La sovranità dell’IA non è più solo una questione di dati

23 Giugno 2026 - 05:30
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La sovranità dell’IA non è più solo una questione di dati

La sovranità digitale europea sta cambiando natura. Per anni il tema è stato affrontato soprattutto come una questione di dati: dove vengono conservati, in quale Paese, sotto quale legislazione. Con la diffusione dell’intelligenza artificiale, però, la domanda è diventata più complessa: chi controlla davvero le tecnologie da cui dipendono le imprese?

È il nodo al centro del nuovo studio dell’IBM Institute for Business Value, “The Calculus of AI Sovereignty”, secondo cui molte organizzazioni europee stanno adottando l’intelligenza artificiale senza avere una piena visibilità delle proprie dipendenze. Solo il 10% dei dirigenti intervistati nell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) dichiara di comprendere in modo completo le dipendenze della propria azienda in termini di fornitori IA, modelli e infrastrutture. In Italia il dato sale appena al 14%. Allo stesso tempo, il 73% dei leader europei ammette che cambiare il principale fornitore o modello di IA sarebbe difficile. Un paradosso che rischia di diventare strategico: più l’intelligenza artificiale diventa centrale nei processi aziendali, più aumenta il rischio di dipendere da pochi attori tecnologici.

«La sovranità è fondamentale», ha spiegato in una conference call Pietro Montemurri, Senior Vice President e Head of Central Services di Finanz Informatik, la struttura tecnologica che supporta il sistema delle casse di risparmio tedesche. Per un’organizzazione che gestisce l’infrastruttura digitale di un sistema bancario con circa 50 milioni di clienti, la questione non riguarda soltanto la protezione dei dati, ma la continuità operativa. Secondo Montemurri, però, il concetto di sovranità viene spesso interpretato in modo troppo limitato: «Molto spesso è collegato alla sovranità dei dati. Il dato è negli Stati Uniti? È in Europa? Per noi è una visione troppo breve».

La sovranità, infatti, riguarda tutta la catena tecnologica: hardware, cloud, software, modelli di intelligenza artificiale e applicazioni. Avere un’infrastruttura fisicamente collocata in Europa non è sufficiente se il controllo operativo o amministrativo rimane altrove.

La crescita dell’IA sta trasformando la sovranità digitale in una questione di gestione del rischio. Gregory Verlinden, Vice President of Data & AI di Cegeka, ha sottolineato che «la nostra dipendenza dal far funzionare le imprese sull’IA sta crescendo». Per questo, secondo il manager, le aziende devono chiedersi come «tornare ad avere il controllo di questo rischio». Uno dei problemi principali è la mancanza di preparazione interna. Molte imprese non hanno ancora una classificazione adeguata dei dati e faticano quindi a distinguere quali informazioni e quali sistemi richiedano livelli più elevati di protezione e controllo.

La sfida, quindi, non è eliminare ogni dipendenza. Anche l’Europa continua a dipendere da catene globali per componenti essenziali come chip, infrastrutture e servizi cloud. L’obiettivo diventa piuttosto mantenere la capacità di scelta.

Nina Wilhelmsen, Sovereign Hybrid Cloud & AI Business Lead di IBM EMEA, ha distinto tra una sovranità costruita attraverso contratti e una sovranità incorporata nella tecnologia stessa. «Se lo fai a livello architetturale, non devi dipendere dalle persone che stanno eseguendo il contratto», ha spiegato. «Hai piena autonomia: diventi sovrano per progettazione, sovrano per architettura».

Il punto è particolarmente rilevante con l’evoluzione degli agenti IA, sistemi capaci di operare in modo sempre più autonomo. Le imprese dovranno stabilire quali modelli, dati e applicazioni siano davvero critici e dove sia necessario avere maggiore controllo. La strada indicata dal confronto IBM è quindi quella di una sovranità selettiva: non costruire sistemi chiusi e completamente autonomi, ma creare ambienti flessibili, aperti e governabili, con la possibilità di cambiare fornitore o infrastruttura quando necessario. Perché, in un mondo in cui l’intelligenza artificiale diventerà parte dell’infrastruttura economica di base, la vera vulnerabilità non sarà usare tecnologie esterne. Sarà non sapere più da cosa si dipende.

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