Intervista con Syria ad Adria con “Bellissime”: “Racconto le grandi donne della musica italiana che sono un esempio importante per le nuove generazioni”
“Dopo trent’anni di carriera nella musica lavorare a teatro mi fa sentire in una comfort zone, in una realtà artistica parallela molto gradevole”. Syria, una delle voci più belle della musica italiana, arriva ad Adria (Ro), nell’ambito della rassegna “Tra Ville e Giardini 2026”, con “Bellissime”, in scena giovedì 7 agosto, alle ore 21.30 ai Giardini Zen.
Uno spettacolo tra musica e parole che racconta le interpreti femminili che hanno reso immortali delicate melodie, struggenti ballate, tormentate storie d’amore. Da Mina a Ornella Vanoni, da Patty Pravo a Loredana Bertè, da Gabriella Ferri a Mia Martini, fino a Fiorella Mannoia ed Elisa per la prima volta le epoche storiche della musica italiana vengono narrate attraverso il filo conduttore delle canzoni al femminile, riproposte in veste intima ed acustica da Syria, accompagnata dalla chitarra di Massimo Germini, mentre i testi di Pino Strabioli conducono il pubblico in un percorso fatto di musica, emozioni e memoria.
Proprio nel 2026 l’artista festeggia trent’anni di carriera, iniziata con la vittoria al Festival di Sanremo 1996, nella sezione Giovani, con Non ci sto. Da allora Syria ha costruito un percorso artistico personale, alternando il pop d’autore alla ricerca teatrale e musicale, collaborando con alcuni dei più importanti autori della canzone italiana.

Syria, porta a Tra Ville e Giardini 2026 lo spettacolo “Bellissime”, con il quale da diversi anni sta girando l’Italia. Com’è nato?
“Abbiamo inaugurato “Bellissime” circa un decennio fa e lo abbiamo portato in giro per l’Italia per diverso tempo. E’ un tributo alle donne della musica italiana che hanno fatto la differenza. Poi è subentrato il mio omaggio a Gabriella Ferri, quindi ho lasciato temporaneamente da parte questo spettacolo ma qualche mese fa ci abbiamo rimesso mano conferendogli una veste nuova. I testi e i dialoghi sono di Pino Strabioli, una figura istituzionale, un uomo di cultura, che è stato ed è amico di tante artiste e di tanti artisti, come ad esempio la stessa Gabriella Ferri, quindi il suo supporto nella scrittura è fondamentale. Collaborando da tempo insieme mi conosce ormai così bene che chissà dove potrò arrivare nel raccontare la storia di queste donne incredibili, di queste interpreti, che hanno portato nella musica qualità e tanto altro”.
Tra le interpreti che vengono omaggiate ci sono Ornella Vanoni, Mia Martini, Gabriella Ferri, Mina, Patty Pravo, qual è l’eredità musicale che hanno lasciato, pensando anche alle nuove generazioni di artiste e di cantanti?
“Credo che queste immense donne della musica italiana debbano essere per tutte le nuove generazioni un esempio importante. Nella loro unicità hanno sicuramente dato un senso alle canzoni, con il loro modo di accoglierle e interpretarle, con le loro voci diverse e incredibili, con l’attitudine scenica, quindi parliamo delle interpreti, ma anche delle cantautrici, che sono arrivate successivamente. Le donne per diverso tempo si sono messe infatti al servizio delle canzoni scritte dai grandi autori, poi piano piano si sono fatte avanti e hanno cominciato ad essere più consapevoli e pronte non solo a vivere la musica ma anche a dare un forte contributo personale, dettato dalla possibilità di potersi raccontare scrivendo ed essendo autrici”.

