Islanda, niente UE: al referendum vince il ‘no’ alla ripresa dei negoziati di adesione

31 Agosto 2026 - 16:35
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Bruxelles – Islanda, niente Unione europea. Il referendum indetto per decidere se riprendere il percorso negoziale avviato e lasciato in sospeso da oltre dieci anni dice ‘no’ al ritorno al tavolo delle trattative. I cittadini islandesi chiudono ancora una volte le porte all’UE, probabilmente questa volta in modo definitivo: difficile immaginare, dopo voto popolare, tornare sull’argomento. Dubbi e timori per le cessioni di sovranità prevalgono sui benefici di un’unione con l’Unione, anche se il Paese si mostra diviso sull’argomento: il ‘no’ alla riapertura dei negoziati prevale con il 52,8 per cento dei voti vali espressi. Una maggioranza, certo, ma che lascia dall’altra parte una metà dell’isola di diverso avviso.

A Bruxelles si prende atto, cercando di non fare drammi. Subito dopo la comunicazione dei risultati ufficiali il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, “ha scambiato messaggi” con la prima ministra islandese Kristùn Frostadóttir. Un portavoce riferisce come Costa abbia espresso il “rispetto pieno” della scelta democratica del popolo islandese, pur rendendosi disponibile a rafforzare la cooperazione bilaterale attraverso altri canali. “L’Islanda rimane uno dei partner più stretti e fidati dell’UE, anche attraverso lo Spazio economico europeo (SEE)”, il concetto evidenziato da Costa. Al termine degli scambi di messaggi, riferisce ancora il portavoce, “entrambi i leader hanno espresso il desiderio di continuare a rafforzare le relazioni tra l’UE e l’Islanda”.

La Commissione europea resta silente. La presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, sempre attiva e reattiva sui social, non scrive una parola e neppure una considerazione sull’esito di un voto in cui invece sguazzano le forze euro-critiche ed euroscettiche. Sono innanzitutto gli esponenti italiani in Europa a non perdere occasione per mandare stoccate all’UE: quella dell’Islanda è “una scelta nel segno della sovranità e dell’indipendenza“, commenta Susanna Ceccardi (Lega/PfE). Un commento che ribadisce la richiesta di meno Europa e più potere ai parlamenti nazionali tanto cara agli esponenti del Carroccio.

Una linea espressa, con toni diversi, anche da Nicola Procaccini (FdI), co-presidente del gruppo del conservatori (ECR): “Se un Paese europeo prospero, democratico e aperto al mondo non è convinto che la ripresa dei negoziati di adesione all’UE possa essere la strada giusta, l’Unione europea dovrebbe chiedersi come può rispettare meglio la sovranità e il principio di sussidiarietà“. Per l’esponente di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo non ci sono alternative: “L’Unione europea deve riflettere su questo”, e riflettere anche su come “diventare più efficace e competitiva e concentrarsi con maggiore chiarezza sui settori in cui la cooperazione europea apporta un valore reale”.

Lettura diversa quella offerta da Sandro Gozi (RE): “La pesca ha deciso questo referendum“, sostiene. A suo giudizio, ancora una volta, “gli islandesi hanno avuto paura di perdere la loro grande potenza economica, su cui hanno costruito anche parte della loro identità e della loro storia”. L’europarlamentare dei liberali comunque vuole essere chiaro su un dato: “Per l’Ue è un’occasione persa, ma non la indebolisce“.

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