Zelensky: “Starlink limitato nella velocità, segnali dagli USA di un suo ripristino”

16 Ottobre 2026 - 23:35
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Bruxelles – Starlink non è stato disattivato, ma ne è stata limitata la velocità e ci sono segnali di un suo ripristino. La rassicurazione arriva dal presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, davanti ai giornalisti che riempiono la sala delle conferenze stampa al palazzo del Consiglio. Arrivato ieri (15 ottobre) a Bruxelles per incontrare prima il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e poi per tenere una serie di bilaterali con i leader UE a margine del Vertice europeo, Zelensky oggi (16 ottobre) ha partecipato a una parte della riunione del Summit. “Al suo arrivo nella sala ha ricevuto l’applauso dei leader”, fanno sapere fonti europee. E lui, in conferenza stampa, conferma di aver sentito il sostegno dei capi di Stato e di governo dei Paesi dell’Unione europea. Ma prende anche atto della necessità che continui ad essere concreto, perché il prossimo anno di guerra costerà 155 miliardi di euro.

“Dai colleghi europei ho ricevuto solo sostegno. Ne sono grato, comprendono la posizione dell’Ucraina”, assicura in conferenza stampa, quasi per provare a scacciare le paure dell’allontanamento del partner a stelle e strisce dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di sospendere le sanzioni contro la Russia per ripristinare gli acquisti di gasolio russo. 

Gli europei sono al fianco di Kiev dall’inizio, ma il prestito da 90 miliardi per il biennio 2026-2027 rischia di coprire molto meno dei due terzi del fabbisogno che era stato preventivato. Il problema impellente è dunque quello della spesa. “Il prossimo anno la guerra costerà 155 miliardi di euro. E abbiamo bisogno di almeno 70 miliardi di euro in più da parte vostra: per la difesa, per gli armamenti e per la nostra resilienza”, spiega il presidente nel suo intervento ai leader. A suo dire “una cifra realistica” che chiede agli europei di trovare. “Ci aiuterà a contenere la Russia”, continua. A ciò si collega la questione della produzione dei droni. “Ci sono alcuni fatti molto semplici. Grazie ai droni, riusciamo a fermare la maggior parte degli attacchi russi lungo la linea del fronte. Con queste tecnologie interrompiamo le linee di rifornimento russe. Inoltre, i nostri droni contribuiscono a indebolire l’economia di Mosca”, spiega. “Al momento, potremmo produrre una quantità di droni da due a tre volte superiore, a seconda del tipo. Ma molto semplicemente non abbiamo fondi sufficienti“, osserva.

Un tema, quello finanziario, dal cui tavolo non dovrebbe uscire la discussione sull’uso dei beni russi immobilizzati. Nei suoi incontri bilaterali di ieri, giudicati “produttivi”, con il re dei belgi, Filippo, e il primo ministro belga, Bart De Wever, Zelensky ha sollevato il tema degli asset russi. Il Belgio detiene la maggior parte degli asset russi immobilizzati in Europa. “Sappiamo chiaramente che vogliono gli asset indietro”, spiega Zelensky, aggiungendo che l’Ucraina dovrebbe “ricevere gli asset o una loro parte” prima che la Russia riesca a farlo.

Oltre ai vertici del Belgio, Zelensky ieri ha avuto bilaterali con il presidente della Francia, Emmanuel Macron, la prima ministra della Danimarca, Mette Frederiksen, il primo ministro della Polonia, Donald Tusk, il primo ministro dell’Ungheria, Péter Magyar. E oggi a tutti i Ventisette, Zelensky ha evidenziato l’esigenza “di un solido pacchetto di sanzioni dell’UE. Il 22esimo” perché “abbiamo bisogno di sanzioni concrete contro ogni azienda e ogni persona coinvolta nella produzione di missili balistici, sistemi di comunicazione avanzati e droni russi, nonche’ contro coloro che sono coinvolti nel sistema finanziario russo”. Su questo punto è intervenuta a fine dei lavori anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sottolineando che “è stato fondamentale essere chiari sulle sanzioni, e non fare passi indietro nel confermare il nostro sostegno all’Ucraina”.

