La rete americana oltre Trump. FdI “chiude le polemiche” e non rinuncia al viaggio a Washington. L’incognita Vance

23 Giugno 2026 - 07:05
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Sopire e normalizzare. Vogliono lasciarsi alle spalle le polemiche con Donald Trump. Insistendo sulla necessità di consolidare l’asse euroatlantico “a prescindere dalla presidenza di turno”. Per questo dentro Fratelli d’Italia, nonostante le forti prese di posizione degli ultimi giorni contro le sparate anti Meloni del presidente americano, vogliono aprire un nuovo capitolo. O meglio, non ci stanno a rivedere i loro piani. Ché, come ha detto ieri la premier in Consiglio dei ministri, lo scontro “non deve influire sui nostri rapporti con gli Stati Uniti”. Già da circa un anno, infatti, il gruppo dei Conservatori europei (Ecr), di cui FdI è il partito egemone, ha fissato uno dei suoi “external bureau” a Washington. Sono quegli incontri gestiti dall’ufficio di presidenza del partito che Ecr in questi mesi ha già tenuto altrove (a giugno, per esempio, ne ha tenuto uno a Riga, capitale della Lettonia. E in passato ne era stato organizzato uno in Danimarca). E che dal 29 giugno al 2 luglio farà tappa proprio nella capitale americana. Ironia della sorte, verrebbe da dire, visto quel che è accaduto tra l’amministrazione americana e il governo italiano dopo il G7 di Evian. Eppure, come detto, non ci sarà alcun dietrofront.

A partecipare dal partito di Giorgia Meloni sicuramente Carlo Fidanza, capo delegazione di FdI al Parlamento europeo. E poi anche Antonella Sberna, vicepresidente dell’Eurocamera. L’evento avrà al centro proprio il consolidamento dei legami “transatlantici”. Un obiettivo ancor più sentito in una fase di profonda instabilità dei legami tra Italia e Stati Uniti. Da questo punto di vista, però, significative sono state le parole pronunciate ieri dallo stesso Fidanza, secondo cui “il rapporto con gli Stati Uniti è solido per ragioni storiche e non può venire meno. E’ fatto di un’interazione culturale, economica, di interessi geopolitici comuni che non possono assolutamente essere intaccati da diatribe che noi riteniamo debbano essere superate. Non a caso Giorgia Meloni ha dichiarato chiusa la polemica con il presidente Trump e non risponderà più a questo tipo di critiche. “La questione per noi è chiusa”. Anche per questo, sebbene la gran parte degli incontri della quattro giorni americana saranno a porte chiuse, fonti di alto livello di FdI al Foglio hanno fatto sapere che ci saranno incontri con esponenti dell’amministrazione Trump. “Anche se sono ancora in via di definizione”. L’incognita, insomma, è se possa esserci lo spazio per un incontro con il vicepresidente JD Vance (o addirittura Marco Rubio: prima della crisi diplomatica era in programma un bilaterale con Antonio Tajani, poi il viaggio del ministro a Miami è stato cancellato ma il segretario di stato resta il più ben disposto nei confronti del governo Meloni). Vance che del resto, poco più di un paio di mesi fa, s’era speso a dire come l’Italia, nel contesto della guerra in Ucraina, fosse stata “di grande aiuto”. Anche se, riferisce un’altra fonte di primo piano del partito meloniano, “non credo ci saranno incontri con il vicepresidente”.

Al di là della grande detonazione della scorsa settimana, il raffreddamento dei rapporti con Trump era nei fatti da tempo. A fine marzo, al Cpac, la conferenza dei conservatori americani, FdI aveva sì mandato dei suoi rappresentanti ma molti erano parlamentari semplici. Segno che fossero già lontani i tempi in cui Meloni interveniva in presenza (nel febbraio 2022) o con un video messaggio (nel 2025). E che quel “sono stato abbandonato” rivolto da Trump alla premier, forse, non fosse legato solo al mancato sostegno italiano nella guerra con l’Iran. A ogni modo il viaggio dei meloniani a Washington non sarà l’unico appuntamento in grado di influire sul termometro delle relazioni con gli Stati Uniti. La nave scuola Amerigo Vespucci stazionerà a New York tra il 4 e l’8 luglio e sarà protagonista della parata sul fiume Hudson per i 250 anni dall’indipendenza americana. A presenziare dall’Italia ci saranno la deputata di FdI Paola Maria Chiesa e dal Pd Stefano Graziano. Ma potrebbero aggiungersi esponenti del governo (ieri circolava il nome del viceministro alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago, sempre forzista). Non vengono escluse altre presenze. Mentre per quel che riguarda i festeggiamenti all’ambasciata americana a Roma il 2 luglio, per adesso è certa la presenza di Tajani (“ci andrò a testa alta”). Mentre Matteo Salvini ha vagheggiato: “Quando saprò la mia agenda ve la comunicherò”. Anche Nordio dovrebbe andarci. E ieri Meloni in Cdm ha invitato anche altri ministri a non rinunciare. Appunto, sopire e normalizzare.

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