Il design della Vespa non si potrà più copiare, diventa un marchio tridimensionale
Per riconoscere una Vespa non serve più nemmeno leggere il nome sullo scudo. Adesso quella capacità di identificazione ha anche un riconoscimento giuridico: l’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale, ha registrato la forma della Vespa Primavera come marchio tridimensionale. La decisione risale al 22 luglio 2026 e riguarda sia i veicoli a due ruote sia i modellini. La tutela europea arriva dopo quelle già ottenute in Italia nel febbraio 2024 e nel Regno Unito nel novembre 2025.
Non significa che Piaggio possa rivendicare qualsiasi scooter dalle linee arrotondate. Il principio riconosciuto dall’EUIPO è più preciso: attraverso l’uso, la forma della Primavera ha acquisito una capacità distintiva tale da permettere al pubblico di associarla a una determinata origine industriale. In altre parole, la carrozzeria diventa marchio.
Una Vespa resta Vespa
La portata della decisione emerge osservando quanto lo scooter sia cambiato in ottant’anni. Una Vespa 98 del 1946, una GS degli anni Cinquanta e una Primavera contemporanea sono profondamente diverse, ma condividono alcuni elementi capaci di renderle immediatamente riconoscibili.
Lo scudo, la scocca portante, le fiancate che racchiudono la meccanica e il rapporto tra anteriore e posteriore hanno costruito quello che viene definito un nucleo distintivo. L’EUIPO considera infatti la Primavera moderna un’evoluzione dei modelli precedenti proprio perché continua a conservarne le caratteristiche identificative.
È importante anche distinguere questa protezione dal design registrato. Quest’ultimo tutela l’aspetto nuovo e individuale di un prodotto e nell’Unione Europea può essere rinnovato fino a un massimo di 25 anni. Un marchio, invece, può essere rinnovato ogni dieci anni senza un limite massimo di durata. Una differenza tutt’altro che marginale per un oggetto destinato a evolversi mantenendo la propria identità.
Copiata persino in URSS
La storia, del resto, dimostra quanto quelle forme abbiano sempre avuto valore. Uno dei casi più curiosi risale al 1957, quando nell’Unione Sovietica iniziò la produzione della Vjatka VP-150, scooter che riproduceva l’impostazione della Vespa 150 GS senza essere costruito su licenza.
Secondo quanto dice la leggenda, suffragata da testimonianze reale, per svilupparlo venne utilizzata una Vespa dalla quale furono ricavate misure e disegni. Nonostante alcune modifiche necessarie alle condizioni sovietiche, la somiglianza rimaneva evidente. La Vjatka restò in produzione fino al 1966 e raggiunse quasi 300.000 esemplari. Molto diverso era il caso delle Vespa prodotte legalmente su licenza in Germania, Regno Unito e Francia.
Dalle copie cinesi all’EUIPO
Decenni dopo, il problema delle imitazioni si è spostato verso la Cina. All’EICMA 2019 alcuni scooter dalle forme molto vicine alla Primavera furono rimossi dall’esposizione su iniziativa di Piaggio. Nel 2020 l’EUIPO dichiarò poi nullo il design registrato dal soggetto cinese, giudicandolo incapace di produrre un’impressione generale sufficientemente diversa dalla Primavera.
La riconoscibilità della Vespa era già stata al centro di un’altra controversia. Nel 2023 il Tribunale dell’Unione Europea considerò elementi come vendite, Vespa Club, presenza al MoMA e persino Vacanze romane tra le prove utili a dimostrare il carattere distintivo acquisito dalla sua forma.
La nuova registrazione arriva così proprio nell’anno degli 80 anni di Vespa. Dal brevetto depositato il 23 aprile 1946, quelle linee sono cambiate continuamente senza perdere la propria identità. Ora non sono soltanto uno dei design italiani più riconoscibili: sono diventate, anche giuridicamente, un marchio.
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