Juventus, poco gioco e pochissima autostima. Woltemade e Kolo Muani funzionano solo insieme: perché Spalletti non li mette dall'inizio?

16 Ottobre 2026 - 00:25
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I bianconeri non brillano ma vincono in rimonta in Spagna, trascinati dai due attaccanti.

Una vittoria da accogliere con soddisfazione, sollievo. Perfino con allegria e addirittura gioia sfrenata, considerando il goal arrivato all’ultimo respiro e dimenticando che il Celta Vigo ha più dominato che subito.


La Juventus di Spalletti oggi è questa: una squadra con poco gioco e pochissima autostima. Ma anche con una gigantesca carta jolly che l’allenatore si ostina a non calare dall’inizio: le due punte assieme.


Perché forse è vero che non si tratta di due 9, due centravanti puri; ma insieme offrono un rendimento dignitoso e goal preziosi. Separati, no. Basterà il responso dell’Europa League per (ri)vedere i goal di Kolo Muani e Woltemade insieme anche in campionato?

Prima di rispondere, un po’ di commenti sui singoli. Incolpevole sul goal, Vicario è stato impegnato ben poco nel resto della gara. Kalulu, assente ingiustificato proprio nell’azione del vantaggio spagnolo, poi non ha certo brillato, seppure nell’opacità generale. La grinta non è tutto, la fascetta tra i capelli non basta per diventare... Nesta: stavolta anche Gatti è sembrato confuso, impreciso e sottotono. Tre aggettivi anche per Kelly: disorientato, nervoso e falloso. Subentrati a metà ripresa, Bremer e Lucumì hanno iniettato un po’ di tranquillità.

Ecco il centrocampo. Traslocato in periferia, sulla fascia destra, anche McKennie non ha nobilitato la fascia da capitano. Se l’è cavata forse Sarr, ma nel perimetro di giocate scolastiche e iniziative appena sufficienti. Strampalato invece l’apporto di Koopmeiners, che andrebbe proposto (come ultimo tentativo) da difensore, perché a centrocampo è ormai accanimento terapeutico, anche se poi ha messo a referto il cross del pari di Woltemade. Sbiadito e ancora in crisi di autostima, anche Cambiaso si è impegnato – nulla da dire, in questo senso – ma la brillantezza è un’altra cosa.

Conceicao ha aperto il caso della serata al momento della sostituzione: nervoso, ha bisticciato con un componente dello staff spallettiano ed è poi andato dritto sotto la doccia, anziché restare in panchina. Il “fuoricampo” mette in secondo piano il campo, che non era stato granché. Anche Alajbegovic si è sbattuto con impegno, ma assolutamente senza profitto. Così il migliore è stato Woltemade, anche a prescindere dal goal, peraltro regalato dall’ex viola Marcos Alonso. A dispetto dei tormentoni (“non è un centravanti”), il tedescone è stato un autentico e proficuo punto di riferimento offensivo, malgrado qualche scelta approssimativa. E quando nell’ultima mezz’ora gli ha dato una mano Kolo Muani, l’impressione delle ultime uscite bianconere si è rafforzata: perché Spalletti ignora i due insieme, dall’inizio?

Il punto interrogativo non è isolato. Ce ne sono altri, di interrogativi: per esempio, come sta la Juventus oggi dopo un anno di Spalletti? Gli ottimisti lasciano la risposta in sospeso. I critici, delusi, non vedono differenze né miglioramenti rispetto alle gestioni precedenti: la Juve di oggi è come quella di ieri con Tudor e l’altroieri con Thiago Motta. Ma poi qui il punto esclamativo l’ha cancellato Kolo Muani, con il goal del 2-1 che trasforma la sofferenza in gioia, la notte tempestosa in arcobaleno. In una frase: la sconfitta in vittoria.

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