Il caso Morgan Rogers, ma anche Garnacho, Tonali e la beffa Summerville per la Roma: come la Premier League sta drogando il calciomercato internazionale
Maxime Lacroix dal Crystal Palace al Chelsea per circa 60 milioni di euro è soltanto l'ultimo affare in ordine di tempo. E non tale, nonostante la cifra tutt'altro che banale messa sul piatto, da suscitare le stesse reazioni susseguenti ad operazioni molto più eclatanti come il passaggio in Blue di Morgan Rogers – 137 milioni dall'Aston Villa, col contestuale trasferimento a Birmingham di Alejandro Garnacho e il forte gradimento per Nicolas Jackson – o il doppio colpo da oltre 200 milioni di euro del Tottenham, che si è assicurata Sandro Tonali dal Newcastle e Mateus Fernandes dal West Ham. Per non parlare dello "scambio" tra gli Spurs e il Brighton che ha condotto il difensore van Hecke alla corte di De Zerbi per 60 milioni di euro, contestualmente al passaggio per una cifra simile di Vuskovic ai Seagulls. O ancora alla cessione di Elliot Andersson dal Nottingham Forest al Manchester City per 135 milioni di euro.
CIFRE FUORI PORTATA
Il calcio inglese viaggia ad una velocità ormai insostenibile per le concorrenti sparpagliate per l'Europa. Le cifre di cui le società di Premier League dispongono per rinforzare le rispettive rose sono chiaramente fuori dalla portata della gran parte delle realtà del Vecchio Continente, ad eccezione del solito Paris Saint-Germain o delle storiche big come Bayern Monaco, Barcellona e Real Madrid, che in nome del blasone, dei bilanci (quello del club tedesco) e delle ricchissime entrate garantite dalla forza del brand e di rapporti privilegiati con certi istituti di credito, riescono ancora a rendersi protagonisti di campagne acquisti tendenti al faraonico.
ECCO LA SUPERLEGA
Il resto del panorama europeo, a cominciare dalla triste realtà del movimento italiano, è all'insegna ormai della necessità di far quadrare i conti, di lavorare principalmente alla sostenibilità finanziaria dei propri progetti tecnici ed inevitabilmente gli investimenti sui cartellini ma soprattutto sugli ingaggi dei calciatori ne risentono. Ma la sensazione, rafforzata da queste prime settimane di “vero” calciomercato dopo la fisiologica pausa per i Mondiali, è che la Premier League stia mettendo in atto dei meccanismi che già nell'immediato e soprattutto nel medio-lungo periodo scoraggeranno ancora di più la capacità e la volontà delle altre formazioni fuori dai confini inglesi di puntare ai grandi colpi. Chi qualche anno fa guardava con orrore ed indignazione al progetto della Superlega, oggi dovrebbe quanto meno riconoscere che quanto succede in Inghilterra molto si avvicina a quell'idea di calcio da circolo esclusivo che finirà per annichilire il concetto di equa competizione.
IL MILAN DI BERLUSCONI
Nemmeno la Serie A nella sua epoca d'oro, quella che dagli anni Ottanta ai primi Duemila ci ha permesso di mettere le mani sui giocatori più ambiti del panorama internazionale, operava un meccanismo di “cannibalizzazione” dei migliori prodotti del proprio campionato e con costi portati così alle stelle da permettere alle società non di primissimo piano di salvaguardare i propri bilanci attraverso una o due cessioni ben remunerate. In Italia abbiamo certamente avuto l'esempio del Milan di Silvio Berlusconi, che nella prima metà degli anni Novanta fagocitava diversi calciatori dalle altre squadre di medio livello ma che non raggiungeva i livelli di influenza sul mercato internazionale che i club inglesi hanno toccato ultimamente.
