Il cervello che non riposa mai: come la postura plasma i ritmi segreti della mente
Pubblicata su SN Comprehensive Clinical Medicine, e selezionata dalla rivista tra gli Highlights di giugno 2026, la ricerca mostra come postura e occhi aperti o chiusi modifichino l’attività elettrica cerebrale. Un passo verso nuove applicazioni in neuroscienze del movimento, neuro-riabilitazione e analisi del controllo posturale
Non è soltanto il movimento a parlare al cervello. Anche il modo in cui stiamo fermi – in piedi, seduti, proni o supini – lascia una traccia misurabile nell’attività elettrica cerebrale. È il punto di partenza dello studio “Influence of Posture and Eye Condition on Resting-state Cortical Activity in Healthy Young Adults”, pubblicato nel 2026 su SN Comprehensive Clinical Medicine da Marco Ivaldi, Giovanni Cugliari, Michela Carlucci, Giacomo Russo e David Conversi.
Il lavoro è stato selezionato dalla rivista tra gli Article Highlights di giugno 2026, riconoscimento editoriale attribuito agli articoli considerati di particolare interesse scientifico per i lettori.
Lo studio ha indagato come diverse posture statiche e la condizione visiva – occhi aperti o occhi chiusi -influenzino l’organizzazione dell’attività corticale a riposo. L’obiettivo era comprendere se il cervello, anche in assenza di movimento volontario, moduli i propri ritmi elettrici in relazione alla posizione del corpo nello spazio. Per farlo, i ricercatori hanno registrato l’attività elettrocorticale di 20 giovani adulti sani mediante elettroencefalografia quantitativa, o qEEG. I partecipanti sono stati valutati in quattro posture: in piedi, seduti, proni e supini. Ogni posizione è stata studiata sia a occhi aperti sia a occhi chiusi. L’analisi ha preso inconsiderazione diverse bande di frequenza cerebrale – delta, theta, alfa lenta, ritmo mu, alfa veloce, beta e bassa gamma – utilizzando mappe topografiche dello scalpo, analisi spettrale e procedure statistiche avanzate.
Il dato più interessante riguarda la postura eretta. Stare in piedi, anche senza compiere alcun movimento apparente, si associa a una maggiore attivazione corticale rispetto alle posture seduta, prona e supina. Questo suggerisce che l’ortostatismo non sia una condizione neutra per il sistema nervoso centrale, ma uno stato che richiede una continua integrazione di informazioni visive, vestibolari e somatosensoriali.
«Quando siamo in piedi, il cervello non è semplicemente a riposo: sta regolando in modo continuo il rapporto tra corpo, gravità e ambiente – spiega Marco Ivaldi – La postura eretta richiede un lavoro silenzioso ma costante di integrazione sensoriale e controllo motorio. L’EEG ci permette di osservare una parte di questa organizzazione nascosta».
Un secondo risultato riguarda il ruolo della visione. Nelle posture prona, seduta e supina, la condizione a occhi chiusi mostra una maggiore attività nelle bande alfa rispetto alla condizione a occhi aperti. Questo dato è coerente con il ruolo dell’alfa nei processi di regolazione dell’eccitabilità corticale e con il diverso carico sensoriale prodotto dalla presenza o assenza di input visivo. Tuttavia, nella postura eretta questa differenza appare meno marcata: il mantenimento dell’equilibrio sembra già richiedere un livello elevato di coinvolgimento corticale, indipendentemente dalla condizione visiva.
«La ricerca mostra che la postura non è soltanto un fatto biomeccanico – continua Ivaldi – È anche una condizione neurofisiologica. Il corpo, nello spazio, contribuisce a modellare i ritmi del cervello». Il lavoro si colloca in un ambito di crescente interesse: lo studio delle relazioni tra cervello, postura, movimento e ambiente. Le applicazioni future potrebbero riguardare la neuro-riabilitazione, la valutazione del controllo posturale, la prevenzione dei disturbi dell’equilibrio e lo sviluppo di sistemi di brain-computer interface più sensibili alle condizioni corporee reali.
Gli autori sottolineano tuttavia che si tratta di uno studio condotto su un campione ristretto e omogeneo di giovani adulti sani. I risultati non rappresentano quindi uno strumento diagnostico immediato, ma offrono una base sperimentale per comprendere meglio come il sistema nervoso centrale organizzi la postura e come questa organizzazione possa essere studiata in modo quantitativo.
La selezione dell’articolo tra gli Highlights di giugno 2026 da parte di SN Comprehensive Clinical Medicine
valorizza l’interesse scientifico del lavoro e ne amplia la visibilità internazionale.
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