La profumeria come arte dell’allusione: i profumi al fico

25 Luglio 2026 - 07:35
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La profumeria come arte dell’allusione: i profumi al fico

I profumi al fico non riproducono un frutto, il latte o la foglia, ma ricreano una sensazione. Dietro ogni fragranza che contiene il fico come nota olfattiva c’è infatti un lavoro fatto di accordi, molecole sintetiche e intuizioni olfattive. Purtroppo il fico, così come lo conosciamo in natura, non si può estrarre e, tantomeno, imbottigliare. Un vero peccato, perché dal punto di vista olfattivo, il fico è un frutto complesso: racchiude la freschezza della foglia verde, la sfumatura lattiginosa della linfa o la dolcezza succosa della polpa matura. Eppure nessuna di queste sfaccettature può essere isolata e imbottigliata, almeno non così come la si sente in natura. Ecco perché i profumieri lavorano per suggestione, combinando materie prime diverse fino a restituire l’impressione complessiva del fico.

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Profumi al fico: una suggestione, non una didascalia

Il fico appartiene a quelle note che si definiscono impossibili, perché non esiste una materia prima naturale in grado di restituire l’odore del frutto o della pianta in modo diretto.

profumi al fico migliori

Foto Courtesy Neydo

Il naso profumiere lavora quindi per allusione, scegliendo i singoli frammenti per poi ricomporli in un accordo. Ecco quindi che il risultato non è una fotografia, ma un’allusione. E anche un’illusione, se vogliamo. Così come il pittore impressionista non dipinge un’immagine didascalica, allo stesso modo il profumiere ricompone le parti del fico grazie a degli accordi.

Ma i profumi al fico non sono l’unico esempio di note che non esistono in natura e che il naso deve ricreare. Il geranio, per esempio, ma anche l’ibisco e la dalia, per fare alcuni esempi, sono fiori non odorosi. Eppure quante fragranze esistono che li riportano nella piramide olfattiva? E poi non ci sono solo i fiori. Anche l’ambra e il muschio, per motivi differenti, non si possono estrarre naturalmente, quindi la profumeria ha imparato a raccontarli con accordi naturali o di sintesi e, nel tempo, sono diventati un codice condiviso.

Perché non si può usare la materia prima naturale: il ruolo dell’IFRA

La ricostruzione della nota fico non nasce solo da un limite tecnico, ma da un limite normativo. L’IFRA – International Fragrance Association, è l’associazione mondiale che stabilisce la sicurezza degli ingredienti che si usano nelle fragranze (ma non solo) e regola le concentrazioni consentite.

Alcune componenti naturali del fico, in particolare i furanocumarine presenti nella linfa e nella corteccia, possono risultare fotosensibilizzanti o irritanti per la pelle. Per rispettare gli standard di sicurezza i profumieri evitano l’uso di queste sostanze, sostituendoli dunque con molecole sintetiche o accordi in grado di restituire lo stesso effetto olfattivo, ma senza i rischi della materia prima naturale.

Come si ricrea l’odore nei profumi al fico

La ricostruzione dell’accordo fico segue un logica precisa. Ogni sfaccettatura della pianta infatti, corrisponde a una molecola precisa.

«A livello tecnico, la nota fico non esiste, ma è una ricostruzione. Per la parte linfatica si usa lo stemone, che dà quella sfumatura verde. Per ricreare il latte di fico invece, si usano i lattoni, mentre gli aldeidi servono a ricreare le sfumature dolci e succose del frutto» racconta Markus Villani, Perfume Expert e Content Creator.

Lo stemone restituisce la parte verde e vegetale, vicina all’odore della foglia spezzata. I lattoni invece, ricreano la componente lattiginosa e cremosa del latice. Infine le aldeidi sono responsabili di quella succosa dolcezza che rimanda al frutto maturo. Dalla combinazione di questi tre elementi nasce l’accordo fico, declinabile in direzioni diverse a seconda dell’aspetto che si preferisce enfatizzare nella fragranza.

«La possibilità di ricostruire il sentore di fico permette di lavorare con gli aspetti più diversi di questa nota: alcuni richiamano la foglia, altri il frutto e taluni anche l’idea del vento che in estate accarezza le foglie. Per me il profumo al fico è quello che ricorda l’estate, quella malinconia di fine agosto, il rumore delle cicale e l’ombra che regala una pianta di fico» aggiunge Villani.

Profumi al fico: il linguaggio condiviso della memoria olfattiva

Riconoscere una nota di fico in un profumo non significa riconoscerne la fedeltà botanica, ma attivare un ricordo. La nota funziona proprio perché richiama un’esperienza condivisa, come un albero in giardino, una vacanza estiva, quella lenta malinconia di fine estate mentre ci si ripara all’ombra di un albero.

«I profumi al fico hanno avuto la capacità, negli anni, di rimanere al di sopra dell’hype o dei trend del momento. Ogni estate tornano nel nostro guardaroba olfattivo come un rituale che segna l’arrivo della bella stagione. Il loro legame con la memoria ha forse aiutato in questo processo: un albero nel giardino di famiglia, una vacanza, una gita in campagna. Indossarli significa, in qualche modo, ritornare a quei ricordi» spiega Angela Gorgoglione, Fragrance Expert e Content Creator.

«La loro unicità risiede nella capacità di raccontare non solo il frutto, ma l’intera pianta: il verde vibrante delle foglie, la linfa lattiginosa del ramo e la polpa dolce e succosa del fico maturo. Questo li rende trasversali, capaci di conquistare sia chi ama fragranze più dolci, sia chi preferisce una freschezza verde ed essenziale» aggiunge Gorgoglione.

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