La crisi dei chip di memoria mette in difficoltà anche l'Internet Archive
La crisi dei chip di memoria causata dal boom dell’intelligenza artificiale potrebbe mettere in difficoltà anche le piattaforme non-profit che si occupano di fare da memoria storica del Web, come l’Internet Archive (famoso anche e soprattutto per la sua Wayback Machine). Se è vero che le “Big AI” sono a caccia (sempre più aggressiva) soprattutto di DRAM e NAND ad altissime prestazioni, anche il settore degli hard disk meccanici, che in genere hanno un costo al GB più accessibile, sta sentendo la pressione.
Secondo quanto riportato da 404 Media, i drive da 28 e 30 TB, attualmente la soluzione più diffusa per l’archiviazione di massa, sono ormai quasi introvabili oppure venduti a prezzi fino a tre volte superiori rispetto al solito. L’Internet Archive, dicevamo, è tra le realtà che si trovano più in difficoltà per via delle sue enormi dimensioni. Attualmente l’archivio conserva circa 210 petabyte di dati, e continua a crescere di qualcosa come 100 TB al giorno. Il fondatore Brewster Kahle ha definito la situazione “un problema molto reale”, come vedremo non solo dal punto di vista economico.
Anche la Wikimedia Foundation, l’organizzazione che tra le tante cose gestisce Wikipedia, sta affrontando problemi simili. Oltre all’aumento dei costi per hard disk e memorie, la fondazione segnala ritardi nelle consegne dei server e difficoltà nella pianificazione futura degli acquisti hardware. Ma ci sono problemi anche da un punto di vista più pratico e operativo: la diffusione dell’AI ha portato anche alla massiccia adozione di sistemi anti-scraping. L’obiettivo principale è bloccare i bot che raccolgono dati destinati all’addestramento dei modelli AI, ma il risultato è che anche i crawler con finalità storiche o educative vengono sempre più spesso bloccati automaticamente.
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