Rispetto alla situazione dei satelliti Starlink, depotenziati dall’amministratore delegato di SpaceX, Elon Musk, il presidente chiarisce che “Starlink non è stato disattivato, ma ne sono stati ridotti i limiti di velocità“. A causa di questa restrizione, “non siamo più stati in grado di abbattere alcuni droni Shahed” e, dunque, per Kiev si tratta della perdita di “uno degli strumenti a nostra disposizione per proteggere la popolazione civile”. Una situazione “molto dolorosa e spiacevole”, commenta. Zelensky scandisce che “si potrebbe pensare che l’Ucraina utilizzi Starlink per condurre attacchi in profondità contro la Russia, ma non è così”. L’Ucraina “usava Starlink per intercettare i vettori che colpiscono i civili e le  infrastrutture, uccidendo le famiglie”, e, in secondo luogo, “per attacchi a medio raggio contro obiettivi militari”. Ora “non siamo più in grado di farlo”. Ma c’è una nota di speranza: “Il nostro Ministero della Difesa è in contatto costante con le controparti, e i miei interlocutori mi hanno riferito che dalla Casa Bianca sono giunti segnali riguardo a un possibile ripristino di tali funzionalità“. Ad ogni modo, Kiev cerca di guardarsi attorno rispetto a Washington, anche se la collaborazione con altri Stati europei per la possibile sostituzione dei servizi offerti dai satelliti Starlink non significa “una sostituzione completa”, bensì di un lavoro “con alcuni Paesi, tra cui la Francia, per ottenere capacità aggiuntive”.

Al Consiglio europeo Zelensky ha rinnovato la richiesta di più missili Patriot, il sistema missilistico terra-aria a lungo raggio progettato per la difesa aerea e antimissile. Prima della guerra in Iran, gli Stati Uniti erano il maggior fornitore dell’Ucraina, ma a causa dell’apertura di un nuovo fronte hanno ridotto le vendite, mentre Kiev ne ha bisogno per affrontare il prossimo inverno. “Gran parte dei missili PAC-2 e PAC-3 viene attualmente inviata in Medio Oriente e non è un mistero che, al momento, non siamo la priorità per le forniture“, osserva Zelensky. “Parlando del pacchetto per l’inverno, parliamo di intercettori PAC-2 e PAC-3, e i miei omologhi europei hanno ricevuto da me l’indicazione delle necessità minime indispensabili”, puntualizza evidenziando che in Europa ci sono abbastanza intercettori PAC-2 e PAC-3 affinché l’Ucraina superi questo inverno. “In base ai numeri che ho indicato di voler ottenere per questo periodo invernale, l’Europa questi numeri ce li ha”.

Infine, l’elefante nella stanza: il presidente degli Stati Uniti. Quando i cronisti ricordano a Zelensky che di recente Donald Trump ha affermato che è più facile trattare con il presidente russo Vladimir Putin piuttosto che con lui, il presidente ucraino sorride e ricorda di aver “avuto un paio di incontri con il Presidente americano” e di aver trovato “sempre argomenti di discussione su cui prendere decisioni“. E rincara: “Io difendo esclusivamente gli interessi dell’Ucraina e del suo popolo. Siamo stati attaccati, siamo stati occupati, la nostra gente è stata uccisa”. E “per quanto la Russia voglia limitare i nostri diritti, è evidente che abbiamo il diritto di difenderci; è un principio sancito, e noi lo faremo. Resteremo a testa alta, ma la priorità è porre fine alla guerra”, prosegue. Per il presidente ucraino “la priorità sono i negoziati, eppure al momento Putin non cerca alcun tipo di negoziato”. E non c’è un’altra possibilità. “Ora stiamo resistendo e combattendo. Qual è l’alternativa? L’annientamento”, ma “non tutti lo capiscono perché l’Ucraina resiste ancora”. E non si tratta neanche di concessioni, perché “il Donbass, per i russi, non sarà sufficiente” ad appagare gli appetiti di Mosca. “Putin non cerca alcun tipo di trattativa. Si sta limitando a giochi di parole; tutto ciò appare come una farsa, non come un reale desiderio di chiudere il conflitto. Lui non vuole che la guerra finisca”.

Per Zelensky “è comprensibile che i Paesi della NATO non vogliano un’escalation in questo momento. Si può capire – prosegue – quando si tratta di uno, due o dieci droni, ma la situazione diventerà ben più grave quando si parlerà di missili balistici, missili da crociera e di migliaia di ordigni”. Se si lascia vincere il Cremlino, cosa accadrà? “Venti milioni di cittadini ucraini si riverseranno in Europa perché ci sta distruggendo e costringendo ad andare via“. Infine, risponde con un sorriso a un giornalista che ha chiesto se – di fronte alle incombenti elezioni di Midterm e a un calo nella popolarità -, il presidente ucraino non sia il capro espiatorio di Trump. Un momento finale che ha suscitato le risate della sala stampa.

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