Occupazione: ecco perché l’Italia cresce più della Spagna. L’analisi di De Luca smonta le “fake” dei fan di Sanchez

05 Agosto 2026 - 18:15
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Occupazione: ecco perché l’Italia cresce più della Spagna. L’analisi di De Luca smonta le “fake” dei fan di Sanchez

Occupazione: ecco perché l’Italia cresce più della Spagna. L’analisi di De Luca smonta le “fake” dei fan di Sanchez

Rosario De Luca, presidente dei Consulenti del Lavoro, in un editoriale su Il Sole24ore mette a confronto i dati occupazionali di Italia e Spagna, dimostrando la differenza qualitativa dei risultati raggiunti e di come il nostro Paese, dall’avvento del governo Meloni, abbia raggiunto livelli di crescita occupazione superiori a quello iberico. Elevato a modello dalla sinistra italiana ma pieno di criticità.

L’analisi di De Luca: “In Italia il lavoro è più stabile”

“Nel primo semestre del 2026 Italia e Spagna hanno raggiunto entrambe il massimo storico degli occupati- scrive De Luca-. Due risultati apparentemente identici che, tuttavia, raccontano storie molto diverse. Infatti, quando si analizzano la composizione dell’occupazione, i salari, i settori trainanti, le tutele reali e la qualità dei rapporti di lavoro, emerge un quadro che merita una lettura ben diversa.
Nel nostro Paese la crescita occupazionale non è stata soltanto quantitativa. Nel triennio gli occupati sono aumentati di circa 1,2 milioni, mentre la disoccupazione è scesa al 5,1%, minimo storico delle serie statistiche“.

“Da noi cresce il tempo indeterminato”

“Ancora più significativo- scrive il presidente dei consulenti del lavoro sul quotidiano di Confindustria- è il fatto che la crescita si sia concentrata prevalentemente nei rapporti a tempo indeterminato e nel lavoro autonomo stabile, con una contestuale riduzione dell’incidenza dei contratti a termine. Parallelamente si sono ridotti gli inattivi e la forza lavoro potenziale, mentre sono cresciute le componenti storicamente più fragili del mercato del lavoro, come l’occupazione femminile, giovanile e quella del Mezzogiorno. Anche la dinamica salariale, pur ancora influenzata dall’inflazione degli anni passati, è stata sostenuta soprattutto dall’aumento del lavoro a tempo pieno e non dalla proliferazione di rapporti precari”.

“In Spagna resta la precarietà e non c’è tutela”

De Luca si concentra poi sulla tanto esaltata crescita spagnola: “La Spagna presenta invece caratteristiche differenti. La crescita occupazionale (+1,5 milioni, disoccupazione 9,9%) è stata fortemente sostenuta dall’immigrazione e si è concentrata nei comparti del turismo, della ristorazione, del commercio e dei servizi alla persona. La riforma del lavoro ha certamente ridotto il ricorso ai contratti a termine, ma una parte consistente della flessibilità è stata trasferita nei cosiddetti fijos discontinuos: lavoratori formalmente assunti a tempo indeterminato che alternano periodi di lavoro e lunghi intervalli di inattività, durante i quali non vengono conteggiati come disoccupati. Peraltro, la tutela reale in tali casi è di fatto inesistente, a differenza del sistema normativo italiano, il che mette tutti i lavoratori in un sostanziale stato di precarietà”.

“Il modello di sviluppo italiano è migliore”

Scrive ancora De Luca sulla differenza occupazionale  tra Italia e Spagna: “Secondo numerose analisi, considerando anche questa platea, il tasso di disoccupazione reale spagnolo risulterebbe sensibilmente superiore a quello ufficiale. Anche sul fronte salariale il recupero del potere d’acquisto appare ancora incompleto. Il confronto evidenzia quindi due modelli di sviluppo. Da una parte un’Italia che continua a fondare la propria crescita su manifattura, costruzioni, investimenti e progressiva stabilizzazione dell’occupazione; dall’altra una Spagna che trova il proprio motore nei servizi a elevata intensità di manodopera, con un contributo decisivo dell’immigrazione e una produttività più contenuta. Due strategie profondamente diverse che non possono essere valutate limitandosi al semplice numero degli occupati”.

 

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