La città che non tace

05 Agosto 2026 - 09:20
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La città che non tace
Una serata nella movida (Pexels/Alina Chernii)Una serata nella movida (Pexels/Alina Chernii)

Da Il Segno di luglio/agosto

Con l’estate e le finestre aperte, il rumore della città torna a farsi sentire: traffico, dehors, musica dai locali, impianti di condizionamento. Quello che spesso viene considerato un semplice fastidio è in realtà un problema ambientale e sanitario sempre più rilevante.

Il danno alla salute

Secondo il rapporto Environmental Noise in Europe 2025 dell’Agenzia europea dell’ambiente, oltre 110 milioni di europei sono esposti a livelli di rumore dannosi per la salute; applicando le soglie raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanità, il numero sale a circa 150 milioni. La principale fonte di esposizione è il traffico stradale. Per la Commissione europea, l’inquinamento acustico rappresenta il secondo fattore ambientale di rischio dopo l’inquinamento atmosferico.

«Il rumore è un inquinante particolare», spiega Mario Gregorio Piuri, tecnico competente in acustica e dirigente fisico di Arpa Lombardia. A differenza di altri inquinanti, infatti, i controlli partono quasi sempre dalle segnalazioni dei cittadini. La normativa definisce inquinamento acustico ogni emissione sonora che provoca disturbo, compromette il riposo o può avere effetti negativi sulla salute.

Cosa fare

I limiti fissati dalla legge variano a seconda delle zone e sono più severi nelle ore notturne. Non conta soltanto il livello assoluto del rumore, ma anche quanto una singola sorgente si distingue rispetto al rumore di fondo. Le segnalazioni riguardano soprattutto bar, ristoranti e attività di intrattenimento. Tuttavia, la principale fonte di esposizione resta il traffico, spesso percepito come un elemento inevitabile della vita urbana. In caso di superamento dei limiti, i cittadini possono rivolgersi al Comune, che può incaricare Arpa di effettuare verifiche e imporre interventi correttivi. Più complessi sono invece i conflitti tra vicini di casa, disciplinati dal Codice civile.

Il rumore influisce anche sulla qualità del sonno. Come spiega Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno del San Raffaele di Milano, anche senza provocare veri risvegli i rumori possono generare micro-interruzioni dell’attività cerebrale. Il risultato è un sonno meno ristoratore, con maggiore stanchezza al risveglio e un aumento dell’attività cardiovascolare e del sistema nervoso.

L’organismo può adattarsi in parte ai rumori abituali, ma questo non elimina gli effetti sul riposo. A essere particolarmente vulnerabili sono gli anziani, che già tendono ad avere un sonno più fragile e facilmente frammentato. Per questo il silenzio non è soltanto una questione di comfort, ma un elemento importante per la salute e la qualità della vita.

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