Italia, Malagò: "Stiamo parlando con Guardiola. C'è un budget, ma per lui si può fare un'eccezione"
Il presidente della Federcalcio parla del nuovo ct e non solo.
Pep Guardiola non è solo una suggestione ma un obiettivo concreto per la panchina della Nazionale, Giovanni Malagò conferma: "Stiamo parlando".
Il nuovo presidente della FIGC ne ha parlato in un'intervista a Cronache di Spogliatoio, in onda in versione integrale a partire da mercoledì 22 luglio.
Nelle anticipazioni, il numero uno federale racconta come ha convinto Paolo Maldini a diventare direttore tecnico e presidente del Club Italia, assistito da Leonardo, ma soprattutto si è soffermato sulla questione nuovo commissario tecnico.
COME MALDINI E LEONARDO PROVANO A CONVINCERE GUARDIOLA
COME HA CONVINTO MALDINI
Si parte proprio dall'arrivo di Maldini, Malagò spiega:
"Ho capovolto la clessidra. Quando sono stato eletto sono andato a guardare i ragionamenti fatti finora, peraltro non per forza sbagliati, e cioè che il presidente federale si assume da solo la scelta del commissario tecnico con quello che volevo e doveva essere il mio primo obiettivo.
Durante la campagna elettorale ho sempre detto a Paolo che poi l'avrei chiamato: mi diceva di chiamarlo, ma nulla di più. Sapevo quanto fosse particolare la gestione della persona e del personaggio: il capello lo si spacca in due, poi in quattro e via dicendo. Molte delle sue domande richiedevano uno studio. Si può indovinare il commissario tecnico, come pure lo si può sbagliare. Però prima vanno sviscerate delle tematiche: ho impegnato due settimane, poi ci siamo abbracciati con lui e Leonardo".
LEONARDO
Proprio l'arrivo di Leonardo è stata una sorpresa per molti:
"Per me no - risponde Malagò -. Sono due facce della stessa medaglia: uno parte con un'idea e l'altro la sviluppa. Sono partiti a mille all'ora, sono andati subito a Coverciano, dove hanno cominciato a rivoluzionare qualcosa di formidabile ma molto statico. Da lì parte tutto il concetto della filiera".
"STIAMO PARLANDO CON GUARDIOLA"
Il presidente federale Malagò poi parla del commissario tecnico e conferma il tentativo per Guardiola, per cui si possono anche fare eccezioni al budget:
"Se tu scegli un direttore generale, un amministratore delegato e gli dai un incarico e magari lui ha vinto le sue non resistenze, le sue riflessioni che potevano essere potenzialmente contrarie perché questa parola gli ha dato fiducia, tu non puoi arrivare lì e dici: 'Prendiamo Mario Rossi o prendiamo Giorgio Bianchi'. Questo nome deve essere frutto di qualcosa che hai in comune.
Ci sono anche degli aspetti finanziari, aspetti di budget. Sul breve/medio insomma, insomma, dire che c'è da stringere i denti e la cinghia è dire poco. Però si son fatte delle eccezioni. Delle eccezioni che ad esempio possono riguardare il nome che, diciamo, in queste ore è così prepotente. Guardiola? Sì. Eccezioni per ovvi motivi che non sto qui a spiegare.
Non è detto che questa cosa vada in porto, però credo comunque che sia stato giusto e importante aprire un dialogo e tenerlo vivo, tenerlo caldo. Non è assolutamente una mancanza di rispetto nei confronti di altri soggetti. Perché sugli altri soggetti il confronto è già partito. Poi uno può puntare su qualcuno che sia - consentitemi - a livello generazionale più di un'altra scuola, chiamiamola recente. Entriamo nel campo soggettivo".
NON CI SONO SOLO MANCINI, PIRLO E GUARDIOLA
Il campo dunque va ristretto solo a nomi come Roberto Mancini, Andrea Pirlo o Pep Guardiola? Malagò spiega:
"No, nel modo più assoluto non va ristretto proprio perché se si ragiona su un profilo i nomi di cui si parla rientrano nell'ambito di queste categorie di profili".
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