La diplomazia climatica riparte da Bonn: si cercano accordi finanziari e piani vincolanti in vista della Cop31

09 Giugno 2026 - 12:11
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La diplomazia climatica riparte da Bonn: si cercano accordi finanziari e piani vincolanti in vista della Cop31

Hanno preso il via ieri a Bonn i negoziati internazionali sul clima finalizzati a porre le basi per i futuri vertici globali, in primis per la definizione dell’agenda della COP31 che si svolgerà in autunno in Turchia. Questi incontri dell’Unfccc si configurano come lo snodo tecnico essenziale per tradurre in interventi reali gli impegni assunti all’interno dell'Accordo di Parigi, concentrandosi in particolar modo sull’attuazione dei piani di finanziamento e sulla definizione degli indicatori di adattamento. Durante la giornata di apertura, il segretario esecutivo dell’Onu per il Clima, Simon Stiell, ha lanciato un forte monito definendo la gestione della crisi climatica come l’impresa più ardua e al contempo decisiva mai affrontata dal genere umano. Ha ammesso che la transizione può sembrare «lontana e astratta» per molti, ma ha ricordato che fermare la crisi climatica è la sfida «più difficile ma più importante che l’umanità abbia mai dovuto affrontare». Stiell ha avvertito che gli gli eventi meteo estremi e i costi dei combustibili fossili alimentano l’inflazione, minando la sicurezza. Per preparare la strada verso i futuri vertici, ha tracciato una road map costruitta attorno a tre punti cardine: il primo consiste nello snellire i processi burocratici dell’Onu per i finanziamenti; il secondo nella necessità di sbloccare i negoziati chiave su fondi e adattamento; il terzo è finalizzato ad «avvicinare l’azione climatica all’economia reale» per renderne tangibili i benefici. L’obiettivo ultimo è evitare che il pianeta superi punti di non ritorno climatici irreversibili e letali, promuovendo una cooperazione internazionale solida capace di garantire la prosperità a lungo termine.

Il problema è che nonostante sulla carta si registri un impegno diffuso, in generale, in particolare e nel concreto continuano a prevalere forti elementi di criticità in questi negoziati preparatori per la Cop31 che si svolgerà nella città di Antalya. Come sottolinea l’Italian climate network guardando a quel che avviene a Bonn, è vero che l’agenda di massima è stata approvata dalle delegazioni (un paio di punti sono stati congelati e altri rinviati alle prossime sessioni), ma le divergenze politiche ancora sussistono intatte. E come evidenziano gli esperti del think tank italiano per il clima Ecco, nonostante l’adozione formale e rapida dell’agenda dei lavori da parte dei delegati arrivati nella città tedesca, l’avvio della conferenza ha immediatamente fatto riemergere le storiche e profonde spaccature tra le varie coalizioni negoziali. Se da un lato i tavoli tecnici avanzano speditamente sugli aspetti applicativi dei trattati, dall’altro i nodi di natura puramente politica e geopolitica restano complessi da sciogliere e risentono pesantemente delle forti tensioni internazionali in corso, in primis guerra in Iran e blocco dello Stretto di Hormuz.

Come già si era visto alla Cop30 di Belém dello scorso novembre e anche in appuntamenti precedenti, le nazioni in via di sviluppo e le comunità più vulnerabili sottolineano la necessità di aumentare i finanziamenti contro la crisi climatica e per l’adattamento e inoltre denunciano apertamente il costante mancato rispetto degli impegni finanziari precedentemente assunti e promessi dai Paesi più ricchi e industrializzati. Tali delegazioni richiedono a gran voce lo stanziamento di risorse economiche certe, costanti e accessibili per l’adattamento ai danni ambientali e per la gestione dei fenomeni di perdita e danno già in atto (non a caso gli esperti di Ecco sottolineano che i dati più recenti indicano che i Paesi sviluppati probabilmente non hanno raggiunto l’obiettivo del 2025 di raddoppiare i finanziamenti destinati all’adattamento).

Di contro, le economie più avanzate esercitano forti pressioni affinché tutti i governi adottino senza indugi piani nazionali di abbattimento delle emissioni di gas serra molto più ambiziosi, rigorosi e vincolanti entro la fine del decennio. Resta prioritario stabilire scadenze precise e tabelle di marcia chiare che impongano l’abbandono definitivo dei combustibili fossili e lo stop totale alla deforestazione globale. Il successo e l’efficacia dei futuri accordi climatici dipenderanno interamente dalla reale volontà politica dei leader mondiali di superare la storica e cronica sfiducia reciproca che blocca i tavoli diplomatici. Soltanto la definizione di quadri normativi internazionali che siano limpidi, stabili ed equi consentirà di sbloccare gli attuali stalli negoziali, un elemento indispensabile anche per catalizzare e attrarre i massicci investimenti di capitale privato necessari alla transizione.

Per questo i ricercatori di Ecco sottolineano la necessità di ripensare il modo in cui i processi delle Nazioni Unite sul clima producono risultati: «Gli esperti stanno già articolando il modo in cui lo spazio delle Cop, i processi dell’Unfccc e le più ampie strutture di cooperazione – come coalizioni di Paesi ambiziosi e roadmap tematiche – vengono utilizzati. Se da un lato non tutte le lacune esistenti nella governance globale sul clima devono (né possono) essere risolte esclusivamente attraverso il quadro Unfccc, dall’altro, i processi che ruotano attorno alle Cop e le iniziative complementari possono svolgere un ruolo fondamentale nell’accelerare soluzioni che vanno oltre i confini formali dei negoziati».

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