La popolazione europea è in calo, ma vive più a lungo

L’Europa si trova di fronte a uno snodo storico in cui le dinamiche demografiche cessano di essere semplici proiezioni statistiche per diventare uno dei principali fattori strutturali che plasmeranno il futuro economico e sociale del continente. Tra il calo generalizzato delle nascite e la costante contrazione della fascia di popolazione in età da lavoro, il modello sociale europeo è chiamato a reinventarsi per garantire competitività, tenuta dello Stato sociale e coesione territoriale. In un quadro globale segnato da rapide trasformazioni tecnologiche e geopolitiche, la tenuta demografica dell'Unione Europea rappresenta infatti la condizione essenziale per sostenere l'innovazione e difendere i livelli di benessere raggiunti.
In questo contesto di profonda transizione, la Commissione europea ha pubblicato la sua terza relazione sulla trasformazione demografica nell'Ue, curata dal Centro comune di ricerca (JRC). Dallo studio emerge che la popolazione europea ha raggiunto il suo picco storico: dai 450,6 milioni di abitanti attuali si passerà a circa 445 milioni nel 2050, fino a scendere a 398,8 milioni entro il 2100. Un calo complessivo dell'11,7% che riporterà la popolazione continentale ai livelli degli anni '70, ma con una struttura anagrafica radicalmente rovesciata.
Parallelamente alla contrazione demografica, il rapporto evidenzia il traguardo storico legato alla longevità. L'aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto gli 81,5 anni nel 2024, con la prospettiva per un bambino nato nel 2023 di vivere in salute e senza gravi patologie fino a 75,3 anni. Entro il 2050, quasi un residente su tre avrà 65 anni o più (rispetto al 20% attuale), mentre le persone bisognose di assistenza a lungo termine saliranno da 36 a 48 milioni entro il 2070.
Se da un lato l'invecchiamento accentua la pressione sulle finanze pubbliche e sui sistemi sanitari, dall'altro la Commissione suggerisce di cogliere le opportunità offerte dalla cosiddetta "longevity economy". La domanda di beni, servizi e tecnologie su misura per la popolazione anziana sta infatti aprendo nuovi spazi di mercato nei settori della biomedicina, della domotica e dei servizi finanziari.
Per contrastare la carenza di manodopera, l'Ue indica la necessità di mobilitare il potenziale inespresso interno: attualmente circa il 20% delle persone in età lavorativa è fuori dal mercato del lavoro, con un divario di genere del 10% e 8 milioni di giovani Neet privi di impiego o percorso formativo. Oltre alla valorizzazione dei lavoratori anziani e all'incremento della produttività garantito dall'intelligenza artificiale, la migrazione qualificata da Paesi terzi rappresenta una leva complementare per coprire i fabbisogni dei settori strategici.
A supporto degli Stati membri, l'Unione ha integrato il "Kit di strumenti demografici" del 2023 con una serie di iniziative concrete: dal Piano europeo per l'edilizia abitativa a prezzi accessibili all'Unione delle Competenze, fino ai programmi per contrastare lo spopolamento delle aree rurali. Un impegno politico e finanziario destinato a diventare pilastro centrale anche nella programmazione del prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.
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