Inchiesta sul voto di scambio, resta l’aggravante mafiosa per Cozzani e altri tre imputati: rinvio al 5 giugno

Genova. Ancora un nulla di fatto e un rinvio al 5 giugno per l’udienza preliminare della costola della maxi inchiesta sulla corruzione che nel maggio 2024 ha portato all’arresto fra gli altri e poi alle dimissioni dell’allora presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Questo secondo filone, coordinato come quello principale dal procuratore aggiunto Federico Manotti e dal pm Luca Monteverde, vede imputate 18 persone accusate per il presunto voto di scambio alle Regionali del 2020: pacchetti di voti dalla comunità riesina verso alcuni candidati della lista Toti. L’imputato principale per l’accusa è l’allora capo di gabinetto di Giovanni Toti, Matteo Cozzani. La procura gli contesta anche l’aggravante mafiosa, come fa anche con i gemelli Arturo Angelo e Italo Maurizio Testa e con l’ex sindacalista della Cgil Venanzio Maurici, considerato referente della comunità siciliana.
Oggi alcuni degli imputati avrebbero voluto chiedere la messa alla prova ma per ottenere il via libera per alcuni sarebbe stato necessario che la Procura scegliesse di far cadere l’aggravante.
La Procura, in un’ottica ‘deflattiva’ di concordare riti alternativi per tutti gli imputati ed evitare un lungo processo, aveva mostrato un’apertura in questo senso ma la scelta di Cozzani e di altri di non patteggiare e andare a dibattimento ha indotto i pm a mantenere integro l’impianto accusatorio.
Tutto rinviato al 5 giugno quindi. In quell’occasione, davanti al giudice Giorgio Morando, dovrebbero essere sei gli imputati a chiedere la messa alla prova (quelli a cui non è contestata l’aggravante), qualcun altro potrebbe patteggiare ma la maggior parte andrà a processo puntando sulla prescrizione dei reati.
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