Il poco entusiasmante primato dell’Italia in Europa: è il Paese con la più alta concentrazione di Pm2,5

L’inquinamento dell’aria in Italia e le conseguenze nefaste per la salute che comporta è argomento a cui dedica molta attenzione il nostro giornale. E non a caso. Come certifica l’ultimo report dell’Agenzia europea dell’ambiente (European environment agency, Eea), il nostro Paese vanta un tutt’altro che entusiasmante primato in Europa: è quello con la più alta concentrazione di Pm2,5. Non siamo il solo Stato membro dell’Ue alle prese col problema dell’inquinamento da polveri sottili, considerato che nel documento si legge che nel 2025, «17 stazioni (l’1% del totale) hanno registrato concentrazioni superiori all’attuale valore limite dell’Ue». Ma l’Eea segnala subito dopo che tre casi record si trovano proprio sulla nostra Penisola (e uno ciascuno in Croazia, Danimarca e Polonia) e in altri due paesi che hanno fornito dati (Macedonia del Nord,nove, e Bosnia-Erzegovina, due) e anche che tra il 2024 e il 2025 le medie annuali più elevate in ambito comunitario sono state osservate nell’Italia meridionale.
Due dei tre casi segnalati dall’Eea riguardano i comuni pugliesi di Ceglie Messapica e Torchiarole, dove le concentrazioni di polveri sottili hanno superato i 110 μg/m³, una cifra monstre se confrontata con il limite fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità, ovvero di 5 μg/m³ o con il limite annuale dell’Ue, fissato a 25 μg/m3. Per Ceglie Messapica sono stati registrati 117 μg/m³, per Torchiarole 113 μg/m³. Le responsabilità di questi enormi sforamenti sono attribuibili al settore industriale e a quello dei trasporti, ma come spiega a Euronews il docente di chimica e impatto ambientale all'Università di Bari Gianluigi De Gennaro, «questi picchi sono causati principalmente dalla combustione di biomasse durante l’inverno, soprattutto dai caminetti. L’inquinamento diventa più grave a causa della ridotta capacità dell'atmosfera di disperdere le particelle nocive in quell'area in quel periodo dell'anno».
Il terzo caso segnalato dall’Agenzia europea dell’ambiente riguarda invece un comune del nord, il Soresina, dove il Pm2,5 è stato registrato a quota 27 μg/m³. Questo comune della Lombardia da tempo viene citato da Legambiente e altre associazioni ambientaliste e animaliste come l’esempio di quanto siano dannosi per gli animali ma anche per la salute umana gli allevamenti intensivi. È di pochi giorni fa un report di Greenpeace che segnala la quota annuale di 162,7 migliaia di tonnellate di ammoniaca e 12.725 migliaia di tonnellate di gas serra emesse in un solo anno da questi stabilimenti nella Pianura padana: questo territorio, dove si concentra gran parte della produzione zootecnica italiana, è dunque avvelenato dalle emissioni degli allevamenti intensivi che, tra ammoniaca e gas serra, contribuiscono a modificare il clima e inquinano aria, acqua e suolo.
Tornando al bollettino dell’Agenzia europea dell’ambiente sulla concentrazione di Pm2,5 in Europa, e stando solo agli effetti delle polveri sottili, va ricordato che l’Italia registra ben 101 decessi ogni 100.000 abitanti per cause legate al Pm2,5, un tasso che è oltre il doppio di quello registrato in Spagna (47) o Austria (42) e triplo rispetto a Francia (34), Germania (37) e Portogallo (31).
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