“Il sogno lo avevamo scritto a pagina quattro”: Rosario Rasizza premiato dal Lions a Varese con il Lumen Claro

Nasce a Varese, cresce a Varese, porta Varese in Europa. E ora Varese lo premia.
Rosario Rasizza, amministratore delegato di Openjobmetis, ha ricevuto martedì sera il premio Lumen Claro 2026 del Lions Club Varese Prealpi, giunto alla sua 36ª edizione.
Un riconoscimento istituito nel 1989 su iniziativa del socio fondatore Trio Metatro, che ogni anno seleziona un’eccellenza del territorio provinciale distintasi a livello nazionale e internazionale nel campo dell’economia, della cultura, della ricerca o della vita civile (nel 2025 era stato insignito Luca Spada).
La cerimonia si è tenuta al Salone Estense, alla presenza del sindaco di Varese, del prefetto Salvatore Pasquariello, e di numerosi rappresentanti del mondo istituzionale, imprenditoriale e associativo. Tra gli ospiti, una presenza che ha segnato la serata in modo particolare: Nathalie Jawe, alla guida del gruppo europeo Gi Group, che ha recentemente completato l’acquisizione di Openjobmetis, portando il gruppo varesino in una nuova dimensione internazionale.
Da via Carrobbio alla Borsa di Milano
Rasizza, nato a Varese nel 1968, ha ripercorso in un discorso lungo, sincero e per tratti commovente i venticinque anni di storia dell’agenzia per il lavoro che ha fondato nel 2001. Un racconto che parte da lontano, da un campo da tennis — «il tennis mi ha insegnato una cosa fondamentale: nulla si ottiene da soli» — e dai pomeriggi passati ad ascoltare gli imprenditori parlare delle loro difficoltà. «Una delle loro più grandi preoccupazioni era trovare le persone giuste per le proprie aziende», ha ricordato. «È lì che ho intuito quale poteva essere il mio futuro».
Il futuro, però, all’epoca non era ancora nemmeno legale. Quando il 5 febbraio 2001 è nata Openjob — «proprio qui, in via Carrobbio, dietro questo sito», ha detto con un sorriso — il lavoro in somministrazione in Italia non era ancora regolato da alcuna norma. Rasizza aveva una visione, ma non aveva un piano industriale. Lo fece costruire con l’aiuto di uno studente universitario che sarebbe poi diventato un noto fiscalista di una delle principali società internazionali. Nel documento, a pagina quattro, c’era già scritto l’obiettivo finale: quotarsi in Borsa. «Un sogno che avevamo messo nero su bianco», ha detto. «Da lì è iniziato il viaggio».
Il viaggio ha impiegato quattordici anni. Nel 2015, Open Job Metis è approdata in Borsa Italiana. «Da startup a società quotata in soli quattordici anni», ha ricordato Rasizza. «Una vera corsa ad ostacoli. Ma non mi sono mai sentito solo un imprenditore: mi sono sentito anche un sognatore. Perché il sogno non è evasione, è responsabilità. È il modo più serio di stare nella realtà».
Un gruppo da 23mila lavoratori
Oggi il gruppo Openjobmetis è una delle realtà più solide del settore in Italia. Conta oltre 850 dipendenti diretti, serve più di 9.000 aziende clienti e offre opportunità di lavoro a circa 23.000 persone attraverso una rete di oltre 160 filiali distribuite su tutto il territorio nazionale. Dal 2016 Rasizza è inserito nella UBon Staffing 100, la classifica che ogni anno seleziona i 100 leader più influenti del settore delle agenzie per il lavoro a livello europeo.
Dal 2013 Rasizza è presidente di Assolavoro, l’associazione italiana delle agenzie per il lavoro, ruolo attraverso cui porta avanti con costanza un messaggio che considera fondamentale: «La somministrazione non crea precarietà. Crea legalità, crea diritti, crea inclusione. E dove c’è lavoro regolare, non c’è lavoro nero». Un concetto che ha difeso in numerose sedi istituzionali e televisive, convinto che il valore sociale del lavoro in agenzia sia ancora troppo poco compreso dall’opinione pubblica.
Impresa e comunità: un modello varesino
Il legame con il territorio è stato un filo conduttore di tutta la serata, e Rasizza lo ha rivendicato con forza. Lo sport, prima di tutto: Openjobmetis è tra i principali sponsor della Pallacanestro Varese, e il capitano Matteo Brizzi era presente in sala. «Dobbiamo dare la gioia alla città», ha detto scherzando, rivolgendosi direttamente a lui tra gli applausi del pubblico. Ma il sostegno allo sport varesino va oltre il basket: include anche discipline meno visibili e iniziative culturali legate all’identità del territorio.
Sul fronte sociale, Rasizza ha illustrato il progetto Family Care, dedicato all’assistenza familiare e alla valorizzazione del lavoro di cura. «L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno che sta cambiando profondamente il nostro sistema sociale ed economico», ha spiegato. «Badanti con il cuore non è solo uno slogan, è un impegno concreto». A Varese ha preso forma il “parco dei nonni” ai Giardini Estensi, uno spazio pensato per permettere agli anziani di ritrovarsi, muoversi e stimolare mente e corpo. Durante la pandemia, l’iniziativa “Taxi con il cuore” ha accompagnato gratuitamente gli anziani a vaccinarsi o a effettuare visite mediche.
C’è poi “Il sogno che va”, il ciclo di incontri che Rasizza ha ideato per portare a Varese personalità capaci di ispirare. Tra i nomi che hanno partecipato, l’astronauta Samantha Cristoforetti e la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. «I sogni diventano reali solo quando vengono condivisi», ha detto. «Per questo ho voluto costruire un luogo di confronto e visione per chi vive e lavora in questo territorio».
La parte finale del discorso ha guardato al futuro. L’unione con il gruppo Groupe Crit S.A — guidato da Nathalie Jaoui, presente in sala — è stata definita da Rasizza non solo come un’operazione strategica, ma come «una scelta di valori». «È un gruppo internazionale, familiare, costruito nel tempo con visione e coraggio. Nathalie ha saputo portare avanti i valori ricevuti — solidità, indipendenza, rispetto per le persone — e allo stesso tempo ha avuto il coraggio di aprire una nuova fase di sviluppo. Sono orgoglioso che per la prima volta abbiano scelto di investire in Italia, e lo abbiano fatto con noi».
La dedica alla madre, arrivata dalla Sicilia e scomparsa un anno fa
Ma il momento più intenso della serata è arrivato alla fine, con una dedica personale. «Questo premio lo dedico ai miei genitori, che dalla Sicilia sono venuti a Varese con il coraggio di chi ha lasciato tutto per costruire un futuro migliore. Hanno lavorato tutta la vita in fabbrica — all’Iss, una realtà nota a tutti noi — e sognavano per me una strada sicura, un posto statale. Io ho scelto un’altra strada. Ma tutto quello che sono oggi lo devo a loro».
Una pausa, poi: «Lo dedico in particolare alla mia mamma, che ci ha lasciati il 5 maggio 2025. Esattamente un anno fa. Essere qui stasera, ricevere questo premio, mi fa pensare che forse non sia solo un caso. Forse è un segno».
Il riconoscimento è stato consegnato dal presidente del Lions Club Giovanni Sessa, alla presenza del prefetto di Varese Salvatore Pasquariello e del sindaco di Varese Davide Galimberti. Chiudendo il discorso con una citazione di Martin Luther King — «Se non puoi volare, allora corri. Se non puoi correre, cammina. Ma qualunque cosa tu faccia, continua ad andare avanti» — Rasizza ha lasciato la sala con una standing ovation.
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