Il senso della tappa alle Canarie nel viaggio papale in Spagna

04 Giugno 2026 - 00:11
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Il senso della tappa alle Canarie nel viaggio papale in Spagna

Un viaggio sulle rotte dei migranti. La visita di Leone XIV alle Canarie, l’11 e 12 giugno, pone al centro dell’attenzione la realtà migratoria nell’Atlantico. Si tratta di una delle rotte più pericolose e letali al mondo, lungo la quale giungono alle isole migliaia di persone dopo traversate segnate dalla sofferenza e dalla speranza di un futuro migliore. Secondo i dati più recenti, nel 2024 sono arrivate sulle coste canarie circa 24.000 persone. Mentre dal 2020 oltre 19.000 avrebbero perso la vita su questa rotta. L’agenzia missionaria vaticana Fides ha intervistato Juan Pedro Rivero González, delegato episcopale di Cáritas Diocesana di Tenerife, docente di Teologia e Storia della Chiesa e parroco nella diocesi nivariense. Nelle sue parole, la realtà migratoria “interpela profondamente la nostra coscienza collettiva” e obbliga a non abituarsi alla sofferenza né a ridurre il dramma umano a numeri o a dibattiti politici. Attraverso Caritas e le comunità parrocchiali, sottolinea, la Chiesa cerca di rispondere a partire dalla vicinanza, dall’accoglienza e dalla difesa della dignità umana, in una terra che storicamente ha conosciuto anch’essa l’esperienza dell’emigrazione. La realtà migratoria è particolarmente visibile nelle isole, e la rotta atlantica è una delle più mortali al mondo, con oltre 19 mila morti dal 2020. Gravose le sfide umane e spirituali poste da questa situazione.

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Foto di Max Harlynking su Unsplash

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“La realtà migratoria che viviamo alle Canarie rappresenta una delle grandi sfide umane e morali del nostro tempo – spiega Juan Pedro Rivero González-. Dietro ogni cifra c’è un volto, una storia, una famiglia e, in molti casi, una sofferenza immensa segnata dalla povertà, dalla violenza, dalla mancanza di opportunità o dalla disperazione. La rotta atlantica è diventata una frontiera di dolore e di morte che interpella profondamente la nostra coscienza collettiva. Dal punto di vista umano, la sfida principale è non abituarsi alla sofferenza. Esiste il rischio di normalizzare la tragedia, di trasformare gli arrivi e i naufragi in semplici notizie passeggere. Ma nessuna persona, in quanto persona, può essere considerata illegale né ridotta a un problema statistico“. Prosegue il delegato episcopale di Cáritas Diocesana di Tenerife: “Parliamo di esseri umani che possiedono dignità e che cercano un futuro. E dal punto di vista spirituale, questa realtà ci interpella profondamente come credenti. Il Vangelo ci ricorda costantemente che nello straniero, nel povero e nel vulnerabile è presente lo stesso Cristo”.

 

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