Il volto dell’uomo e gli algoritmi della IA

29 Maggio 2026 - 17:45
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Il volto dell’uomo e gli algoritmi della IA

È la prima Enciclica di Papa Leone XIV, il Papa “americano”. Si intitola “Magnifica Humanitas”, due parole magiche che richiamano il Magnificat, Inno di Maria davanti ad Elisabetta, e la centralità dell’uomo nella dottrina cristiana, ma forse apre un ponte verso l’umanesimo laico. Il sottotitolo è “Sulla custodia della persona umana al tempo dell’intelligenza artificiale”, chiara sintesi del contenuto di un documento che affronta in 245 paragrafi (100 pagine, due ore di lettura) le grandi sfide etiche e sociali poste dall’intelligenza artificiale, proponendo i principi della Dottrina sociale della Chiesa come bussola per costruire una vera civiltà dell’amore nell’era digitale.

Alla presentazione dell’enciclica la Santa Sede ha voluto invitare anche Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, una delle aziende più importanti e influenti nel settore dell’AI generativa. Un'alleanza inedita e per molti inaspettata. Una scelta che però non deve sorprendere. Da tempo il Vaticano si interroga sulle nuove tecnologie, il primo tassello importante è arrivato nel 2020 con la Rome Call for AI Ethics, l’iniziativa promossa dalla Pontificia Accademia per la Vita insieme a Microsoft, IBM e altre organizzazioni internazionali. L’obiettivo era costruire una base comune di principi etici per lo sviluppo dell’AI come trasparenza, inclusione e responsabilità. Anthropic ha fatto della AI safety quasi una missione identitaria. Il suo ruolo differente lo si percepisce già nel nome: “Anthropic”, cioè legato all’umano.

Quando Leone XIV scelse il nome per il suo Pontificato, tutti gli analisti sottolinearono il richiamo al predecessore Leone XII, il Papa (anch’egli agostiniano) della “Rerum Novarum” (1891) punto cruciale della elaborazione della Dottrina sociale della Chiesa. È infatti la prima enciclica di Prevost si innesta direttamente sulla dottrina delle “nuove questioni” e ne rappresenta una ideale prosecuzione e aggiornamento, 135 anni dopo.

Alla storia della Dottrina sociale della Chiesa sono dedicate molte pagine iniziali, da Sant’Agostino alla Rerum Novarum, al Concilio Vaticano secondo, al Laudato si di Francesco. Si ricordano i principi fondamentali della Dottrina da usare per capire i rischi dell’attuale sfida tecnologica: la priorità del bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà e la giustizia sociale. Ma soprattutto la «dignità dell’uomo». Con questi principi si deve misurare la diffusione dell’AI e i suoi rischi di disumanizzazione.

L’approccio possibile della Chiesa al tema dell’intelligenza artificiale è inquadrato in modo chiarissimo e dotto in due immagini bibliche: la costruzione della torre di Babele (Genesi 11,1-9) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (Libro di Neemia 2-6). Nel primo caso l’uomo decide di costruire una città e una torre «la cui cima tocchi il cielo», per garantirsi stabilità e potere, con un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. E’ l’uomo che vuole sostituirsi a Dio , punta all’assolutizzazione dell’umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignità delle persone all’efficienza e ambisce a raggiungere il cielo senza la benedizione di Dio.

Opposto l’approccio di Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, chiamato a ricostruire le mura di Gerusalemme. Prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo; poi chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme e, giunto sul posto, esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione.

Forse basterebbero queste due immagini per capire la dottrina di Leone in tema di tecnologia e intelligenza artificiale. Seguire la strada di Neemia e rifuggire dalla tentazione di Babele.

Ma l’Enciclica non si limita a suggestioni bibliche, entra nel merito, analizza, mette “i piedi nel piatto”.

Prima di tutto il Pontefice chiarisce un dubbio che può assalire il lettore ed il fedele: perché la Chiesa si occupa di tecnologia e di intelligenza artificiale? La risposta la da predecessore Leone XIII nella Rerum Novarum: «l’annuncio del Vangelo non può dimenticare la vita concreta dei popoli».

