Il Milan è finito. Accompagnato oltre il baratro da fischi e contestazione
Il commento di Sandro Sabatini alla sconfitta per 3-2 del Milan sull'Atalanta che complica la corsa
Sull’orlo del baratro. Forse anche oltre. Il Milan è finito, accompagnato dalla colonna sonora dei fischi e della contestazione di San Siro.
I tifosi sono stati impietosi ma giusti. Anzi, hanno avuto fin troppa pazienza per una squadra che, dopo aver illuso addirittura in prospettiva scudetto, da un paio di mesi si è arresa all’evidenza della sua pochezza tecnica, tattica e caratteriale.
Ripensando alle premesse estive, non poteva che essere così. In onore del bilancio privato dagli introiti della Champions, il Milan ha concluso il mercato guadagnando circa 60 milioni e sperando che i conti potessero tornare semplicemente con gli innesti di Allegri, Modric e Rabiot su una squadra che pochi mesi prima era arrivata all’ottavo posto. Per un girone ha retto, ha fatto anche troppo. Poi il bluff è stato scoperto, come si evince anche dal commento sulle prestazioni individuali.
Maignan forse senza colpe ma sicuramente senza miracoli. Nel trio difensivo il più reattivo De Winter, però a disagio sia negli appoggi che nel duello con Raspadori. Al centro Gabbia, da simbolo milanista, ha riassunto l’ansia da prestazione trasformata in pura paura. Dalla parte di Pavlovic l’esuberanza si è vista, al pari di un’ovvia imprecisione, peraltro compensata dal gol dell’1-3, tanto bello quanto velleitario.
Saelemakers più confusionario che frizzante dalla sua parte, dove si aggirava il fantasma di Loftus-Cheek che è un gigante ma ha perso contro tutte le spallate, anche quelle più docili. In regia Ricci è partito con enorme timidezza, poi un po’ si è ripreso. Così ancora una volta è toccato a Rabiot il tentativo (spesso vano) di trascinare tutta la squadra, impaurita - e non poteva essere altrimenti - anche dalla parte di Bartesaghi.
Ancora una volta il vero caso della serata è stato Rafa Leao, che nel primo tempo ha perso tutti i palloni toccati ed ha sprecato l’unica occasione che si era creato. Nel mirino dei tifosi, il portoghese ha confermato che il talento forse ci sarà, ma il rendimento e la personalità sono ufficialmente un ricordo lontanissimo. Sulla carta doveva essere l’uomo in più, sul campo è ormai sempre l’uomo in meno.
Così il migliore del Milan è stato Gimenez, che almeno per un’ora ha offerto un discreto punto di riferimento e si è battuto con impegno, come peraltro nel secondo tempo Nkunku che ha colpito una traversa, poi si è guadagnato e segnato il rigore del 2-3. Un po’ di impegno anche da Fullkrug, Fofana e Athekame. Ma nulla più che una resa finale senza condizioni nè attenuanti, a parte qualche parata di Carnesecchi in serata di grazia.
Un posto nella prossima Champions League sarebbe ancora possibile, per i conteggi aritmetici. Ma questo Milan non ce la fa più. Arranca. E scivola inesorabilmente verso il baratro di un posto fuori dalle prime quattro.
Chi ne pagherà le conseguenze si vedrà. Le responsabilità toccano a tutti, nessuno escluso: da Leao ad Allegri, i più visibili, fino a Furlani e Cardinale, i più bersagliati dai tifosi.
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