Intesa Sanpaolo, presentata la ricerca sul settore orafo tra tensioni geopolitiche e caro oro
Intesa Sanpaolo, focus sul settore orafo: export in crescita ma pesa l’incertezza globale
Nel corso di OroArezzo si è tenuto l’incontro promosso dal Club degli Orafi Italia insieme a Intesa Sanpaolo dedicato all’analisi dell’attuale scenario del comparto orafo. Al centro del confronto le trasformazioni dei mercati internazionali, le criticità che interessano aree strategiche come Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti e l’evoluzione delle commodity, con particolare attenzione all’andamento dei metalli preziosi.
A coordinare l’appuntamento è stata Laura Biason. Gli approfondimenti economici sono stati affidati a Daniela Corsini, responsabile della ricerca sulle commodity del Research Department di Intesa Sanpaolo, che ha illustrato il quadro macroeconomico e le possibili conseguenze sui prezzi dei preziosi. Successivamente Stefania Trenti ha presentato i dati relativi al settore orafo italiano, soffermandosi sulle prospettive di sviluppo e sulle principali sfide che attendono le imprese del comparto. Nel corso dell’evento sono stati inoltre condivisi i risultati dell’undicesima indagine congiunta realizzata dal Club degli Orafi Italia e da Intesa Sanpaolo, illustrati da Sara Giusti. A chiudere il confronto, il dibattito con l’intervento di Giordana Giordini, imprenditrice e socia di Giordini Srl.
Dall’analisi emerge come oro e argento abbiano subito un brusco arresto dopo il forte trend rialzista registrato nei mesi precedenti. A fine gennaio, infatti, l’annuncio da parte della Casa Bianca della nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve ha modificato le aspettative dei mercati, poiché la scelta è stata interpretata come un segnale di maggiore rigidità e prudenza nella gestione della politica monetaria rispetto ad altri candidati vicini all’amministrazione Trump. A questo scenario si sono aggiunte le tensioni legate al conflitto in Iran, che hanno ulteriormente accentuato le pressioni ribassiste sul comparto. Il Medio Oriente rappresenta infatti uno dei principali poli mondiali di consumo dei metalli preziosi e il nuovo contesto geopolitico ha inciso sia sulla domanda di gioielleria sia sugli investimenti nel settore. I dati relativi al primo trimestre evidenziano una flessione della domanda mondiale di oro pari al 10% su base trimestrale, determinata dalla contrazione dei consumi di gioielli (-24%) e dal forte ridimensionamento degli acquisti di ETF collegati all’oro (-65%), anche a causa dei livelli record raggiunti dai prezzi di oro e argento.
Per quanto riguarda il comparto orafo italiano, nel 2025 il settore ha mantenuto una buona tenuta sui mercati internazionali. Al netto della Turchia, le esportazioni sono cresciute del 7,6%, con risultati particolarmente positivi verso Svizzera (+27%), Emirati Arabi Uniti (+13%), Hong Kong (+9,7%) e Canada (+111%). Il dato relativo agli Emirati Arabi Uniti, tuttavia, viene interpretato con cautela a causa delle conseguenze del conflitto in Iran, che sta rallentando sensibilmente i flussi commerciali verso un mercato strategico sia come destinazione finale sia come hub di smistamento verso l’Asia. Nel 2025 l’export italiano verso gli Emirati ha raggiunto 1,3 miliardi di euro, segnando un incremento del 64% rispetto al 2019. L’escalation delle tensioni in Medio Oriente sta contribuendo ad aumentare l’incertezza internazionale, con ripercussioni sulla volatilità dei prezzi dell’oro e sulle dinamiche commerciali globali.
Dopo gli incrementi registrati negli anni precedenti, pari al +19% nel 2022, +6% nel 2023 e +4% nel 2024, nel 2025 il settore evidenzia una riduzione del fatturato del 5% e una contrazione della produzione del 13,8%. I primi due mesi del 2026 mostrano un quadro ancora più complesso, con un calo del 10% del fatturato e del 29% della produzione. L’analisi evidenzia inoltre una crescente polarizzazione del mercato interno. Tra il 2022 e il 2024 la spesa media mensile delle famiglie per gioielli e orologi è aumentata dell’89% per il quinto quintile di spesa, mentre è diminuita del 47% tra i consumatori con minore capacità economica.
L’undicesima edizione dell’indagine sulle imprese del settore orafo italiano ha consentito anche di valutare l’impatto del conflitto in Medio Oriente sulle aspettative delle aziende. Grazie all’ampia partecipazione delle imprese coinvolte, è stato possibile delineare un primo quadro delle prospettive per il 2026 e degli effetti della crisi iraniana sul comparto. Rispetto alla rilevazione di dicembre, le aspettative sul fatturato risultano più prudenti: la quota di imprese che prevede una diminuzione dei ricavi è salita dal 34% al 63%. Restano invece sostanzialmente stabili le previsioni sugli investimenti, con il 23% delle aziende intenzionato ad aumentare la spesa in questo ambito rispetto al 30% registrato nella precedente indagine. Un dato che conferma la volontà del settore di continuare a investire per preservare la competitività e affrontare le complessità del mercato.
Tra le principali criticità segnalate dalle imprese figurano il costo delle materie prime, indicato dal 63% del campione, il peggioramento della domanda interna, citato dal 60% delle aziende, e le tensioni geopolitiche, considerate rilevanti dal 53% dei rispondenti. Gli effetti del conflitto in Iran hanno aggravato ulteriormente la situazione, incidendo soprattutto sulla riduzione dei consumi di gioielli (68%), sull’aumento dei costi delle materie prime (43%) e sul rallentamento della domanda internazionale (33%). Per affrontare questo scenario, le aziende individuano come strategie prioritarie la ricerca di nuovi partner commerciali, scelta dal 51% del campione, la revisione dell’offerta di prodotto (38%) e il rafforzamento dell’e-commerce (37%).
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