Poi la valutazione attuale sulla tecnologia che secondo Leone può curare, connettere, educare, custodire la casa comune, ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. Quindi «non è neutrale, ma assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa». Il rischio che l’Enciclica sottolinea è quello della “disumanizzazione”, di una tecnologia che assolutizza l’efficienza e dimentica la persona, il volto dell’uomo.  

Il Pontefice non evita valutazioni “politiche” molto lucide: «Il controllo delle tecnologie e delle piattaforme digitali non è appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici “privati” e transnazionali: dotati di risorse e capacità di intervento superiore a quelli di molti governi e per questo più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune».  Più chiaro di cosi.

Ma entra nel merito anche della valutazione “filosofica”: l’intelligenza artificiale non va confusa con quella umana. Gli algoritmi non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non provano emozioni e non hanno coscienza morale, non abitano l’orizzonte affettivo, relazione e spirituale. L’IA non può essere considerata “moralmente neutra”. Può condizionare le singole persone ma anche consolidare schemi ideologici esistenti e stereotipati. Rischia di fare sembrare giusta e normale una visione antiumana.

L’Enciclica propone quindi un approccio “sobrio e vigile” ad un fenomeno in rapidissima evoluzione. Chiede prudenza, verifiche rigorose, e anche un “rallentamento nell’adozione dell’IA che non significa essere contro il progresso ma esercitare una cura responsabile verso la famiglia umana.

Affinché l’IA deve rispettare la dignità umana e per questo devono essere chiare le responsabilità in tuti i passaggi. Servono, secondo il Pontefice, quadri giuridici adeguati vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi ai propri compiti. La stessa proprietà dei dati che tutti noi generiamo non può essere esclusiva di soggetti privati ma deve ritrovare una dimensione pubblica Ma il Pontefice si rivolge anche direttamente a coloro che sviluppano le intelligenze artificiali, che portano su di sé un particolare peso etico e spirituale.  «E’ necessario un nuovo sforzo convergente di responsabili politici, organizzazione dei lavoratori, mondo imprenditoriale e comunità scientifica, per elaborare in tempi rapidi regole adeguate e condivise, anche a livello internazionale». Ma l’enciclica ma ancora più a fondo: «ogni introduzione di automazione e di IA dovrebbe essere accompagnata da scelte verificabili di tutela dell’occupazione». Ce ne è anche per il «Prodotto Interno lordo» parametro di misurazione della ricchezza e del benessere che «deve essere superato», per la «libertà economica» che non può essere assoluta e va sempre misurata sulla dignità dell’uomo e il bene comune. Poi la finanza, con «la rendita da capitale che rischia di sostituire il reddito da lavoro». Si sente la voce di Francesco: «Pochi hanno troppo e troppi hanno poco».

Non mancano riferimenti espliciti al transumanesimo e postumanesimo, correnti di pensiero con il loro approccio all’Uomo potenziato e uomo ibridato; pur interpretando un desiderio di miglioramento della vita e essendo costituiti da filoni di pensiero diversi ed articolati, l’enciclica ne denuncia i rischi: l’essere umano non può essere trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare.

L’enciclica si abbandona poi ad una rassegna di cose grandi fatte dall’uomo: la fondazione della Croce Rossa, la dichiarazione dei diritti dell’uomo, la nascita dell’ONU la convenzione sui rifugiati; ma anche l’opera di figure grandi come Martin Luter King, Nelson Mandela, accanto a molti religiosi.  E poi le grandi opere dell’arte: la Nona di Beethoven, Guernica di Picasso, Schlinder List di Spielberg. Un passaggio destinato a rimanere nella storia e tratto caratteristico dello “Stile Prevost”.

La parte finale dell’enciclica affronta il tema dell’IA nel contesto della guerra, il declino del multilateralismo, la necessità della diplomazia, un contributo ai temi della contemporaneità.

La sintesi è al paragrafo 233: «Invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanità che illumina anche il tempo dell’IA. Nessun sistema di calcolo genera un cuore che si consegna, una coscienza che discerne il bene. Il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato».

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