Le capitali contro i tagli al bilancio UE: “La Coesione non è una semplice redistribuzione”
Bruxelles – Il bilancio pluriennale dell’Unione europea non è solo una partita contabile, ma lo strumento con cui Bruxelles finanzia le proprie priorità e le traduce in interventi concreti sui territori. È questo il messaggio lanciato dalla presidente del Comitato europeo delle Regioni Kata Tüttő e dai sindaci di 20 capitali europee più la città de L’Aia in una lettera aperta – di cui Eunews ha preso visione – indirizzata al primo ministro irlandese Micheál Martin e al presidente del Consiglio europeo António Costa, in vista dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034.
La lettera è firmata dai sindaci di Atene, Bratislava, Bruxelles, Bucarest, Budapest, Dublino, Lisbona, Lussemburgo, Madrid, Nicosia, Parigi, Riga, Roma, Sofia, Tallinn, L’Aia, La Valletta, Vienna, Vilnius, Varsavia e Zagabria. Si tratta delle città da 21 Stati membri dell’UE.
I leader locali avvertono che eventuali tagli alle risorse comunitarie comprometterebbero direttamente la capacità dell’UE di affrontare le principali sfide del continente. A preoccupare gli amministratori è la posizione assunta da sei Stati membri che hanno proposto di ridurre di diverse centinaia di miliardi di euro la quantità complessiva proposta dalla Commissione europea, pari a 2mila miliardi.
Una sforbiciata che, secondo i firmatari, rischierebbe di allargare ulteriormente il divario tra le ambizioni dell’Unione e le risorse necessarie per realizzarle. Il riferimento è anche al rapporto Draghi sulla competitività, secondo cui l’UE avrebbe bisogno di 750-800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi ogni anno entro il 2030 per raggiungere gli obiettivi già fissati su transizione ecologica, sicurezza e digitalizzazione.
Per questo le capitali chiedono “massima trasparenza” sull’impatto territoriale di ogni eventuale riduzione del bilancio. La richiesta arriva in particolare in vista dei negoziati sul prossimo QFP, che dovrà stabilire la distribuzione delle risorse europee per il periodo 2028-2034 e quindi determinare la capacità di finanziamento di numerose politiche comuni.
Al centro della lettera c’è anche la difesa della politica di coesione, che per i firmatari “non può essere considerata un semplice meccanismo di redistribuzione” tra Stati e regioni. Al contrario, sostengono i sindaci, gli investimenti nella coesione contribuiscono a rafforzare il Mercato unico e la competitività dell’intera UE, sostenendo la crescita e la capacità di investimento dei territori.
I firmatari chiedono inoltre che città e regioni mantengano un ruolo diretto nella governance dei programmi europei. La semplificazione delle procedure, si legge nella lettera, non dovrebbe tradursi in un accentramento delle decisioni o in una riduzione degli investimenti destinati ai territori.
Il timore delle capitali è che la ricerca di maggiore efficienza amministrativa finisca per indebolire proprio il livello locale, chiamato a gestire alcune delle principali pressioni che attraversano oggi l’Europa. Dalla crisi abitativa alle infrastrutture, fino alle trasformazioni demografiche, i sindaci rivendicano quindi un ruolo nella definizione e nell’attuazione delle priorità del prossimo bilancio europeo.
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