Il fumogeno La Russa: apre a modifiche sul ddl Antisemitismo e agita il campo largo. Conte: "Mi auguro che il Pd voti no"

08 Ottobre 2026 - 10:20
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Giuseppe Conte non vuole il bavaglio e sul “no” al ddl antisemitismo tira dritto: “E’ uno strumento di repressione”. Il Pd invece fa il Pd: discute, s’interroga. Proverà a non dividersi. Che poi ci riesca davvero, scongiurando un altro psicodramma, questa è un’altra storia. La novità sono le parole di Ignazio La Russa che a suo modo apre a modifiche sul provvedimento atteso nell’aula di Montecitorio il 13 ottobre. Il presidente del Senato ricorda l’appello all’unanimità della senatrice a vita Liliana Segre, spiega che sarà comunque possibile criticare il governo di Israele, ma al Giornale aggiunge: “Se occorre una ulteriore precisazione, valutiamola”. Tende la mano. Oppure è un fumogeno? Un altro modo per infilarsi nei patemi dell’opposizione? Igor Taruffi e Giuseppe Provenzano non hanno dubbi, è un bluff. Se non peggio. Ma altri, come Piero Fassino, non si rassegnano. Credono ancora che sia possibile una mediazione. Del resto, una mezza porta aperta l’aveva lasciata anche Elly Schlein, dopo la riunione fiume dei giorni scorsi in cui i dem avevano deciso la linea: “Votiamo no”. Con una postilla: “Se la destra cambia la definizione dell’Ihra, che è divisiva, siamo disposti a votare il ddl”. Sono arrivate ieri anche le parole di Sergio Mattarella che ricordando la tragedia del 7 ottobre ha sottolineato “le piaghe barbare e incivili del terrorismo, dell’antisemitismo e di ogni forma di odio su base etnica e religiosa”.

Alla mediazione in questi giorni ci sta lavorando il leader dei riformisti, Lorenzo Guerini. E mentre in commissione Affari costituzionali il tandem M5s-Avs ha ribadito la sua contrarietà, il Pd – pur con qualche mugugno di chi voleva una posizione netta sin da subito – si è astenuto. Un modo per tenere aperti i canali. Alcuni degli emendamenti presentati dall’opposizione (e bocciati) in commissione saranno riproposti. Per esempio si chiederà, un’altra volta, di specificare che “non è considerato antisemitismo l’espressione della libera critica alle azioni del governo di Israele”. Non sarà l’unica richiesta, ma potrebbe portare i dem a rivedere il no, quantomeno verso l’astensione. Dice Fassino al Foglio: “Tutti hanno detto di condividere le parole di Segre, l’appello in cui peraltro condivideva il ddl e spiegava che non ci sono i rischi paventati. Ma proprio per fugare ogni dubbio, apriva anche a una modifica che chiarisse ulteriormente il senso della norma”. Perché su un tema come questo sarebbe necessaria la massima unità: “Dovrebbe essere naturale. Penso sia possibile aggiungere un comma che chiarisca ancora meglio l’interpretazione del provvedimento”, è il messaggio che Fassino manda al centrodestra, ma anche al Nazareno. “Noi abbiamo sostenuto fino a oggi, e sosteniamo ancora, che occorra lavorare affinché si arrivi alla più larga condivisione possibile”. Difficile in ogni caso che l’afflato unitario arrivi sin dalle parti di Fratoianni&Bonelli, o da quelle del Movimento 5 stelle che non credono affatto alle aperture della destra. “Facciano modifiche concrete. L’appello di Segre? Io rispetto la Segre, ho avuto un ottimo rapporto con lei, ma su questo punto rimango fermo sulla mia posizione”, risponde Conte. Eppure la definizione che divide, quella dell’Ihra, era stata adottata proprio dal suo governo nel 2020. L’ex premier lo ricorda bene, non si tira indietro: “L’ho introdotta io con delibera del Consiglio dei ministri”. Ma? “Era una proposta che aveva già dei profili di criticità, oggi diventa uno strumento per reprimere qualsiasi critica alla stato d’Israele. Non va bene per legge, perché diventerà uno strumento utilizzato sul piano normativo e legislativo”. E poi adesso è cambiato il contesto: “La definizione di Gerusalemme è più equilibrata. Siamo di fronte a un genocidio”, dice ancora Conte che cita Naza – il docufilm premiato a Venezia – e soprattutto auspica che anche “il Pd voti no al ddl”. Avanti tutta, senza sconti. Anzi sulla Palestina il Movimento è pronto a rilanciare già oggi in Senato con il convegno “Gaza Senza Tregua”, a cui parteciperanno parlamentari, Maria Elena Delia (la portavoce italiana della Global sumund flotilla) e associazioni. Non solo: qualche giorno fa in Campidoglio, a Roma, il M5s ha presentato una mozione in cui si chiede di proiettare Naza nelle scuole romane. In attesa che il Pd trovi la sua quadra, avanti tutta flotilleros.

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