Una lezione di Fedriga a Salvini sul pacifismo populista

23 Giugno 2026 - 07:05
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Nella Lega di oggi la frattura non è più tra moderati e radicali, ma tra chi amministra e chi recita. Sabato, dal palco della festa del partito a Carpacco, Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli, lo ha spiegato benissimo: “Vi dico che senza la nostra Marina, senza la difesa del canale di Suez, tutta la nostra logistica e l’economia del Friuli Venezia Giulia, e dell’Italia, legata alla logistica, muore”. E poi: “Investire sulla difesa del nostro paese non vuol dire andare a sparare in giro per il mondo. Vuol dire proteggere le navi commerciali che venivano colpite dagli houthi, amici dell’Iran, impedendo che arrivasse il commercio mediterraneo. Capisco che è molto più difficile come discorso. E’ molto più facile dire: ‘Invece di un fucile costruisco un ospedale’”.

La frase suonava rivolta alla platea leghista, ma il destinatario reale era Matteo Salvini: “Se dobbiamo investire, investiamo in sanità, in scuola, in infrastrutture”, è la filastrocca nasale del segretario. Non si tratta di una differenza di sensibilità ma di due metodi opposti di fare politica. Salvini offre un’equazione morale ripetibile senza pensarci, armi contro scuole, come se il bilancio dello stato fosse un gioco a somma zero. Fedriga offre una catena causale verificabile. Chi amministra un porto, una zona industriale, un sistema di trasporti, sa che la realtà non si lascia comprimere in un’antitesi fra cannoni e ospedali: sa che i due capitoli convivono nello stesso bilancio e dipendono entrambi dalla stessa economia funzionante. Parlare di sicurezza marittima a una festa di partito, senza tradurla in paura del nemico né in pacifismo a buon mercato, richiede una sobrietà che nella Lega non si vedeva da tempo (e forse non s’è mai vista). E’ forse la prova che esistono due leghe sotto la stessa felpa: una che arranca ormai superata da Vannacci sul terreno della pancia, e una che amministra e parla la lingua di chi fa funzionare le regioni del nord. Se la Lega ha un futuro che non passa per la rincorsa permanente al populismo, quel futuro con Fedriga ha già preso la parola.

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