La sinistra ci ricasca e chiede il “patentino antifascista”, la Camera boccia la boutade estiva dei compagni

Nemmeno la Camera dei deputati è stata risparmiata dalla boutade del patentino antifascista. Ieri sera, durante i lavori di Montecitorio sugli assestamenti di bilancio, la sinistra ha proposto un ordine del giorno per chiedere “il patentino antifascista” come requisito per partecipare alle conferenze stampa nel palazzo legislativo. Che è stato ovviamente respinto dall’Aula. Ma che non spegne il rumore della banalità.
L’ordine del giorno
L’ordine del giorno, presentato dal deputato del PD Andrea De Maria a nome di tutto il gruppo dem, prevedeva una sorta di patentino antifascista per poter partecipare alle conferenze stampa in Parlamento. L’odg chiedeva che se un deputato vuole organizzare una conferenza stampa a suo nome nelle sedi della Camera, lui e i partecipanti devono sottoscrivere una dichiarazione in cui si impegnano durante la conferenza stampa a rispettare i valori della Costituzione e di non promuovere azioni che violano la legge “Scelba” e la legge “Mancino”. Una cosa di per sé esilarante. Che l’Aula ha ovviamente respinto.
Ad oggi le regole interne della Camera, così come quelle del Senato, stabiliscono che le conferenze stampa nelle varie sedi istituzionali possano essere organizzate solo su richiesta di un parlamentare, che ha però piena libertà nello scegliere l’argomento e gli ospiti dell’evento.
La banalità ai massimi termini
Pretendere che i partecipanti a un convegno firmino una dichiarazione del genere è una banalità assoluta. Le leggi in vigore, dalla Scelba alla Mancino, puniscono comunque chiunque violi le norme e si esibisca in comportamenti non consoni. Mai nella storia dei due rami del Parlamento si sono registrati casi in cui si evidenziavano nostalgismi e camicie nere. Ma il tentativo è più sottile e censorio. Seguendo la logica poco logica del Pd e della sinistra, oggi sarebbe impossibile presentare in Parlamento un libro di Renzo De Felice. Che, non a caso, pur essendo marxista, veniva puntualmente aggredito ogni qual volta illustrava i suoi lavori.
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