Italia a rischio estinzione: il grifone

Con un’apertura alare che può arrivare a 2,7 metri e un peso compreso tra 7,3 e 11,2 kg, il grifone è uno degli uccelli più imponenti che attraversano i cieli italiani. Questo grande avvoltoio, scientificamente noto come Gyps fulvus, può vivere mediamente attorno ai 30 anni, con alcuni esemplari capaci di raggiungere anche i 35-40 anni.
Le dimensioni, la longevità e soprattutto il ruolo ecologico di “spazzino” naturale – si nutre esclusivamente di carcasse – hanno contribuito a rendere gli avvoltoi animali sacri o comunque simbolicamente rilevanti in molte culture. Nel Nuovo mondo, ad esempio, popolazioni native come gli Yurok e altri popoli indigeni della costa pacifica considerano il condor un uccello sacro, simbolo di rinnovamento e messaggero tra i mondi. Anche alle radici della cultura classica gli avvoltoi compaiono come tramite del messaggio divino: secondo la tradizione, Romolo e Remo affidarono agli auspici degli dèi la scelta del fondatore della nuova città. Remo vide per primo sei avvoltoi, Romolo ne vide poi dodici; l’ambiguità del responso – la priorità del segno o il maggior numero di uccelli – aprì la contesa che si concluse con la morte di Remo e la fondazione di Roma.
Oggi il grifone non è considerato una specie a rischio a livello europeo, anche grazie alla crescita di alcune popolazioni, in particolare quelle spagnole. In Italia, però, la sua storia recente è molto più fragile. La specie ha conosciuto un declino drammatico nel corso del Novecento: complessivamente, il numero di coppie è diminuito del 96,9% dagli anni Trenta del secolo scorso al 2005.
Tutte le popolazioni italiane, ad eccezione di quella sarda, si sono estinte tra l’Ottocento e il Novecento. Il grifone era storicamente presente sulle Alpi, sugli Appennini e nelle due isole maggiori; l’ultima popolazione a scomparire è stata quella siciliana, estintasi attorno al 1965. È una perdita che racconta quanto rapidamente una specie possa sparire da territori in cui era parte degli ecosistemi e dell’immaginario culturale.
Negli ultimi anni, però, il quadro è migliorato. In Italia il grifone è passato dalla categoria “Pericolo critico” (CR) nella Lista rossa nazionale del 2012 – redatta secondo i criteri dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) – a “Quasi minacciata” (NT) nella Lista rossa degli uccelli nidificanti in Italia del 2019. Il miglioramento, come argomentano dalla Lipu, è legato soprattutto ai progetti di restocking della popolazione sarda e alle reintroduzioni realizzate in Friuli-Venezia Giulia, negli Appennini centrali, in Calabria e in Sicilia, che hanno permesso alla specie di rioccupare parte dell’areale originario.
Attualmente il grifone è presente in Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Appennino centrale e meridionale, Sicilia. Nidifica soprattutto tra il livello del mare e i 500 metri di quota, ma può raggiungere i 1.200 metri in Friuli-Venezia Giulia e i 1.550 metri nel Lazio.
La popolazione italiana è stimata in 500-740 individui, per un totale di 165-175 coppie: circa 40 in Sardegna, 45-50 in Friuli-Venezia Giulia, 45-50 negli Appennini centrali, 5 negli Appennini meridionali e 30 in Sicilia. Il trend appare in aumento negli ultimi decenni, ma i numeri restano piccoli e frammentati, dunque vulnerabili.
Le minacce, del resto, sono ancora numerose. La prima riguarda la riduzione delle risorse alimentari, legata alla trasformazione dell’allevamento del bestiame da estensivo e brado a semintensivo e concentrato in strutture zootecniche. Meno carcasse disponibili sul territorio significa meno cibo per una specie che dipende da questa risorsa.
A questo si aggiunge l’avvelenamento indiretto, causato dai bocconi avvelenati utilizzati contro volpi e cani randagi, e quello dovuto alla presenza di residui farmacologici nelle carcasse. Un ulteriore fattore di rischio è il saturnismo, cioè l’avvelenamento da piombo collegato al munizionamento impiegato nell’attività venatoria.
Quest’articolo fa parte di “Italia a rischio estinzione”, la rubrica settimanale a cura di Margherita Tramutoli aka La Tram per esplorare gli impatti sul territorio italiano della sesta estinzione di massa in corso a livello globale.
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