La richiesta italiana di altra flessibilità è indigesta all’Eurogruppo, Paesi Bassi “stanchi” del dibattito
Bruxelles – Malumori in casa Eurogruppo rispetto alla richiesta dell’Italia di ulteriore flessibilità per far fronte alla crisi energetica. La questione di margini in più sarà oggi (8 ottobre) al tavolo dell’Eurogruppo a Lussemburgo, ma non ci saranno conclusioni. Un elemento rassicurante, per lo meno per i cosiddetti Paesi frugali, ma che non basta a raffreddare le paure mai sopite di sperpero delle risorse e aumento del debito. Per questo motivo, alcuni ministri dell’Economia – Germania e Paesi Bassi, da sempre per il rigore, e Belgio – hanno colto l’occasione per rimarcare la loro posizione. Alla fine, l’unico ministro che si mostra più vicino alla richiesta italiana è lo spagnolo.
Il primo a puntare i piedi è lo stesso presidente dell’Eurogruppo, il greco Kyriakos Pierrakakis, che al suo arrivo alla riunione ha spiegato che l’UE deve “proteggere famiglie e imprese preservando le finanze pubbliche e la credibilità delle regole”. Certamente “dobbiamo rispondere alle sfide immediate. Ma dobbiamo essere coscienti che servono riforme per liberare il potenziale di crescita, nel contesto del quadro di regole che abbiamo“. Più nette le parole del ministro delle Finanze olandese Eelco Heinen. “Comincio a essere piuttosto stanco di questa discussione. Ogni volta che si presenta un problema sento sempre la stessa cosa: ‘Modifichiamo le regole fiscali’. Aggiungere debito al debito rende i problemi più grandi. Dobbiamo spendere meno e fare riforme. Fuggire dai problemi non è la soluzione”, ha specificato. Heinen si è detto “contrario a questo tipo di clausole”, precisando che “ci sono possibilità nell’ambito delle regole attuali, ma sono temporanee”. E ha messo in guardia: “A lungo termine, bisogna riportare le cose in ordine. Si torna allo stesso punto: contrarre altro debito non è la soluzione”. Per l’olandese, la questione è “mantenere basso il debito pubblico” così “da essere in grado di affrontare le difficoltà se si presentano”. Mentre “i Paesi che non hanno fatto abbastanza in questo senso non devono poi bussare alla porta dei Paesi Bassi chiedendo: ‘Potete pagare voi il conto?’. Avrebbero dovuto fare di più in passato”, ha affermato.
No dalla Germania del cancelliere Friedrich Merz. “Abbiamo appena rivisto le regole fiscali europee“, ha affermato il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil. “Ma voglio anche dirvi molto chiaramente che la Commissione europea deve affrontare le questioni che preoccupano i cittadini di questo continente, e cioè gli elevati prezzi dell’energia”, ha aggiunto. Contrario anche il Belgio. “Non sono favorevole a modificare le regole, soprattutto in risposta, ad esempio, agli attuali prezzi dell’energia, sapendo anche che si tratta di uno shock dell’offerta”, ha scandito il ministro delle Finanze belga, Vincent van Peteghem. “Penso che, se decidessimo di intervenire in questo senso, qualsiasi misura dovrebbe comunque essere temporanea. Non credo sia una buona idea introdurre una clausola di salvaguardia nazionale per situazioni come questa, legate ai prezzi dell’energia. Ritengo importante che, se si decidesse di procedere, si tratti di una misura temporanea”, ha osservato.
E mentre Paesi con governi dal colore politico più vicino a quello italiano chiudono le porte, a mostrare delle aperture è la Spagna. “Vedremo in che cosa si tradurrà esattamente la proposta, ma siamo aperti a prenderla in considerazione“, ha dichiarato il ministro dell’Economia spagnolo, Carlos Cuerpo. Per Madrid, due sono gli elementi “importanti” da tenere in considerazione: “Le circostanze eccezionali che stiamo affrontando a causa delle conseguenze della guerra in Iran, che da oltre sette mesi incidono sulla vita quotidiana dei cittadini del nostro continente, e la necessità di mantenere tutto questo in un quadro che tenga conto della sostenibilità delle nostre finanze pubbliche”, ha concluso.
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