La kermesse di Piantedosi ad Avellino per guardare al 2027 (e fare rete al sud)

27 Giugno 2026 - 06:37
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Chiamarla la “Leopolda di Piantedosi” forse è un po’ troppo, se non altro per lo stile sicuramente più compassato rispetto alla convention renziana. Anche perché la due giorni di kermesse che ha preso il via ieri a Montefredane, in provincia di Avellino, ha sì il sostegno del ministro dell’Interno, che ne è l’ospite di spicco. Ma ufficialmente è organizzata da Stefano Pionati, già parlamentare dell’Udc ed ex direttore di Radio Radio 1, amico del titolare del Viminale sin dai tempi del liceo. Resta evidente, però, scorgendo l’elenco degli invitati e la natura dei panel, l’intenzione di provare a lanciare idee e programmi politici anche col contributo del ministro. A partire dal titolo del ritrovo: “Le iniziative del centrodestra per vincere nel 2027”. Ieri la kermesse si è aperta con gli interventi di alcuni esponenti politici di maggioranza, tra cui l’ex ministro Gennaro Sangiuliano (attualmente consigliere comunale in Campania), il capo delegazione al Parlamento europeo di Forza Italia Fulvio Martusciello, il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa e anche il sindaco di Taormina e leader di “Sud chiama nord” Cateno De Luca. Mentre in serata si è tenuto un panel incentrato sulla Zes unica per il mezzogiorno, con l’ospitata di Luigi Sbarra, sottosegretario con delega al Sud. Sbarra è un “civico”, viene dalla Cisl, si occupa di Mezzogiorno. E la sua parabola viene vista in qualche modo sovrapponibile a quella di Piantedosi, anche nell’ottica di una spendibilità politico-elettorale nell’anno a venire.

Quello irpino potrebbe sembrare un evento banalmente locale (con tanto di aperitivo a base di Fiano di Avellino), ma in realtà nella giornata di oggi è prevista la proiezione di video messaggi dei leader nazionali della coalizione di centrodestra, tra cui dovrebbe esserci anche quello della premier Giorgia Meloni. Prima della gran chiusura, affidata proprio a Piantedosi intervistato dal fido amico Pionati. Il ministro peraltro è reduce dalla trasferta ad Antibes per il vertice bilaterale Italia-Francia in cui ha siglato alcuni accordi con il suo omologo francese Laurent Nunez, con una serie di colloqui su politiche migratorie comuni e controllo delle frontiere esterne dell’Ue. Quella di Avellino, invece, per Piantedosi sarà l’occasione anche per, come recita il programma della kermesse, parlare di come “valorizzare le migliori esperienze amministrative, approfondire le strategie di sviluppo del sud e rafforzare il dialogo tra comunità locali e governo nazionale”. I movimenti di Piantedosi vengono attenzionati soprattutto dalla Lega, in particolare da Matteo Salvini, visto che da mesi (se non da anni) si discute della sempiterna volontà del vicepremier di tornare a occuparsi di sicurezza al ministero dell’Interno. Salvini ha sempre negato di voler “fare le scarpe” al titolare del Viminale. O se non altro, ha sempre negato che avrebbe agito sotto spinta del suo partito. Anche se, nonostante Piantedosi fosse una scelta tecnica voluta dalla Lega, nel corso del tempo ci sono state incomprensioni tra i due. Soprattutto quando la Lega ha alzato i toni affinché si assumesse una posa “più dura” sulla gestione dell’ordine pubblico. E quando per esempio i leghisti hanno con ogni mezzo cercato di reintrodurre nei vari dl in discussione in Parlamento alcune norme dei passati decreti sicurezza dell’epoca salviniana. “Anche perché quella, per noi, resta la bussola da seguire”. In più i continui guai delle Ferrovie, le dimissioni indotte di Stefano Donnarumma (e pure la notizia dell’hackeraggio di Trenitalia) potrebbero indurlo al cambio di ministero.

Ora, che questa “Leopolda irpina” prenda davvero le fattezze di un supporto a un futuro elettorale di Piantedosi, è tutto da vedere. Di certo l’avvicinamento a Fratelli d’Italia, la grande stima di Meloni e la possibile rassomiglianza a parabole come quella di Sbarra (di cui si vocifera una candidatura al sud alle prossime politiche) starebbe nelle cose. Del resto, il ministro ha sempre detto di essere al servizio del paese ma di non avere mire specifiche. Come quando, dopo il pressing di Salvini sul Viminale, sull’ipotesi di lasciare l’incarico fece trapelare un: ne prenderei atto. Qualora, a ogni modo, vogliano candidarlo si sa già come si brinderebbe: Fiano di Avellino per tutti.

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