Dopo le guerre e i disastri: ricostruire con le macerie

Le recenti catastrofi e i conflitti hanno generato enormi quantità di detriti e macerie. Si stima che a Gaza, dove almeno l'80% degli edifici è stato distrutto o gravemente danneggiato, ad aprile ci fossero ancora 68 milioni di tonnellate di detriti create dalla distruzione e dai danni a edifici e infrastrutture, equivalenti a quasi 3.000 navi portacontainer. In media, ogni abitante della Striscia è ora circondato da circa 30 tonnellate di detriti. E durante la “tregua” in corso l’esercito israeliano ha continuato a bombardare e a demolire edifici.
In Libano, la guerra del 2024 ha generato circa 14,5 milioni di tonnellate di detriti e la nuova guerra di quest’anno, derivazione di quella israelo-statunitense all’Iran, sta causando nuove immani distruzioni.
Il terremoto in Turchia e Siria del 2023 ha prodotto circa 210 milioni di tonnellate di detriti. Complessivamente, le macerie derivanti da solo queste tre crisi da sole equivalgono al totale dei rifiuti solidi urbani prodotti annualmente in tutta l'Asia centrale e meridionale. Con l'aumento globale delle guerre (più di 50 attualmente nel mondo) e dei disastri legati ai cambiamenti climatici, ogni anno si generano milioni di tonnellate di detriti. Senza una gestione efficace, le macerie possono sovraccaricare i sistemi di smaltimento locali, ritardare la ripresa e aumentare i costi di ricostruzione.
Il nuovo rapporto/linee guida "From rubble to resource: Guidance for people-centred circular rubble management and reconstruction" pubblicato dall’United Nations Office for Project Services (UNOPS) in collaborazione con Unep, Undp, UN Habitat, International. Labour Organization, RMIT University, KTH Royal Institute of Technology e Habitat for Humanity, evidenzia come le macerie provenienti da disastri e conflitti possano essere utilizzate per aiutare le comunità a riprendersi più rapidamente, ridurre l'impatto ambientale e creare posti di lavoro e opportunità economiche e, a livello locale, fornisce raccomandazioni pratiche per aiutare governi, autorità locali, finanziatori e partner nella ricostruzione ad attuare approcci circolari nella gestione delle macerie e negli sforzi di ricostruzione.
Il nuovo rapporto promuove un approccio circolare alla ricostruzione incentrato sulle persone, in grado di migliorare la salute pubblica, sostenere l'occupazione locale e ridurre i costi di ricostruzione e si propone di supportare i decisori politici e i partner impegnati nella ricostruzione nell'adozione di approcci più sostenibili e inclusivi per la ripresa e la ricostruzione.
Presentando la pubblicazione, il direttore esecutivo dell'UNOPS, Jorge Moreira da Silva, ha detto che «Le comunità che sono sopravvissute al trauma di conflitti e disastri meritano ogni opportunità non solo di ricostruire, ma di ricostruire meglio. Trasformando le macerie da rifiuti in una risorsa, possiamo aiutare le comunità a riprendersi più velocemente, ponendo al contempo le basi per un futuro migliore e più sostenibile.
Il rapporto evidenzia come le macerie possano invece diventare parte della soluzione: «Riutilizzando i materiali provenienti da edifici e infrastrutture danneggiati, le comunità possono ridurre la dipendenza da materiali da costruzione costosi e difficili da reperire, sostenendo al contempo gli sforzi di ripresa locali e riducendo le emissioni di gas serra».
Il riciclo delle macerie non solo apporta benefici ambientali, ma rappresenta anche una scelta economicamente vantaggiosa. Sebbene questa soluzione possa inizialmente costare fino al 27% in più rispetto allo smaltimento in discarica, spesso si rivela più conveniente a medio e lungo termine. Grazie al recupero e al riutilizzo dei materiali, i costi netti si riducono significativamente. Analisi condotte in diversi paesi dimostrano che il riciclo parziale delle macerie può essere fino al 49% più economico del loro smaltimento, riducendo al contempo in modo significativo le spese relative all'acquisto di materiali per la ricostruzione.
Tuttavia, l’UNOPS riconosce che trasformare le macerie in una risorsa non è privo di difficoltà: «Nelle aree colpite da conflitti o disastri, le operazioni si svolgono spesso in ambienti instabili dove le infrastrutture sono danneggiate, le capacità sono limitate e le priorità sono molteplici. La presenza di sostanze pericolose nelle macerie, i rischi per la salute e la sicurezza, le problematiche relative alla proprietà dei terreni e la mancanza di risorse per la valutazione e il trattamento dei detriti complicano ulteriormente il loro riutilizzo. A questo si aggiungono l'assenza di un quadro normativo adeguato, la carenza di competenze tecniche e la mancanza delle attrezzature necessarie per limitare l'impatto ambientale e sociale. Un altro ostacolo è rappresentato dalla scarsa domanda di materiali riciclati. La mancanza di informazioni, la riluttanza culturale, i traumi legati a disastri o conflitti, i dubbi sulla qualità dei materiali recuperati e la concorrenza di materiali nuovi, a volte più economici, ne ostacolano l'adozione».
Ma per l’Onu la questione va oltre la semplice gestione dei rifiuti. Steven Crosskey, direttore Infrastructure and Project Management (a.i.) dell'UNOPS, ha concluso: «Le macerie sono spesso viste come un ostacolo alla ripresa e alla ricostruzione. Queste linee guida ripensano le macerie come una risorsa, fornendo soluzioni pratiche per attuatori, governi e donatori al fine di implementare efficacemente una gestione circolare delle macerie incentrata sulle persone, quale fattore abilitante per una ripresa e una ricostruzione sostenibili».
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