Ibrahimovic: "In Italia il calcio è religione, appartiene ai tifosi. Vi racconto il mio Milan"

27 Maggio 2026 - 16:28
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In vista dei Mondiali, la leggenda di football americano Tom Brady ha intervistato Zlatan Ibrahimovic: "Molte persone con il mio stesso background non hanno avuto il mio successo, proprio perché sono partito da una situazione difficile. So di aver aperto la porta a molti atleti che provenivano dalle mie stesse condizioni. Quando avevo 17 anni un mio compagno di squadra, che era in prova con noi al Malmö in Svezia, dopo una settimana mi disse: "Se non ce la fai, sarà solo colpa tua"". Quella frase mi fece riflettere molto sul suo reale significato. Ho capito che dipendeva tutto da me, che dovevo decidere da solo il mio destino e che avrei dovuto semplicemente lavorare duro per ottenerlo. Ho sempre avuto la fiducia totale di farcela. Quando ho firmato il mio primo contratto da professionista, mi sentivo letteralmente volare".


RONALDO IDOLO DI SEMPRE

"Ronaldo il Fenomeno era il mio preferito in assoluto. Quando guardi i grandi giocatori e provi a copiarli, lui era esattamente quel tipo di calciatore. Lo cercavo continuamente su YouTube per memorizzare ogni sua singola azione sul campo, è stato il mio unico vero esempio".


ESSERE LEADER

"Si può essere leader in molti modi differenti. Ad esempio, adesso al Milan abbiamo Modric (intervista registrata settimane fa ndr). Lui è un leader assoluto ma non è uno di quelli che parla tanto a voce. Non parla molto, eppure è una guida totale sul terreno di gioco. È tutta una questione che riguarda la parte mentale del calciatore. Io sono cresciuto in un ambiente molto aggressivo, ma per noi quella foga era la normalità. Se una terza persona da fuori lo guardasse adesso, penserebbe che sia un atteggiamento troppo aggressivo. Io davo il meglio di me stesso quando ero arrabbiato, quindi cercavo sempre quel pulsante mentale per accendere la mia rabbia. Quando ero arrabbiato in campo prestavo molta più attenzione a ogni dettaglio".



METTERE PRESSIONE

“Durante la mia seconda esperienza al Milan non ho giocato con dei grandissimi campioni. Ho giocato con calciatori normali, ma ho messo una pressione enorme su ognuno di loro. Erano buoni giocatori ma io ero la guida assoluta della squadra e loro stavano semplicemente aspettando me. Quel periodo è stato davvero speciale per me, perché si trattava di dare qualcosa indietro al club e non di prendere. Quando sei giovane pensi solo a te stesso, ma quando accumuli esperienza e invecchi capisci che è importante restituire, perché non hai più lo stesso ego di prima. Così, in quei momenti in cui l’intero stadio avversario mi fischiava, nella mia testa partiva un film e pensavo: ‘Aspettate solo che io faccia gol, poi voglio proprio sentire i vostri fischi".


IL CALCIO E' RELIGIONE

"In Europa le pressioni sono altissime. In Italia, dove ho trascorso moltissimo tempo, il calcio non è solo essere tifosi, è una vera e propria religione. Se giochi per la loro squadra, qualunque essa sia, il club è più importante della loro stessa famiglia. Questo succede perché le persone nascono già milaniste, juventine o interiste. Tu stai giocando in una squadra che appartiene a loro".


"Quando le cose vanno bene cantano tutti, ma quando vanno male devi essere forte, sia mentalmente che come persona. Ci sono state situazioni in cui diecimila persone ci aspettavano fuori dai cancelli dell’allenamento. Arrivi con l’auto e iniziano a colpirti la vettura, quindi se hai una bella macchina è meglio sapere bene con quale mezzo presentarsi. A volte venivamo al campo con auto di basso profilo, così potevano prenderle a calci tranquillamente. Potete solo immaginare la pressione, l’intensità e il calore dei tifosi. Ma succede l’esatto contrario quando le cose vanno bene: ti fanno volare, anche se devi mantenere un equilibrio costante perché quando voli rischi di rilassarti troppo".

"SONO DALLA PARTE BUONA"

"Abbiamo vissuto situazioni in cui i tifosi volevano entrare in campo per raggiungere i giocatori. Nel mio mondo non credo che qualcuno provi a fare qualcosa apposta per fallire, ma nel mondo dei tifosi loro ragionano in modo diverso. Siamo esseri umani anche noi e commettiamo errori, ma il calore della piazza è enorme. Le pressioni arrivano da ogni singola parte: dal club, dai media, soprattutto quando hai un grande contratto, e dai tifosi".


"Io ho sempre vinto ovunque sia andato, quindi sono sempre stato dalla parte buona. Ci sono stati momenti di forte tensione, ma io non mi tiro mai indietro davanti a nessuno perché ero lì solo per vincere e rendere le persone orgogliose".


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