dimostra che l’AI non può sostituire gli ingegneri. I vincoli tecnici e di sicurezza impongono la supervisione umana, confermando che la tecnologia è un acceleratore e un assistente per le routine, non un progettista autonomo.

Automatizzare completamente la progettazione industriale affidandola all’AI non è oggi una direzione percorribile. L’idea che basti “chiedere” a un modello di intelligenza artificiale di generare un progetto completo non è realistica quando entrano in gioco requisiti tecnici, vincoli di sicurezza e necessità di tracciabilità tipiche dell’industria.
È il risultato emerso dalla sperimentazione avviata da Valente Spa, azienda milanese specializzata in progettazione e fornitura di rotaie, con Made Scarl e il Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano.
La sperimentazione mirava a valutare l’integrazione dell’AI nei software di progettazione industriale di Valente, così da eliminare passaggi ripetitivi nei processi di lavoro e, quindi, per accorciarli e semplificarli.
La sperimentazione: l’AI per progettare un locomotore full-electric
L’obiettivo del caso pratico era quello di valutare i limiti dell’AI nella progettazione industriale.
A tal fine, è stato testato un caso specifico: la progettazione di locomotore full-electric destinato a tunnel e miniere. In pratica: un trenino minerario, adatto alla circolazione sotterranea sia per il trasporto di materiali, sia per portare turisti in visita in vecchi giacimenti dismessi (sono circa 90, oggi le ex miniere italiane recuperate e accessibili a scopi turistici, molte sono dotate di trenini come questi).
È un prodotto che Valente fornisce spesso: il suo core-business sono infatti le “rotaie speciali” per porti, gallerie, miniere e cantieri e alcuni componenti che si muovono su rotaia.
L’AI come assistente integrato e non come sostituto del lavoratore
Il risultato della sperimentazione è chiaro: oggi l’AI non è in grado di progettare da sola un locomotore e produrre tutta la documentazione tecnica. L’idea che basti “chiedere” a un modello di intelligenza artificiale di generare un progetto completo non è realistica quando entrano in gioco requisiti tecnici, vincoli di sicurezza e necessità di tracciabilità tipiche dell’industria.
Il progetto ha però indicato una via percorribile: non un’AI che sostituisce gli ingegneri, ma un assistente integrato nel lavoro quotidiano che snellisca le attività di routine, aiuti nelle verifiche e renda più semplice il recupero di informazioni e soluzioni già adottate in progetti simili.
È emerso che l’AI può portare beneficio anche nella gestione della corrispondenza commerciale e nel produrre documentazione tecnica, ma sempre e solo con supervisione umana.
“Abbiamo scelto un approccio realistico: capire dove l’AI funziona e dove non è ancora matura”, dichiara Alberto Menoncello, CEO di Valente S.p.A.

“La nostra è un’azienda da old economy che guarda con molto interesse all’intelligenza artificiale quando porta benefici misurabili: l’abbiamo utilizzata in lavori recenti e complessi, come la realizzazione delle nuove banchine al porto di Ravenna. Ma il nostro esperimento conferma che l’AI è un acceleratore, non un sostituto. Non può e non deve mettere in secondo piano sicurezza, qualità e tracciabilità”, aggiunge.
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