La SLA si può rallentare?

04 Luglio 2026 - 10:02
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La SLA si può rallentare?
Un farmaco sperimentale che blocca una piccola parte di una proteina implicata nella SLA (la Sclerosi Laterale Amiotrofica) promette di proteggere le cellule nervose dai danni di questa malattia neurodegenerativa, e ha dato risultati incoraggianti negli studi preclinici. La scoperta, pubblicata su Nature Aging, potrebbe fornire elementi utili a rallentare il decorso della SLA, una patologia progressiva contro la quale ancora non esiste una cura.. Che cos'è la SLA e quali sono i suoi sintomi. La SLA è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, cellule nervose della corteccia cerebrale o del midollo spinale incaricate del controllo dei movimenti. La SLA comporta una sofferenza via via più grave di questo tipo di cellula e ha come conseguenza una progressiva paralisi. Inizialmente si può manifestare come debolezza degli arti, con impaccio nei movimenti fini, tendenza a inciampare o far cadere oggetti, crampi muscolari dolorosi o rigidità nei movimenti. Con l'avanzare della malattia si perde l'autonomia nei compiti quotidiani, possono insorgere difficoltà nella parola nella deglutizione, fino a problemi respiratori.. Ad oggi non esiste una cura per la SLA, che colpisce in Europa circa 2 persone ogni 100.000 all'anno, e che per il 90-95% dei casi non ha una componente ereditaria. Le terapie approvate disponibili forniscono un supporto modesto per i pazienti.. Una proteina chiave. Tutti i casi, però, hanno qualcosa in comune: l'aggregazione anomala, all'interno delle cellule nervose, di una proteina chiamata TDP-43, che mostra anomalie nella maggior parte dei pazienti colpiti da SLA. Questa proteina risiede di norma nelle cellule nervose ed è essenziale per il loro funzionamento. Tuttavia, in condizioni di stress cellulare, tende ad aggregarsi in una forma tossica all'esterno delle cellule nervose, e proprio il suo accumulo è associato alla morte dei motoneuroni.. Un gruppo di ricercatori dell'Università dell'Arizona si è chiesto se vi fosse una parte specifica di questa proteina all'origine del danno cellulare, così da prendere di mira questa soltanto, senza disturbare il resto e senza rinunciare alla sua di norma importante funzione. Una regione specifica della TDP-43, uguale nell'uomo e nei topi, è stata riconosciuta come potenzialmente responsabile, perché lì si concentrano molte delle mutazioni associate alla SLA.. Obiettivo centrato. Rimuovere questa regione nella proteina in topi con la SLA ha diminuito la morte cellulare causata dalle sue aggregazioni, lasciando però intatte le altre funzioni. A questo punto, gli scienziati hanno usato un farmaco sperimentale, chiamato XL20, capace di agganciarsi alla regione "bersaglio" nella proteina TDP-43, e allo stesso tempo di attraversare la barriera ematoencefalica, un sistema di protezione che blocca l'ingresso, nel cervello, sia alle tossine sia alla maggior parte dei farmaci che si trovano nel sangue. Nei topi, il farmaco ha protetto le cellule nervose e ridotto la debolezza muscolare, oltre ad estendere la sopravvivenza mediana di animali con l'equivalente della SLA di circa una settimana (un tempo considerevole, per gli standard di questi animali). Testato su motoneuroni umani in laboratorio, il composto ha bloccato alcuni degli stessi danni. Secondo gli autori dello studio, è pertanto un buon candidato per futuri studi clinici, e un trattamento precoce potrebbe offrire maggiori opportunità di rallentare il decorso della malattia, che in genere è - all'esordio - molto difficile da diagnosticare.. Inoltre, poiché la proteina TDP-43 è implicata anche in altre malattie neurodegenerative, come una comune forma di demenza chiamata LATE (Limbic predominant Age-related Tdp-43 Encefalopathy) a più lenta progressione dell'Alzheimer, che colpisce una persona su tre dopo gli 80 anni, la scoperta potrebbe avere ripercussioni anche su altri filoni di ricerca..

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