“Il femminicidio non esiste”: l’ultima cannonata di Vannacci imbarazza anche i suoi colonnelli (che hanno votato la legge)

Sempre un titolo di Gabriel Garcia Marquez: “Il generale nel suo labiriinto”. Quello delle sue dichiarazioni a pioggia per spiazzare, sorprendere gli avversari. A furia di sparare a casaccio, si rischia anche il fuoco amico. Le parole di Roberto Vannacci sul femminicidio continuano a provocare reazioni e polemiche mettendo in grave imbarazzo i suoi parlamentari (soprattutto le donne).
Dal palco dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale, sabato mattina il generale ha ribadito la sua contrarietà al reato specifico di femminicidio, sostenendo che «è un omicidio come tutti gli altri» e che la gravità di un delitto non dovrebbe dipendere dal sesso della vittima.
Il dolore del padre di Ilaria Sula per le frasi di Vannacci
Dichiarazioni che hanno suscitato la dura replica dei familiari delle vittime, delle associazioni impegnate contro la violenza di genere e di praticamente tutti i partiti, dato che il reato (introdotto dal governo Meloni) è stato votato all’unanimità. Tra le testimonianze più dolorose c’è quella di Flamur Sula, padre di Ilaria, la studentessa ventiduenne uccisa dall’ex fidanzato. «Femminicidio e omicidio sono due cose ben diverse. Le leggi devono essere severe per chi fa del male alle donne», ha detto.
Fratelli d’Italia è stato tra i primi partiti a prendere nettamente le distanze dalle frasi del generale. Il vicecapogruppo alla Camera Alfredo Antoniozzi ha ricordato che «i femminicidi sono una piaga» e che il Parlamento ha fatto bene ad approvare all’unanimità l’aggravante specifica.
FdI contro le frasi di Vannacci sul femminicidio: ecco perché il generale sbaglia
A richiamare i numeri del fenomeno è stata invece Elisabetta Lancellotta, capogruppo di FdI nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio: «Nel corso del 2025 si sono registrati 97 omicidi con vittime di sesso femminile, di questi 85 sono avvenuti in ambito familiare o affettivo». Per la deputata di Fratelli d’Italia, l’aspetto più preoccupante riguarda le motivazioni di chi commette questi delitti, spesso legate alla volontà di esercitare controllo e sopraffazione sulle donne.
Ancora più netta la senatrice di Fratelli d’Italia Susanna Donatella Campione: «Il punto non è che la vita di una donna valga più di quella di un uomo. Il punto è riconoscere la specificità di quei delitti che maturano nell’odio, nel possesso o nel disprezzo nei confronti delle donne. Per questo sostenere che il femminicidio sia “un omicidio come tutti gli altri” è una lettura fuorviante». Campione, che è membro della Commissione Giustizia del Senato, ricorda al generale che «la frequenza con la quale gli uomini uccidono le donne è diventata tale da indurre il legislatore a introdurre nell’ordinamento una fattispecie specifica. Non per creare vittime di serie A e di serie B, ma per contrastare un fenomeno che presenta caratteristiche proprie e che richiede strumenti adeguati».
Bongiorno: il generale ha nostalgia del delitto d’onore?
Anche Forza Italia respinge le tesi di Vannacci su tutta la linea. «Nessun passo indietro sulla tutela della dignità e della libertà delle donne», ha scritto sui social la vicesegretaria Deborah Bergamini, ricordando che la legge sul femminicidio fu approvata all’unanimità.
A contestare l’impostazione del generale è stata inoltre Giulia Bongiorno, promotrice del Codice Rosso e relatrice del provvedimento che ha introdotto il reato nel codice penale. «Il punto non è che la morte di una donna pesi più di quella di un uomo, ma la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola un essere inferiore», ha osservato, definendo «totalmente fuorviante» la lettura proposta da Vannacci. «Spero non ci sia nostalgia per il reato previsto fino al 1981, quando venivano concesse attenuanti a chi uccideva una donna per causa d’onore», conclude amara.
Nel dibattito si inserisce anche una riflessione politica evidenziata dalla senatrice del Pd Valeria Valente. «Il reato di femminicidio è stato approvato all’unanimità, anche con i voti dei parlamentari dell’allora maggioranza oggi migrati in Futuro Nazionale», ha sottolineato.
Un rilievo che mette in luce una contraddizione difficilmente eludibile. Se oggi Vannacci contesta apertamente l’impianto della norma, quella stessa legge era stata sostenuta trasversalmente dal Parlamento, compresi esponenti politici che oggi siedono nel suo partito, i suoi cosiddetti colonnelli. Insomma, un generale nel labirinto, non dei “ricordi” come il Simon Bolivàr di Garcia Marquez, ma delle sue contraddizioni.
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