credit foto Maria Chiara Morolli
Ha scoperto qualche aneddoto particolare che non conosceva relativamente alle storie di queste grandi interpreti?
“Ce ne sono diversi e alcuni sono esilaranti. Sono racconti e storie che riguardano queste grandi donne che hanno delle sfumature diverse, quindi ad esempio una Patty Pravo ironica e allo stesso tempo estremamente sicura di sé a tal punto da avere anche la possibilità di mantenere un atteggiamento coerente con se stessa. Il fatto che questa icona della musica italiana ancora oggi in fondo esprima tutto quello che è stata in passato è per me incredibile perché è come se si fosse fermata nel periodo di maggior successo degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta ma conservando quest’aura divina. E io la osservo con gli occhi che brillano. Patty Pravo è magica, ha vissuto tante esperienze nella musica e nella sua vita artistica, quindi da lei c’è molto da imparare e per me rappresenta proprio un’opera d’arte. Ad Ornella Vanoni ho avuto invece la possibilità di raccontare che stavo preparando un tributo a Gabriella Ferri e mi ha incoraggiata ad intraprendere questo percorso. Ci sono artiste che non ho mai conosciuto, come Giuni Russo e Antonella Ruggiero, due fuoriclasse che hanno dato un grande valore alle canzoni scritte per loro”.
Ha citato Ornella Vanoni alla quale ha fatto un tributo con lo spettacolo “A questo punto la voglia la pazzia” …
“Verissimo, è uno spettacolo che ancora portiamo in giro per l’Italia ed è un tributo a quell’album iconico che sembra fatto in Brasile ma in realtà è stato realizzato in una villa dell’Appia Antica. Vinicius de Moraes e Toquinho sono stati prelevati da Sergio Bardotti, che poi ha tradotto tanti loro testi, e portati in Italia perché questa grande star che era ai tempi Ornella Vanoni e una casa discografica importante avevano voglia di lavorare su questo trio, su questo progetto, per far conoscere anche nel nostro Paese le influenze che arrivavano dall’altra parte dell’oceano. Ancora oggi è bello raccontare quel disco che contiene delle canzoni che sono delle vere e proprie poesie di Toquinho e Vinicius de Moraes che raccontano delle storie bellissime”.
In “Perchè non canti più” viene raccontata la parte meno conosciuta di Gabriella Ferri, legata alla famiglia, alla fede, alla sfera privata …
“Attraverso i suoi diari personali è uscito un lato della Ferri assolutamente inedito a cui abbiamo scelto di dare risalto. Su di lei si è detto tanto ma forse entrando nel suo mondo, nei suoi scarabocchi, nei suoi disegni, nei suoi racconti, nelle sue esternazioni c’era una parte ancora più immediata, più bella, più tenera di Gabriella che valeva la pena far emergere, come è stato poi fatto da suo figlio Seva e da Pino Strabioli che hanno pensato che fosse bello far sapere chi fosse davvero questa grande artista”.
Recentemente ha pubblicato il suo nuovo singolo “La storia più bella” che è una celebrazione dell’amore …
“Parla dell’amore per le persone care, del restare insieme a chi si ama anche nelle difficoltà ma è al contempo una dedica alla musica. Non facciamo distinzioni (sorride). Mi guardo indietro e mi accorgo che il senso di appartenenza alla mia vita è dettato proprio da una danza di sentimenti imprescindibili che rivolgo a chi amo profondamente”.

credit foto Maria Chiara Morolli
L’ultimo suo disco “10+10” è uscito nel 2017, poi si è dedicata principalmente al teatro. A cosa è stata dovuta questa scelta?
“E’ partito tutto da un esperimento insieme a Francesco Paolantoni tantissimi anni fa in una commedia di Serena Dandini, “Jovinelli varietà”. E’ stata un’esperienza bellissima, poi ho avuto la possibilità di incontrare Paolo Rossi, grande maestro e artista, che a sua volta mi ha chiesto di affrontare con lui una tournée di quasi cento repliche con “Chiamatemi Kowalski”. Così ho imparato delle cose incredibili, ho vissuto il palco in una maniera diversa rispetto al mondo del pop, ho preso le misure col pubblico, con lo stare in scena, con il raccontarsi, con il silenzio del teatro, con il peso del suo insegnamento quotidiano che di conseguenza è diventato come una bellissima e felice dipendenza. Da interprete ho cominciato a vedere la musica da un’altra prospettiva, quindi non pensare solo ai dischi, al dover stare dentro un meccanismo che comunque va preso con le pinze perché ci sono alti e bassi. Mi sono sentita così accolta in questa realtà teatrale che grazie agli insegnamenti di Paolo Rossi non sono riuscita ad uscirne, sono arrivate altre proposte, ho elaborato l’idea di poter raccontare Gabriella Ferri da interprete quale sono, e continuo a viverla con entusiasmo. Dopo trent’anni di musica che ho festeggiato nel 2026 lavorare a teatro mi fa sentire in una comfort zone, in una realtà artistica parallela molto gradevole dove c’è un rispetto del tempo che passa diverso dalla cadenza di un’uscita discografica”.
Ha preso parte quattro volte al Festival di Sanremo, tornare su quel palco è tra i suoi progetti?
“Assolutamente no, non ho più interesse perché mi accorgo che Sanremo rispetto al passato è diventato un’altra cosa. Tutti giocano dei campionati diversi, quindi non sento l’esigenza di dover bussare, sgomitare e mettermi in fila, preferisco vivere la musica pensando alla possibilità di fare qualcosa di bello attraverso canali differenti”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Beatrice Tessarin
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