Benvenuti, talebani

23 Giugno 2026 - 19:38
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La capitale d’Europa ha accolto oggi (23 giugno) una delegazione dell’Emirato Islamico afgano, regime non riconosciuto dall’Unione Europea, guidata dal portavoce del ministero degli Esteri, Abdul Qahar Balkhi.

In attesa che si precisino i contorni degli incontri avuti dai rappresentanti dei talebani con i responsabili della Commissione europea che li hanno invitati, appare chiaro che il motivo di questa inopinatastrategia dell’attenzioneè da ricercarsi nel nuovo orientamento della politica migratoria UE volta a favorire il rimpatrio di richiedenti asilo anche in Paesi non proprio campioni del rispetto dei diritti umani.

Così, dopo averli combattuti vent’anni, fino agli sciagurati Accordi di Doha del 2021 che hanno determinato la voro vittoria contro l’intera coalizione internazionale che aveva provato a costruire un Afghanistan “diverso” e il ritorno del loro regime oscurantista, prende vita un percorso suscettibile di portare, a termine, a riconsegnare loro i rifugiati afgani che a decine di migliaia hanno inteso sfuggire al loro dominio, sperando di trovare altrove migliori condizioni di vita. Ad esempio, senza obbligo, per le donne, di indossare la burqa e di non poter andare a scuola.

Sono stati concessi, pare, solo cinque “visti”, limitati nel tempo e validi solo per il Belgio e il contatto fra talebani e Unione Europea avrebbe avuto luogo in un albergo e non a Palazzo Berlaymont o in altro edificio UE, ha dichiarato il capo della diplomazia belga, Maxime Prevot. Ma questo nulla toglie però all’assoluta eccezionalità della visita, definita “inaccettabile” da Amnesty International. Se si può “trattare” coi talebani, si può trattare con tutti i “puzzoni” del mondo, nessuno escluso.

Sarebbe interessante sapere che ne pensano leader come Emmanuel Macron o Pedro Sachez che, ancora pochi giorni fa, si sono inalberati contro il recente regolamento rimpatri, che zelanti funzionari UE hanno probabilmente inteso prefigurare con la chiacchierata coi talibani, tutta rigorosamente al maschile, supponiamo.

E sarebbe interessante soprattutto capire fino a dove vuole arrivare l’Unione europea nella sua politica di negoziare con i Paesi di provenienza o di transito per facilitare i rimpatri ed ampliare ad libitum la lista dei “Paesi sicuri”.

Secondo la normativa europea (Direttiva 2013/32/UE) e la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, un Paese viene classificato come tale se: garantisce il rispetto dei diritti umani per l’intera popolazione e su tutto il territorio; non pratica discriminazioni, persecuzioni o trattamenti inumani e degradanti; non è soggetto a conflitti armati interni o internazionali che mettano in pericolo i civili.

Il Parlamento europeo ha approvato recentemente una lista di Paesi sicuri molto generosa. In prospettiva, ci rientrerà anche l’Afghanistan?

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