La scrittura non mente: il grafologo di Inarzo che studia i criminali e smonta i testamenti falsi

22 Maggio 2026 - 18:21
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La scrittura non mente: il grafologo di Inarzo che studia i criminali e smonta i testamenti falsi
Emiliano Pedroni La Materia del Giorno

Emiliano Pedroni vive a Inarzo, da anni organizza eventi culturali nel suo paese e ha scritto diversi romanzi, l’ultimo, Le Tracce Rosse, è arrivato in finale a un concorso è arrivato in finale a “Una storia per il cinema 2024”.

Ma tra le sue passioni c’è quella di guardare come le persone tracciano le lettere su un foglio bianco. È grafologo, specializzato in grafologia giudiziaria, e sta ultimando un corso di grafologia criminologica all’Agif di Roma.
Bastano poche parole per capire che non si tratta di “grafomanzia”. «La grafologia ha un proprio metodo, una propria metodologia di analisi», dice subito. «Il grafologo è un professionista riconosciuto dalla legge, insomma non facciamo le carte».

Il foglio bianco non è vuoto

Il punto di partenza, in un’analisi grafologica, è sempre un foglio senza righe. Non è un dettaglio: le righe preimpostate falserebbero la direzione naturale della scrittura, e la direzione è già un’informazione: «Il foglio bianco», spiega Pedroni, «in grafologia è il silenzio, il non detto. Quando il nero della penna comincia a scorrere, emerge il conscio, ma in una comunicazione silenziosa, perché la grafia non ha voce eppure parla».
Per un’analisi completa chiede tra le dodici e le quattordici righe scritte a mano, più la firma. Le prime righe, dice, vanno prese con una certa cautela: chi scrive tende a essere teso all’inizio, poi si scioglie, e con lui si scioglie anche la scrittura, e lì comincia a emergere l’individualità vera.

La firma è la tua biografia in sintesi

La firma, però, è un capitolo a parte. «A scuola di grafologia ci hanno insegnato a non analizzare mai un documento senza la firma», racconta Pedroni. «Dove la metti, se è a sinistra o a destra, se è attaccata al testo o lontana: è tutto un simbolismo da leggere».
«Max Pulver, uno degli studiosi di riferimento della disciplina, sosteneva che la firma fosse la biografia di una persona in sintesi. Io la mette così: “Quello che scrivi è quello che dici di essere agli altri. Quello che firmi è quello che sei”».
Il punto critico si chiama omogeneità: quando testo e firma combaciano nello stile, c’è integrazione della personalità. Quando sono completamente diversi, qualcosa non torna. «Se il testo è chiaro, leggibile, pieno di curve, e la firma è illegibile e angolosa, allora stai mettendo una maschera, e bisogna capire dove. Una firma difficile da leggere, nella terminologia della scuola di Moretti, si chiama «firma oscura»: non indica necessariamente qualcosa di negativo, ma suggerisce che chi scrive stia occultando una parte di sé».

Le grafie dei serial killer

Tra i casi che porta nei suoi seminari c’è quello di Leonarda Cianciulli, la «saponificatrice di Correggio», che uccideva le vittime e ne usava i resti per fare il sapone. Pedroni la cita non per il macabro della storia, ma per ciò che la sua scrittura mostrava. «Nella grafia della Cianciulli si vedono elementi poco chiari: la compattezza, le lettere molto angolose, le accuminate,  quelle punte che partono dai tratti delle lettere come la t. Qualcosa che fa riflettere.»
Attenzione, però: in grafologia un solo segno non basta mai. «Un segno non è mai univoco. Più segni insieme formano una sindrome, e solo allora si può dire qualcosa con una certa solidità.» È un approccio gestaltico, spiega: «il contesto cambia tutto. La stessa inclinazione della scrittura, verso l’altro, può significare apertura e affetto, ma anche desiderio di ottenere qualcosa, dipende da cosa c’è intorno».

Testamenti falsi e cause ereditarie

La parte più concreta del lavoro di Pedroni si svolge fuori dai seminari, su richiesta degli avvocati. Il caso più frequente riguarda i testamenti olografi, quelli scritti a mano, che vengono contestati dagli eredi. «Un avvocato mi porta un testamento e mi chiede se è autentico. Il mio compito non è raccontare la personalità di chi ha vergato il documento: devo rispondere a una domanda precisa, è vero o falso».
Per farlo ha bisogno delle comparative: firme di origine certa, carte d’identità, atti notarili, patenti. Confronta la grafia del testamento con queste e trae le sue conclusioni in un documento che si chiama parere tecnico motivato.
Racconta un caso recente: un testamento contestato, soldi in eredità, la controparte convinta di averla spuntata. «Ho analizzato il documento e c’erano elementi che mi portavano a concludere che fosse falso. La scrittura era completamente diversa dalle comparative di origine certa. Ho certificato l’apocrifia». L’avvocato ha presentato il parere alla controparte: hanno trovato un accordo prima del processo. «Avevano capito di essere stati scoperti».
Con il Covid, aggiunge, questi casi sono aumentati. Molte persone sono morte in ospedale senza poter formalizzare le loro ultime volontà, e intorno a quei vuoti si sono aperti contenziosi.

Un codice deontologico

C’è un limite però che un grafologo non può superare, spiega Emiliano Pedroni: non analizza la scrittura di qualcuno senza il suo consenso. «Se qualcuno mi porta il foglio di un amico chiedendomi che tipo è, non lo faccio. È deontologicamente scorretto, oltre che una questione di privacy.» I grafologi hanno firmato un codice deontologico: niente analisi sotto banco, niente letture non autorizzate.

Le Tracce Rosse e il cinema

La scrittura narrativa di Pedroni non è separata dalla sua passione: ne è, in qualche modo, il prolungamento. Il suo ultimo romanzo, Le Tracce Rosse, pubblicato da Lampi di Stampa e disponibile anche su Amazon, racconta di Ethan Foster, un uomo che si imbatte in una ragazza disorientata nella Black Forest e da quel momento ricomincia ad avere visioni premonitorie. Sono quelle visioni a guidare la detective Véronique Collins e lo sceriffo Richard Morris sulle tracce di un serial killer che si accanisce su giovani donne. Un thriller, quindi, che abita lo stesso territorio che Pedroni esplora nei suoi seminari: la mente di chi uccide, i segnali che lascia, il modo in cui una traccia, sulla carta come nella realtà, può rivelare chi sei davvero.

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