L’8xmille aiuta chi è in difficoltà

«La raccolta dell’8xmille è ancora un fattore molto personale, nel senso che, un tempo, c’erano le Acli, per esempio, che organizzavano punti di riferimento informativi e accompagnavano nella scelta. Oggi, invece, la decisione è affidata al singolo, anche se bisogna ringraziare il Servizio nazionale del Sovvenire che promuove campagne mediatiche e pubblicitarie belle e molto significative». Don Paolo Boccaccia, responsabile del Servizio diocesano per la Promozione del Sostegno economico alla Chiesa cattolica, non vuole «essere catastrofico, ma realista», nell’analizzare l’attuale situazione della raccolta.
La prima domanda, che si pongono molti, è: perché firmare per la Chiesa cattolica?
Perché, firmando per l’8xmille, qualsiasi sia la realtà che ne fruisce, non si aggiunge qualcosa in più alle tasse che si pagano, comunque, allo Stato, ma, nel contempo, si fa una scelta per il territorio, per ciò in cui si crede, per un gesto di solidarietà. E questo è già importante di per sé. Inoltre, il fatto che lo Stato riconosca le confessioni religiose con le quali ha fatto un accordo, dovrebbe già essere un motivo per cui firmare.
Su che cifra si aggira la raccolta per la Chiesa cattolica?
Il rendiconto per il 2025 verrà presentato la settimana prossima nell’Assemblea generale della Cei, ma i dati noti dicono che, per esempio, nella Diocesi di Milano, sono stati impiegati fondi pari a 34.507.682 di euro in 131 progetti. Si va dalla salvaguardia della salute ai servizi educativi, dalla cura pastorale alla tutela del patrimonio artistico, dalla casa alla promozione della giustizia e della legalità. Certo, poi, ci sono i danari utilizzati per garantire uno stipendio ai sacerdoti, con l’esborso di circa 18 mln di euro. Ricordiamo che i 32 mila sacerdoti italiani hanno una retribuzione mensile che varia dai 900 ai 1500 euro al mese.
Quali sono i principi che ispirano la raccolta?
Anche in questo caso si tratta di contesti chiarissimi nei contenuti: coinvolgimento e partecipazione della Comunità, vicinanza e accoglienza delle persone, ascolto delle esigenze e dei bisogni concreti, trasparenza dei dati sulla finalità dei fondi, testimonianza e condivisione dei valori della Chiesa.
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che non si sa dove finiscano i soldi…
È una leggenda, perché gli ambiti nei quali si possono impiegare i fondi dell’8xmille sono stabiliti per legge e perché la trasparenza della rendicontazione è puntuale e specificata, come detto, a livello di ogni Diocesi. Per volere dei Vescovi italiani, si è voluto accentuare soprattutto gli interventi nel settore caritativo che, evidentemente, aiutando le persone in difficoltà, aiutano anche l’intera società. La Chiesa non è ricca in quanto tale, ma è ricca di oratori, strutture, monumenti, opere d’arte, di un patrimonio che va tutelato e restaurato continuamente.
Tutto questo fa bene all’Italia, di qualsiasi fede si sia o non ci si riconosca in nessun credo religioso. Per questo lo slogan della campagna di quest’anno recita «È più di quanto credi»?
Ovviamente. Basterebbe pensare a tutto ciò che ci circonda ogni giorno: mense, rifugi per senza dimora, sostegno a giovani e anziani, a donne sole, ma anche parrocchie che aprono le porte per le emergenze umanitarie e per accogliere gli ultimi, e, come è ovvio, per offrire luoghi in cui esercitare in maniera ordinata e con decoro il culto. Senza dimenticare l’impegno per la cultura. Forse, occorrerebbe anche sensibilizzare, per primi, i cattolici italiani che molto spesso non firmano.
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