IL CASO CHELSEA
Le operazioni più controverse nella solita smodata estate della Premier League sono – come è spesso accaduto da un po' di sessioni a questa parte – quelle portata avanti dal Chelsea. Una società che, pur avendo bucato la qualificazione alla prossima Champions League e pur essendosi “distinta” per spese folli che hanno ampiamente sfondato il muro del miliardo di euro e per un numero spropositato di calciatori nella sua rosa, continua ad operare impunemente. In barba a qualsiasi regola sul Fair Play Finanziario e a qualsiasi logica di gestione di uno spogliatoio. Un Chelsea che ha decisamente strapagato un buonissimo giocatore, ma non certamente un fuoriclasse, come il nazionale inglese come Morgan Rogers (14 goal e 12 assist nell'ultima stagione, chiusa con la vittoria dell'Europa League). E che, casualmente, sta piazzando alcuni dei suoi esuberi proprio all'Aston Villa: dopo Garnacho (proposto anche alla Roma), a breve potrebbe essere il turno di Nicolas Jackson, che Unai Emery aveva allenato al Villarreal.
LA VIA DI FUGA ARABA
Come se non bastasse, c'è poi lo strano caso di alcuni maxi trasferimenti in Arabia Saudita, Paese che da qualche anno ha stretto relazioni sempre più forti col mondo della finanza e del calcio inglesi. Portando anche allenatori e dirigenti fuoriusciti dalla Premier League ad accasarsi nella ricchissima Saudi Pro League per compensi a sei cifre. Poi ci sono chiaramente i giocatori e l'ultimo caso è quello dell'ex West Ham Crysencio Summerville: proprio quando la Roma pensava di avercela fatta con l'ultimo rilancio da 50 milioni di euro bonus compresi, all'improvviso ha fatto irruzione l'Al-Hilal di Simone Inzaghi che con gli 80 milioni di euro messi sul piatto per il cartellino e un ingaggio monstre da 15 milioni di euro netti a stagione si è portato a casa il nazionale inglese. E che nel suo organico ha ancora - anche se non si sa per quanto - un certo Darwin Nunez, altro giocatore che avrebbe potuto andare ovunque dopo la deludente parentesi al Liverpool ma che alla fine ha scelto i petroldollari sauditi.
LA PREMIER LEAGUE DROGA IL MERCATO
Gli esempi, come detto, sono molti e vari e dimostrano che il meccanismo vale per tutti e ha come scopo quello di mantenere il sistema nel suo insieme in salute. Se le società che non possono competere per la vittoria del campionato riescono a trovare nelle storiche big (insieme ad Arsenal, Manchester City, United e Liverpool, ci sono certamente Chelsea e Tottenham) la destinazione naturale dei propri migliori prospetti, facendoseli pagare come nessun altro potrebbe fuori dall'Inghilterra, questo accade perché l'obiettivo finale è che il pianeta Premier League continui a mantenere una velocità di crescita insostenibile per le concorrenti europee. Per carità, nulla di illecito o di vietato dalle normative, ma parliamo certamente di situazioni che stanno finendo per “drogare” il calciomercato mondiale e che stanno costringendo la grande parte delle società non inglesi a cambiare obiettivi e modo di comportarsi, nel disperato tentativo di reggere il passo.
LO SCOUTING DIVENTA NECESSARIO
Insieme alla valorizzazione dei propri settori giovanili, stiamo parlando dello scouting, che in Belgio, Olanda, Francia, Germania e Portogallo ma anche nell'Europa del Nord ha prodotto già parecchi risultati e diventa un espediente necessario e pressoché obbligatorio per cercare di contrastare il dominio della Premier League. Laddove il Chelsea di turno – che sugli Under 17 ed Under 19 di tutto il mondo si sta muovendo da un paio di anni in maniera molto aggressiva – non arriva, c'è ancora spazio per provare ad inserirsi per mettere le mani su molti talenti grezzi sui quali lavorare e costruire i propri progetti. Tecnici ma anche economici, attraverso un player trading che permetta di salvaguardare i bilanci e reinvestire prontamente su altri giocatori.
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