La spia russa non è un film. Parlano Federica Onori (Az) e Filippo Sensi (Pd)
Non è fantasia, non è un film. E non si può più parlare di spie russe in Europa e in Italia come di un’eccezione o di un canovaccio per sceneggiatori fantapolitici. Anzi, dice la deputata di Azione e segretaria della Commissione Esteri Federica Onori, presentando l’incontro “La guerra nell’ombra – spionaggio russo e sicurezza europea”, alla presenza dei senatori Filippo Sensi (Pd) e Marco Lombardo (Az), del giornalista del Sole 24 ore Antonio Talia, autore di “La stagione delle spie”, del segretario del Copasir Ettore Rosato e di una rappresentanza dell’ambasciata ucraina: le attività di spionaggio in Italia e in Europa fanno parte di una strategia reale, “stabile e precedente all’invasione dell’Ucraina”; una strategia portata avanti sia con metodi tradizionali sia con strumenti digitali sia attraverso l’attenta disamina delle vulnerabilità politiche presenti nel quadro politico. “L’Italia è un obiettivo dell’intelligence di Mosca in modo continuativo”, dice Onori nei giorni in cui, nel campo largo, l’ex premier m5s Giuseppe Conte afferma che la Russia non è una minaccia per il nostro paese. E dall’elenco di casi fatto da Talia appare in controluce, documenti alla mano, una rete che supera i confini dei singoli paesi, con l’ambasciata russa a Roma come snodo. Di nuovo sembra un film e purtroppo non lo è: il quasi centinaio di agenti sotto copertura, i due ex funzionari dei servizi che vendono informazioni riservate a Mosca in cambio di denaro, i comuni cittadini reclutati su Telegram pronti, per risolvere un problema economico, a camminare lungo il confine sottile tra verità vera e finta verità (fake news). E ancora: giardinieri che proliferano in un’ambasciata al punto da sembrare più numerosi delle piante da potare, addetti militari espulsi e un’inchiesta che lambisce persone ancora in servizio nel settore della Difesa. Importante è anche la molla che spinge ad “arruolarsi” persone che dispongono di informazioni e che attraversano difficoltà economiche o personali, allettate da facili guadagni. La guerra di hacker e satelliti non ha sostituito del tutto, dice Talia, i vecchi metodi: copertura diplomatica, busta di denaro, fonti insoddisfatte. La novità è però quella della “uberizzazione” degli attacchi: reclutamento su Telegram di persone che, per cifre relativamente ridotte e non per ideologia, sono disposte a incendiare, danneggiare, fotografare. Piccola azione, piccola spesa, massimo risultato. Di fronte a tutto questo, dice Onori, non ci si può muovere in ordine sparso. “La protezione dell’Italia dipende dalla capacità di scambiare informazioni e coordinare le risposte con gli altri paesi della Nato e della Ue”. Lombardo auspica che il tema non resti confinato nell’ambito del Copasir e della magistratura: “Il Presidente Conte che dal palco di Napoli parlava di ‘minaccia russa costruita’”, dice, “è lo stesso presidente Conte che, da premier, come ultimo atto prima della caduta del suo governo, ha estradato in Russia, per il tramite dell’allora Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, una spia russa come il Colonnello Korshunov, oggi a piede libero? Il problema non è solo Putin, ma la fragilità delle nostre democrazie liberali e questo pericoloso scivolamento valoriale verso posizioni filorusse”. L’importante è non minimizzare. Il rischio, dice il senatore dem Filippo Sensi, “è l’assuefazione”: “Le interferenze vengono spesso percepite come un rumore di fondo”, invece sono “un’azione deliberata, duratura, quotidiana”. Il resto lo fanno la stanchezza per la guerra in Ucraina e la polarizzazione: ecco che le difese della società si abbassano. “Ma l’Ucraina non è un atrove, è qui”, dice Sensi, e i cyber-attacchi, la propaganda e il reclutamento di fonti fanno parte di una vera e propria “strategia dela pressione” sul sistema europeo.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)